Azienda muranese attiva nella produzione di vetro artistico da 23 generazioni, Seguso Vetri d’Arte guarda oggi a un modello di business che punta al lusso e all’esclusività. Negli anni, l’azienda ha lavorato per numerose case di moda e del design internazionale, consolidando la sua reputazione nel settore. Oggi, con alla guida i fratelli Pierpaolo e Gianandrea Seguso, l’azienda continua a produrre pezzi unici, mantenendo viva l’arte della lavorazione del vetro di Murano, ma sperimentando nuove tecniche e strategie per crescere all’estero, in particolare in USA, che si conferma il primo mercato. Abbiamo parlato degli ultimi sviluppi dell’azienda con Pierpaolo Seguso, designer e amministratore delegato dello storico marchio, che ha spiegato come si stia puntando su lighting e realizzazioni custom made in ambito museale.
Come definirebbe oggi Seguso Vetri d’Arte e quale direzione state seguendo per il futuro?
Oggi Seguso Vetri d’Arte è un’azienda che può contare su maestranze di altissimo livello e che lavora il vetro artistico in molteplici ambiti, sviluppando progetti complessi per architetti, artisti, aziende e istituzioni in tutto il mondo. Parallelamente è un incubatore di nuove idee, tecniche e design. Il nostro obiettivo non è ripetere il passato, ma recuperare quello spirito di innovazione che ha reso Murano un punto di riferimento mondiale. Quella capacità di sperimentare è ciò che vogliamo mantenere vivo anche oggi, con tecniche, collaborazioni e linguaggi contemporanei.

Qual è oggi lo stile che contraddistingue le vostre collezioni?
Definisco il nostro stile contemporaneo. Lo era duecento anni fa e continua a esserlo oggi. Non inseguiamo le mode né costruiamo prodotti pensando esclusivamente alle tendenze del mercato. Preferiamo interpretare il materiale e sviluppare oggetti nuovi, capaci di durare nel tempo. Abbiamo un catalogo molto ampio che comprende illuminazione, complementi d’arredo e sculture, ma non è pensato come una collezione esaustiva: è uno strumento che mostra le possibilità progettuali e diventa il punto di partenza per sviluppare realizzazioni su misura.
Su quali categorie di prodotto vedete le maggiori opportunità di crescita?
L’illuminazione rimane il nostro principale motore di sviluppo. Un progetto lighting è molto più articolato rispetto alla realizzazione di un singolo oggetto e genera un valore economico superiore, perché coinvolge spesso installazioni complesse e personalizzate. Accanto a questo stiamo investendo con decisione nel mondo dell’arte. È un’area sulla quale stiamo destinando tempo, risorse ed energie, attraverso nuove collezioni, mostre e collaborazioni con artisti internazionali.
Quanto pesa il mercato internazionale sul vostro business?
L’export rappresenta la parte predominante della nostra attività, mediamente l’85% rispetto al 15% costituito dal mercato italiano. Gli Stati Uniti valgono oltre il 50% del fatturato e restano il nostro principale mercato di riferimento. L’Italia pesa circa il 10-15%, anche se una parte di queste commesse è destinata a clienti internazionali. Il resto del business è distribuito tra Europa, Medio Oriente e Asia. Siamo una realtà artigianale, ma lavoriamo contemporaneamente su progetti in Francia, Regno Unito, USA, Singapore e altri mercati, confrontandoci quotidianamente con culture e interlocutori diversi.

Quali sono oggi le dimensioni economiche dell’azienda?
Il fatturato complessivo degli ultimi dieci anni oscilla tra i 2 e i 4 milioni di euro, a seconda della tipologia di commesse e della loro durata, perché molti progetti richiedono tempi di sviluppo lunghi. Oltre il 50% del business deriva da realizzazioni completamente custom made, mentre circa il 10% proviene da attività di private label. Si tratta di un modello coerente con la nostra natura: non produciamo grandi volumi industriali, ma manufatti artigianali ad altissimo valore aggiunto. La Seguso Vetri d’Arte impiega oggi 25 persone e circa altrettanti collaboratori esterni, collabora con oltre 50 piccoli fornitori principalmente dell’isola di Murano. Il fatturato previsto per 2026 sarà sulla soglia dei 3 milioni complessivi.
Quanto sono importanti le collaborazioni con brand, musei e grandi studi di architettura?
Sono centrali nella nostra strategia. Abbiamo collaborato con marchi internazionali come Dior, Fendi, Swarovski, Armani, Tiffany, Coach, Blumarine, Reed Krakoff, Kravet, Rubelli e Donghia, sia attraverso progetti private label sia con realizzazioni personalizzate per boutique e installazioni. Parallelamente lavoriamo sempre di più con musei, fondazioni e grandi studi di architettura internazionali, sviluppando interventi per istituzioni culturali e restauri di particolare complessità. Progetti recenti sono stati quelli per The Frick Collection Museum di New York, la National Gallery di Londra e attualmente stiamo sviluppando un progetto per il Museo Yves Saint Laurent a Parigi. Infine realizziamo importanti progetti per hotel internazionali tra cui The Pierre Hotel di New York, i Four Seasons di Madrid, Dubai e altre città, The Hotel de Paris di Montecarlo e abbiamo ora una commessa per il Belmond Cipriani Venezia.
