Indipendenza produttiva (il più e dove possibile), mercato americano, nautica/navale. Se dovessimo riassumere in tre parole le ragioni per le quali l’outdoor ha surfato eccezionalmente la crisi, eccole qui.
C’è chi, come Emu, è un produttore puro, e chi, come altri campioni, hanno aperto falegnamerie interne con l’obiettivo di rendersi il più possibile indipendenti rispetto alle fluttuazioni del mercato, alle difficoltà di approvvigionamento delle materie prime e alle problematiche (e costi) legate ai trasporti. E’ così che i principali player made in Italy, siano essi produttori o editori, hanno chiuso il 2021 con incrementi da capogiro sull’anno precedente. E se questo è, in fondo, un filo scontato, la crescita double digit sul 2019 non lo è affatto.
Talenti chiude in 2021 con un giro d’affari di 30,5 milioni di euro, pari a un incremento sul 2020 del 57%, sovraperformando un mercato già di per sé positivo. “Un altro bel successo della nostra azienda” confessa Fabrizio Cameli, fondatore e predidente del brand. “Sono anni ormai che mettiamo a segno crescite importanti. Ma questa è stata veramente eclatante, perché passare dai 19 milioni del 2020 ai 30,5 del 2021 non era affatto scontato”. E questo avviene ovunque: “l’Italia, che era il nostro mercato di riferimento, ha retto molto bene ed è cresciuta, ma altrettanto è avvenuto molto nelle aree dove non eravamo presenti o dove i risultati economici erano ancora scarsi. Questo ci ha permesso di abbattere la stagionalità che per noi ha sempre rappresentato un forte limite”. La sovraperformance rispetto alle stime sul 2021 (“ci proponevamo di arrivare intorno ai 25-26 milioni, e dunque +28%) è da attribuirsi a diversi fattori. Innanzitutto ai “tanti articoli nuovi: abbiamo lavoranto sul legno, su tante essenze diverse, abbiamo avvicinato anche nuovi clienti e geografie che non percepivano prima il nostro prodotto. Abbiamo aperto una falegnameria interna, così migliorando la gestione logistica, velocizzando i tempi di consegna e abbassando di conseguenza i tempi di attesa dei nostri clienti”. E poi, aggiunge Cameli, “abbiamo aperto un flagship store in Olanda e questo ci ha aiutato moltissimo a crescere”. Per il futuro “di target e ne abbiamo tanti. Abbiamo intenzione di aprire anche a Marbella, in Spagna, uno showroom di 440 metri quadrati. Ci stiamo organizzando per rafforzare la nostra visibilità a Milano. Oggi abbiamo un negozio in via Pontaccio, ma ci stiamo guardando intorno per aumentare i volumi. Nel nostro piano sono previste aperture di flagship store che ci diano la garanzia di sviluppare e mantenere il fatturato anche in tempi difficili”. Ma su tutto, l’obiettivo è “raggiungere un valore alto i termini di sostenibilità: utilizzeremo delle stoffe riciclate e antibatteriche, realizzate con bottiglie di plastica oppure con materiali da recupero; i legni saranno tecnici, che non fanno muffe, non hanno tarli e sono riciclabili. L’intento, dunque è “allungare il ciclo di vita del prodotto”. Dopo la falegnameria, arriverà anche una “tappezzeria interna, per essere autonomi anche per quello che riguarda i tessuti e comunque garantire un plus rispetto alle richieste del cliente”. Guardando ora anche alla nautica e al mondo degli architetti.
VARASCHIN A TRIPLA A
Risultati importanti anche per Varaschin che chiude il 2021 a 19 milioni di euro, dopo il freno subito nel 2020 (10 milioni) e in netto progresso anche sul 2019, quando il giro d’affari si era assestato a 14,2 milioni di euro. Le ragioni del contraccolpo sono da ricercarsi nel fatto che l’hspitality rappresenta una fetta di mercato importante e le conseguenze del Covid sul comparto hanno avuto importanti ripercussioni anche sull’azienda veneta. Però va detto che in termini di marginalità Varaschin ha tenuto benissimo: L’ebitda margin del 2020 è stato del 12% pari a 230mila euro, mentre nel 2021 “non sarà inferiore al 16%, che significa avere un risultato di margine operativo lordo di poco superiore ai 300mila euro. Se vogliamo utilizzare un termine bancario, è un risultato a tripla A, senza dubbio”, spiega Stefano Giusti, direttore operativo. E il 2022 promette bene, visto che nel solo mese di gennaio l’incremento di fatturato sullo stesso periodo dell’anno precedente è stato del 40%.
Ma cosa ha giocato a favore dell’azienda? “Innanzitutto, evidenzia il Coo, la bontà delle scelte fatte sulle collezioni: sono molto vicine ai bisogni del mercato e hanno una profondità di gamma rilevante. Tanto è vero che le primi 15 collezioni fanno il nostro mercato. Il fatto di esserci concentrati su collezioni vincenti, e averle migliorate, ci ha permesso di avere un pacchetto d’offerta superiore ai nostri diretti concorrenti europei”. Ma ancor di più hanno fatto “i nostri valori aziendali e la strategia a servizio dei primi”. E nello snocciolare questi valori, Giusti indica: intreccio manuale, qualità, comfort, design capace di ‘vedere’ le evoluzioni internazionali, ergonomia, specializzazione. E il settimo, che sarà oggetto di un lancio approfondito a breve, la sostenibilità”. Rispetto ai mercati di sbocco, se l’Italia è il primo mercato insieme all’Europa, “gli Stati Uniti sono sicuramente il riferimento “a cui guardiamo con grandissimo interesse”. E poi, in autunno, Varaschin aprirà una nuova business line propedeutica e complementare: l’area benessere. E qui mi fermo”.
L’UOMO AL CENTRO
“L’uomo al centro”. Da quando Roda ha messo in luce e metabolizzato l’assunto e ne ha permeato ogni aspetto e fase dell’attività, molto è cambiato a Gavirate. Tradurre ‘per davvero’ questa affermazione di principio segna una svolta per l’azienda di outdoor che ne ottiene un boost “incredibile”, assicura Davide Pompa, Sales & Marketing Director. Un principio che “abbiamo portato avanti con convinzione e costanza, credendoci profondamente”. E questo orientamento avviene “non soltanto in azienda, ma anche nel rapporto con il cliente e con il fornitore”, con i quali si lavora a carte scoperte, seduti accanto, in una modalità open book. Questo approccio ha sicuramente favorito la crescita della divisione dedicata al contract, oggi preponderante. Al punto tale che ne è nato Roda4You, “contenitore” dedicato ai progetti – dall’hospitality al navale, allo yachting e molto altro – che collabora con una pluralità di committenti. Intanto l’azienda ha chiuso il 2021 con un fatturato pari a 24 milioni di euro, in crescita rispetto ai 18 milioni del 2020 e altrettanti del 2019, non dopo avere destinato importanti investimenti al nuovo polo produttivo. “Da azienda commerciale siamo diventati distributori, quindi editori e ora vera e propria industria. Abbiamo investito in 15.000 metri quadrati di capannoni all’interno dei quali abbiamo trasferito una parte di produzione e continueremo a farlo”. Nel frattempo la compagine aziendale si è allargata con l’ingresso di un socio di minoranza -Andrea Azzimonti, che riveste il ruolo di Chief Operating Officer- che affianca i fratelli Daniele (Chief Executive Officer) e Davide nella guida dell’azienda. I passi successivi sono stati l’acquisto di una falegnameria locale nell’aprile del 2020, “un’azienda storica che operava dal 1935 che per vari motivi era nell’impossibilità di continuare l’attività. “Abbiamo poi creato il dipartimento taglio e cucito all’interno dei 15.000 mq. La logistica è stata esternalizzata in uno spazio di 5000 metri quadrati del nostro partner logistico”. Roda ha aperto anche due filiali, in Asia e negli Usa. Una risposta a un periodo di emergenza sanitaria che ha reso difficili i viaggi, ma che vedrà una evoluzione importante nei prossimi anni.
TRA YACHTING E CONTRACT
Per Paola Lenti, “quello appena passato è stato, ovviamente non solo per noi, un anno molto difficile. Da una parte per l’instabilità della forza lavoro, sia nostra sia dei terzisti, che a più riprese è stata ridotta o addirittura decimata dalle quarantene; dall’altra per la mancanza sempre maggiore delle materie prime e il conseguente susseguirsi degli aumenti dei costi. C’è stato però, nel contempo, un improvviso e consistente
incremento della domanda, piuttosto complicato da affrontare in un periodo come questo, che ci ha altresì permesso di chiudere l’anno con uno dei bilanci più positivi di sempre” racconta il Ceo Anna Lenti, che riferisce di un giro d’affari di 36 milioni di euro, in netta crescita rispetto al fatturato di riferimento pre-Covid del 2019. “Gli obiettivi di crescita che ci eravamo proposti per il 2021, abbastanza conservativi, in verità, visti i risultati ottenuti nel 2020, sono stati abbondantemente raggiunti e superati. I target su cui abbiamo lavorato e sui quali continueremo a lavorare sono principalmente quelli di migliorare la nostra rete di distribuzione, in particolar modo attraverso negozi monomarca. Alcuni sono stati aperti di recente, a Los Angeles, a Sydney, in Corea e in Giappone; per altri l’apertura è davvero prossima, come per lo spazio di Miami, per altri invece è prevista fra la fine del 2022 e l’inizio del 2023.” E se “la situazione contingente ha acuito problemi di gestione”, certamente l’azienda non si è fatta trovare impreparata, “anche se l’entità degli imprevisti non è certo stata quella legata alla normalità”. Anna Lenti riconosce che “il nostro, che è certamente un mercato di nicchia, sicuramente dire che gode di ottima salute. Probabilmente a causa dei diversi lockdown e delle restrizioni alle quali ci siamo giustamente dovuti sottoporre, c’è un grande desiderio di rinnovare i propri spazi abitativi, soprattutto quelli all’esterno, con una cura dei dettagli, dei materiali e della qualità che ha ben pochi precedenti. A più alto livello, possiamo dire la stessa cosa anche per lo yachting, un settore in cui siamo da sempre molto presenti. Forse, il settore che ha sofferto maggiormente è quello del contract, per il quale ci aspettiamo però una ripresa nel 2022”. Basilare resta per l’azienda il tema della “sostenibilità delle nostre scelte, che prevedono di selezionare materiali 100% riciclabili o riciclati, di origine industriale o naturale – ma mai animale – e di utilizzarli attraverso lavorazioni prive di sostanze chimiche potenzialmente nocive, proponendo sempre soluzioni concrete per contenere lo spreco di risorse e rendere ogni prodotto durevole e sostenibile”.
‘PODEROSA’ RIPRESA DEL CONTRACT
Ed è stata crescita decisa anche per Nardi. “Il mercato ha confermato la crescita del nostro brand e la sua riconoscibilità. La maggior parte delle vendite, circa il 60%, è maturata nell’ambito del retail, ma poderosa è stata anche la ripresa del settore contract che sta, tuttora, continuando a performare grazie alla riapertura della maggior parte delle strutture alberghiere, bar e ristoranti. Il tutto si è tradotto in un aumento del fatturato importante e in proporzioni non prevedibili, il 2021 si è chiuso infatti con un giro d’affari di ca 74 milioni, circa + 54% rispetto all’anno precedente” spiegano Anna Nardi e Floriana Nardi, Ceo del brand di arredamento outdoor che ha risposto alle turbolenze di mercato 2021 sfruttando gli impianti produttivi al limite, creando nuovi reparti, assumendo personale e aumentando le piattaforme di partenza merce”. Certo, ammettono, “non siamo stati esenti da alcune criticità: non siamo riusciti, ad esempio, a soddisfare
completamente l’inaspettata impennata della domanda, arrivando ad allungare, in molti casi, i tempi di consegna ben oltre le solite 2 settimane che ci contraddistinguevano”. Nel frattempo “a livello strutturale abbiamo ultimato il piano di rinnovamento della sede produttiva storica con l’introduzione di impianti e macchinari tecnologicamente avanzati che avevano tra gli obiettivi anche la riduzione dell’impatto energetico. Sempre sull’aspetto strutturale, è stata realizzata la completa digitalizzazione dei processi di magazzino. Inoltre, a metà dell’anno scorso abbiamo deliberato investimenti per circa 10 milioni di euro per aumentare la nostra capacità produttiva grazie all’implementazione di nuovi impianti. Questi ulteriori investimenti hanno l’obiettivo di rispondere anche alle criticità che persistono.
LA FORZA DELL’INDIPENDENZA
Anche per Emu un eccellente 2021: rispetto al 2020 l’incremento del fatturato è nell’ordine del 49%, mentre rispetto al 2019 +40%. “Ottimi risultati che ritengo siano frutto di un’attenzione maggiore a tutto il comparto dell’arredo dovuto alla pandemia” evidenzia Stefano Zajotti Design & Communication manager, che rimarca un elemento di distinzione rispetto ad altre realtà: “siamo produttori” con tutte le positive conseguenze del caso. A partire dal saving sul costo dei trasporti (“Un container dalla Cina costava 1.500 euro, oggi ne costa 25.000 euro, nota il manager), ma anche in termini di approvvigionamento delle materie prime: “la nostra è principalmente il metallo, che ha subito un aumento, ma d’altro canto non abbiamo avuto difficoltà per reperire in generale materia prima. Quindi, abbiamo potuto comunque accontentare i nostri clienti e le richieste anche se sono state molte di più del previsto”. Anche oggi “siamo pronti per affrontare la stagione senza paura” e questo perché “non dipendiamo da terzi. Questa è la nostra grande forza. La nostra scelta è sempre stata quella di mantenere sul territorio italiano la produzione e questo ci premia. Chiaramente abbiamo costi più importanti di gestione, costi fissi rilevanti che impattano sulla marginalità. Ma tutto questo si trasforma, però, in affidabilità”. L’affidabilità di avere “Non solo un reparto per allestire prototipi, ma una fabbrica che ricerca, sviluppa e produce in toto internamente, nel rispetto dell’ambiente, del design e della qualità”.
