“Nonostante queste instabilità, l’impatto della guerra sul Salone è stato pressoché nullo per quanto riguarda gli espositori: solo due aziende, una libanese e una indiana, hanno cancellato la propria partecipazione, perché impossibilitati a spedire le merci, oltre a due gallerie emiratine. Eventuali defezioni da parte dei visitatori saranno invece quantificabili solo a partire da oggi, giorno di inaugurazione della 64esima edizione della manifestazione, che sarà aperta fino a domenica negli spazi di Fiera Milano a Rho. E se è verosimile un calo degli operatori in arrivo dal Medio Oriente, le attese sono comunque positive, perché aumenta l’interesse da altre geografie. Merito anche della strategia internazionale perseguita dal Salone stesso, con un intenso programma di roadshow e attività promozionali in mercati chiave, dalla Germania agli Stati Uniti, dal Giappone all’India. D’impatto anche le iniziative di incoming per buyer selezionati, portata avanti da anni grazie al supporto di Ice Agenzia.
Il Salone non è comunque solo business per l’arredamento e il design. Nel sistema economico milanese, il Salone del Mobile 2026 si conferma sempre più una piattaforma internazionale. Non è solo il design a viaggiare globale, ma soprattutto la spesa turistica: dei 255,3 milioni di euro generati complessivamente durante la settimana in Fiera Milano Rho, la quota decisiva arriva dall’estero.
Secondo il Centro Studi di Confcommercio Milano Lodi Monza e Brianza, il 62,4% dei visitatori proviene fuori dall’Italia e produce 179,9 milioni di euro, in crescita del 31,5% rispetto al 2025. Una dinamica che ridisegna gli equilibri dell’indotto: oggi sono i turisti internazionali il vero motore economico della manifestazione.
La loro spesa si concentra in particolare sull’ospitalità, con 80,7 milioni destinati agli hotel (quasi il 45% del totale straniero), seguiti da 52,9 milioni per la ristorazione e 37,4 milioni per lo shopping. Più marginale, ma comunque rilevante, la quota per i biglietti d’ingresso (8,9 milioni). Il profilo che emerge è quello di un visitatore ad alta capacità di spesa, che vive Milano a tutto tondo, tra accoglienza, lifestyle e retail.
Specularmente, si riduce il peso dei turisti italiani. Il 37,6% dei visitatori genera 75,4 milioni di euro, in calo del 12,1% rispetto allo scorso anno. A incidere è soprattutto una minore capacità di spesa, distribuita in modo più uniforme tra alloggio (23,7 milioni), ristorazione (24 milioni) e shopping (22,4 milioni), con una quota relativamente più alta destinata ai biglietti (7%).
Il dato complessivo – oltre 319.400 visitatori (+5,5%) e una spesa media pro capite di 251,7 euro (+8,6%) – conferma la forza attrattiva dell’evento, ma evidenzia anche un cambio di paradigma: la crescita non è più trainata dal mercato domestico, bensì da quello internazionale.
In questo scenario, Milano rafforza il proprio posizionamento come destinazione globale capace di intercettare flussi ad alto valore. Il turismo legato al Salone non è più solo complemento alla fiera, ma leva strategica, sempre più orientata verso un pubblico internazionale che determina ritmi e dimensioni dell’intero indotto.
