Contract, digitalizzazione, posizionamento nell’altissimo di gamma (per surfare ogni genere di crisi). Talenti, che stima di chiudere l’anno con un fatturato di 43-44 milioni di euro, pari a un incremento compreso in una forbice che va dal +45% al +55%, ha ben chiara la strada da percorrere. Nella consapevolezza che quello in corso “non è un anno normale”, Edoardo Cameli, direttore commerciale del gruppo di arredamento outdoor, sottolinea innanzitutto l’importanza dell’investimento realizzato sul magazzino per tenere al riparo l’azienda dalla carenza di materia prima. “Se lo scorso anno il magazzino era di 7 milioni di euro – spiega – oggi può contare su 12 milioni di euro”. Un raddoppio, quasi, per non smorzare l’onda lunga, eccellente, del 2021. Un anno che ha dato grandi soddisfazioni come, del resto, i primi sei mesi del 2022. Oggi, però, “i nodi congiunturali vengono al pettine”. E bisogna avere flessibilità e visione sul futuro. Partiamo da un dato: l’azienda cresce anche dal un punto di vista del personale dipendente: “eravamo in 34 all’inizio dell’anno. Oggi siamo in 52”. La crescita è dunque certificata dai numeri, oltre al fatto che “i mercati esteri compensano la stagionalità” tipica dell’arredamento outdoor. A questo va aggiunto “l’incremento della percentuale di contract sul business complessivo, nonché la digitalizzazione”, fattori che stanno spingendo la crescita di Talenti.

Intanto, a riprova della forza del contract, che ad oggi vale il 30-32% del business, ma che ha l’obiettivo di arrivare al 40% nel 2022 e di crescere ancora nel 2023 fino ad arrivare al 50% dell’attività, il 7 novembre Talenti aprirà a Parigi uno ‘Studio’, progettato da Marco Acerbis, a Place de Vosges: 60 metri quadrati e tre vetrine su strada dove ricevere i professionisti. L’inaugurazione dello spazio avverrà in concomitanza con ‘Equip Hotel’, la fiera di settore di Parigi alla quale Talenti sarà presente. Al suo interno, un’ampia stanza con tavolo e materioteca, due salotti con un mega schermo, dove proiettare i progetti, discutere e lavorare insieme agli architetti, scegliere i materiali.
A crescere sono il mercato europeo (+42%), ma anche tutto l’extra-Ue (+68-70%). Bene anche l’Italia, pur se con percentuali più contenute (+33-34%). “Quello che mi preoccupa – confida Cameli – non è l’andamento dell’azienda, ma la situazione di mercato. Abbiamo investito, incrementato il magazzino. Restiamo, nonostante questo, comunque liquidi. Possiamo dire che la prima parte dell’anno è andata bene, ma ora la visione sulla seconda parte e sul prossimo anno è difficile”.

Se da una parte “vediamo che in generale molti negozi sono vuoti, il mondo del progetto sta vivendo un gran fermento”. E proprio a servizio di questa vivacità va intesa l’apertura dello Studio di Parigi. La città, tra l’altro, dopo la Brexit, è diventata per Talenti, che con la capitale francese ha già una lunga consuetudine, ancora “più centrale”. E’ diventata hub, come poteva esserlo prima Londra, per i progetti internazionali. Londra resterà comunque il secondo step, nel corso del 2023, per un secondo e nuovo ‘Studio’ dedicato al contract. Per passare poi sicuramente a New York, più avanti. Nella Grande mela, intanto, all’inizio del 2023 sarà completata da warehouse di Talenti Usa, dove saranno consegnati gli ordini destinati al mercato americano.
Per affrontare il momento la crisi Talenti ha deciso anche, in realtà da tempo, di posizionarsi sempre più nell’alto o altissimo di gamma. “Una scelta che non avrei mai immaginato di fare anni fa, ma ora le cose sono cambiate, serve la qualità estrema” confida Cameli. Qualità che è anche sostenibilità, “in quanto durevolezza del prodotto nel nostro caso”. Una scelta di posizionamento che comporta anche delle ricadute sul lato della distribuzione: “dobbiamo ricalibrare gli interlocutori”.
