Il sentiment degli operatori del settore arredo e design per l’anno alle porte, secondo quanto raccolto dalla nostra redazione, è improntato alla cautela: il 2026 si apre infatti tra segnali di rallentamento, un clima diffuso di incertezza e una fiducia dei consumatori ancora bassa.
Il comparto italiano, posizionato nella fascia alta del mercato e costruito su una distribuzione fortemente internazionale, si trova oggi a confrontarsi con un contesto geopolitico ed economico complesso. Tra i principali fattori di instabilità figurano la crisi del Real Estate in Cina, i dazi e la debolezza del dollaro negli Stati Uniti, la frenata di Germania e Francia – storicamente i due principali mercati di export – oltre alle tensioni in Israele, Russia ed Europa dell’Est. A questi elementi si aggiunge la nuova certificazione BIS in India, in vigore da febbraio 2026, che complica ulteriormente le procedure di accesso a quel mercato.
Un mosaico di criticità che non risparmia nessuno e che richiede, più che mai, reattività, coesione e flessibilità da parte delle aziende. In questo scenario, iniziative come il Salone del Mobile di Riad rappresentano esempi virtuosi di visione collettiva, capaci di aprire nuovi spazi di opportunità anche in tempi incerti.
Sul fronte dei numeri, il quadro resta complesso. Per il segmento consumer, che rappresenta circa il 70% del mercato mondiale – stimato da Bain in 45 miliardi di dollari – si prevede un calo high single digit, compreso tra il 6 e l’8%. Più solido appare invece il comparto contract, che continua a crescere sia nel residenziale sia nell’hospitality, sebbene il segmento legato ai flagship store del lusso mostri ancora segni di sofferenza.
Guardando avanti, il 2026 non sarà un anno di espansione, ma un periodo da gestire con attenzione e realismo, in equilibrio tra prudenza e fiducia, tra razionalizzazione e investimento mirato. Le aziende dovranno sostenere i partner distributivi, limitare i nuovi lanci a pochi prodotti forti e concentrarsi sulla qualità e sulla solidità delle relazioni commerciali.
Sarà un anno in cui serviranno visione, misura e la capacità – tutta italiana – di adattarsi senza perdere identità. Una strategia non orientata alla crescita immediata, ma alla continuità: quella che, in un contesto di instabilità globale, potrà davvero fare la differenza.