Si moltiplicano i progetti per ridisegnare gli ambienti e le funzioni dei centri di cura al servizio dei territori. Con strutture che privilegiano i layout orizzontali e una logica dell’offerta che punta sulla specializzazione.
“Diamo bellezza agli ospedali”. L’invito di Renzo Piano a margine della presentazione dei tre grandi progetti sanitari di Komotini, Salonicco e Sparta, in fase di realizzazione per la Stavros Niarchos Foundation in Grecia, sintetizza la mission per un futuro che è già presente: nei luoghi di cura serve una maggiore attenzione per l’estetica e, dunque, per la scelta di materiali, luci, colori e di layout – oggi sempre più diffusi e orizzontali – che traducano in forma costruita l’idea di uno spazio pensato per rendere meno gravoso (e più efficace) il percorso terapeutico.
I nosocomi greci ideati dal Renzo Piano Building Workshop sono costruiti in legno, un materiale biofilico, riciclabile e anti sismico. L’architetto genovese lo ha scelto anche per l’Arca sull’albero, l’hospice pediatrico di Bologna inaugurato nel 2024, mentre nel centro di chirurgia pediatrica voluto da Emergency a Entebbe, in Uganda, la struttura è realizzata con argilla cruda ricavata dagli scavi delle fondazioni, quasi a voler creare un continuum ideale col territorio circostante. In realtà, nella progettazione sanitaria l’attenzione per il dialogo con il paesaggio ha radici antiche, e si riconduce a un approccio olistico all’esperienza terapeutica già praticata nei templi di guarigione dedicati ad Asclepio, dio della medicina. Non a caso ancora oggi, dal roof garden del nuovo Policlinico di Milano, a firma di Stefano Boeri Architetti, al Parco della Salute che sorgerà nell’area ex Avio-Oval, a sud-est di Torino, dai centri sanitari di Cremona e del Sud Salento di MCA – Mario Cucinella Architects fino al nuovo polo ospedaliero di Andria, su progetto di Binini Partners, Cino Zucchi Architetti e altri, la natura sotto forma di healing garden, parchi e tetti green ispira ormai tutti i maggiori studi di progettazione. Ma c’è dei più: “Se un tempo le strutture venivano pensate e dimensionate in base ai posti letto, ora il fattore guida è rappresentato dai processi clinici che si svolgono al loro interno”, fa notare Stefano Capolongo, architetto e Professore Ordinario di Hospital Design e Urban Health al Politecnico di Milano. “L’emergenza sanitaria da Covid-19, l’invecchiamento della popolazione, il climate change e le tensioni geopolitiche impongono di ripensare la fisionomia degli ospedali in termini di capienza, ma anche di accessibilità, specializzazione dei servizi e integrazione digitale. E l’implementazione dell’intelligenza artificiale, insieme a un approccio più centrato sul paziente, è una delle principali direttrici di questa evoluzione”.
Hospital planner, il nuovo esperto di pianificazione sanitaria globale
Già prima della pandemia, al Politecnico erano stati avviati percorsi formativi e professionali dedicati al tema dell’hospital design: fra le iniziative più rilevanti, si segnala “un master di secondo livello, aperto ai laureati magistrali, gestito da noi in collaborazione con le Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Milano e dell’Università Cattolica di Pavia”, spiega il docente. “L’obiettivo è quello di formare figure professionali con competenze trasversali – i cosiddetti hospital planner – capaci di progettare e gestire strutture sanitarie con attenzione agli aspetti architettonici, ma anche alle esigenze cliniche e gestionali”.
Il PoliMi è anche autore, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, delle “Linee guida per gli ospedali del futuro”, un documento destinato ai territori della Regione Europea che raccoglie principi e buone pratiche per una sanità moderna, resiliente e sostenibile. Dal 2024 (e fino al 2028), inoltre, l’ateneo milanese è Collaborating Centre dell’OMS per la progettazione sanitaria – unico caso fra le università tecnico-scientifiche europee – a conferma dell’importanza della qualità dello spazio fisico dell’ospedale, “inteso come ecosistema di cura che ospita non solo i pazienti, ma anche il personale sanitario”, sottolinea Capolongo. “La degenza media in ospedale dura circa 4,5 giorni, ma chi vi lavora lo frequenta quotidianamente. Per questo gli ambienti devono essere sicuri e accoglienti ma anche ‘belli’, perché la bellezza – come ormai rivela una ricca letteratura scientifica – è un fattore terapeutico che influenza positivamente la salute”.
Moduli riconfigurabili e integrazione con il territorio
Il Politecnico di Milano sta sviluppando studi e ricerche in diverse regioni Italiane per la realizzazione degli ospedali del futuro secondo criteri e strategie di nuova generazione. L’approccio Next Generation Hospital può essere pertanto implementato sul territorio nazionale attraverso nuove progettualità strategiche e ad alto impatto sociale. Nel sono un esempio le attività di supporto allo sviluppo dell’Ospedale Niguarda in qualità di Ospedale Olimpico: quest’ultimo “sarà un hub dedicato agli atleti e all’indotto sportivo e turistico dei Giochi Invernali Milano-Cortina 2026, ma l’intervento prevede anche la creazione di spoke aggregati ai nosocomi di Bormio e Livigno, che saranno dotati di strutture temporanee prefabbricate e riconfigurabili secondo le necessità”, illustra Capolongo. In Italia, dove il 60% delle strutture sanitarie ha più di 70 anni, “i piccoli nosocomi con funzioni limitate tenderanno a scomparire: resteranno attivi solo quelli essenziali per garantire l’assistenza di base in aree troppo distanti dai grandi centri di cura, mentre l’offerta sanitaria nazionale farà leva su una serie di poli di eccellenza specialistica, eventualmente collegati a spin off decentrati. In un’ottica di rete e per fare fronte alle trasformazioni già in atto, i progettisti sono chiamati a sviluppare strumenti di analisi multicriteriale, basati anche sull’IA, capaci di misurare la qualità e la capacità dei singoli ospedali di generare benessere e salute. Perché solo unendo ricerca, sostenibilità e bellezza sarà possibile costruire una sanità realmente a misura di persona e di territorio”.
