Dal 1° ottobre Milano riabbraccia un capitolo centrale della propria storia del progetto. Dopo un lungo restauro, l’ex mercato comunale del QT8 – capolavoro di Piero Bottoni costruito per la Triennale del 1947 – riapre come nuova sede del Casva, il Centro di Alti Studi sulle Arti Visive. Un passaggio che va oltre il recupero architettonico: è l’occasione per restituire visibilità e accessibilità a un patrimonio unico al mondo, gli archivi di 44 architetti, designer e grafici, da Enzo Mari a Vittorio Gregotti, da Nanda Vigo a Luciano Baldessari, fino al modello in cemento della celebre poltrona Joe di Jonathan De Pas, Donato D’Urbino e Paolo Lomazzi.
Finora diviso tra Castello Sforzesco, Fabbrica del Vapore e depositi privati, il Casva trova ora una sede organica di 3.000 metri quadrati, funzionale e aperta alla città. L’intervento, promosso dal Comune di Milano con circa 9 milioni di euro e sviluppato con DAStU-Politecnico e Fondazione Triennale, ha rispettato le caratteristiche originarie dell’edificio adattandolo alle esigenze contemporanee. Al piano terra sorgeranno aule per le associazioni, bookshop, caffetteria con terrazza sul parco e uno spazio multifunzionale di oltre 500 mq per mostre e convegni; al seminterrato, il cuore del centro con archivi e depositi, arricchiti dai fondi di Carla De Benedetti e Nanda Vigo che raccontano il ruolo femminile nel design italiano.
“Apriremo al quartiere e alla città un luogo prezioso dove la storia del progetto diventa strumento per comprendere il presente e costruire il futuro – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi – restituendo al QT8 uno spazio recuperato con una nuova funzione culturale, capace di generare socialità e aggregazione”.
Il percorso è iniziato nel 2017 e, dopo diversi adeguamenti tecnici richiesti dalla soprintendenza, i lavori – affidati a MM e progettati dagli architetti Walter Patscheider e Corrado Serafini – si sono conclusi nel 2025. Nel frattempo, il cortile del nuovo Casva ha già accolto iniziative culturali come il festival multidisciplinare M’Incanto, segnale di una vocazione che intreccia archivi, ricerca e partecipazione.
