Cosa significa essere, ai tempi del coronavirus, un’azienda di allestimenti, il cui core business è legato a fiere, eventi, mostre e retail? Pambianco Design lo ha chiesto a Matteo Plotini, alla guida di Plotini Allestimenti, realtà fondata a Milano nel 1937, con sede e stabilimento a Corsico (Milano), che si occupa, appunto, di allestimenti di stand, fiere, eventi, arredamento di negozi, punti vendita, uffici, showroom e musei.
“Il 50% dell’anno ci dedichiamo agli allestimenti – esordisce Plotini -, per il resto l’attività si concentra su arredamenti su disegno, dal locale alla moda fino al museo, passando per il negozio”. Esemplificativa la collaborazione nel restyling del Camparino lo scorso anno. “Per questo motivo – prosegue – siamo stati colpiti in maniera drammatica dal lockdown”. Per Plotini, infatti, oltre alla perdita dei due mesi di attività per la chiusura, la criticità maggiore è stata la tempistica del blocco “proprio quando stavamo preparando le fiere principali, tra le quali il Salone del Mobile, attività iniziate ma che non abbiamo mai potuto consegnare”. “La cancellazione di tutte le fiere fino a dicembre – aggiunge l’imprenditore – ha impattato in modo molto duro sulla nostra attività, così come la loro conversione in digitale in attesa della versione ‘fisica’ posticipata agli anni successivi”.
Il grosso problema per Plotini sono le “prospettive”: “Non ci preoccupa solo ciò che è già andato perso, ma quello che succederà”. Attualmente, l’attività della società, che ha una sede complessiva coperta di 6mila metri quadrati, di cui 3mila di produzione e altrettanto di magazzino di stoccaggio, si concentra su richieste di clienti relative al rifacimento degli showroom per ospitare le presentazioni delle nuove collezioni in forma privata ai clienti, o su qualche progetto di arredamento. Commesse che, però, non riescono a raggiungere i livelli pre blocco. Gran parte delle aziende di allestimenti ora si è specializzata nella produzione di divisori in plexiglas e di quanto serva agli spazi pubblici per mantenere il distanziamento sociale, ma Plotini, sebbene si occupi anche di questo filone produttivo, preferisce mantenersi concentrato sul core business. L’azienda negli 80 anni di attività ha collaborato con importanti studi di architettura (tra gli altri Franco Albini, Bianchetti & Pea, Erberto Carboni, Achille Castiglioni, Pierluigi Cerri, Gabetti & Isola, Vittorio Gregotti, Franca Helg, Italo Lupi, Bob Noorda, Giulio Cappellini) nella realizzazione dei loro progetti, in Italia e all’estero.
“La speranza nella Fase2 è che si riattivi il mercato anche grazie allo sblocco dei cantieri – prosegue l’imprenditore -, che i nostri clienti tornino a lavorare e che si riavviino le attività anche per noi di conseguenza”. Plotini ravvede nell’incertezza delle tempistiche di riavvio il principale ostacolo alla programmazione delle attività e alla raccolta di commesse da parte dei clienti. “Non basterà riaprire, tornare a organizzare fiere ed eventi – conclude – bisognerà convincere i clienti, il pubblico a parteciparvi senza paura, a venire in Italia, a Milano nei prossimi sei mesi”.
