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L’evoluzione della pietra

ettaglio del Production Department di Lithos Design, azienda nel vicentino che ha fatto del binomio ‘materia-progettualità’ la base solida per costruire il suo DNA fin dagli esordi

L’evoluzione della pietra

by Paola Cassola
7 Ottobre 2020

Nonostante l’emergenza Covid abbia fatto rallentare ordini e cantieri, il mondo dei rivestimenti lapidei non sembra si voglia fermare. Emerge, dall’analisi dello stato di fatto di tre realtà di nicchia italiane, la volontà di mantenere i piedi ben saldi nella tradizione e nell’artigianalità, ma allo stesso tempo c’è voglia di innovazione e di creare prodotti propri. Da fornitori a editori, questo il grande passo fatto di recente che le accomuna. Le ragioni che spingono verso questa direzione sono legate a riconoscibilità del brand sul mercato, rafforzamento del legame con i progettisti e con la rete commerciale.

Nuovo volto alla palladiana
Una storia lunga 110 anni. Del Savio 1910 prosegue oggi un lavoro di alta sapienza artigianale. “Un anno fa io e mio fratello ci siamo guardati e abbiamo detto: dobbiamo cambiare qualcosa – confessa a Pambianco Design Manuela Del Savio, CEO dell’azienda di famiglia – Ci consideriamo degli artigiani, lavoriamo con i tezisti da sempre e non abbiamo mai avuto un prodotto nostro, interno, da offrire al cliente. Ed ecco che, dopo l’incontro con lo studio Zanellato/Bortotto, abbiamo deciso di creare delle nostre collezioni”. Il punto di partenza è la tradizione di famiglia, ovvero il pavimento alla palladiana. “Hanno visto una lastra di campionario al muro e ne sono rimasti affascinati – racconta – L’obiettivo era dare un volto nuovo a quello che conosciamo molto bene, da 110 anni”. Ne è nata una serie (10 marmi differenti, di cui 9 italiani, per 9 prodotti) messa a punto dallo studio veneto, con la collaborazione dello studio libanese David/Nicolas e di Mae Aengelgeer: tre diversi approcci che hanno interpretato le potenzialità del marmo. Il tempismo non poteva essere migliore, perchè proprio durante i mesi di lockdown l’azienda ha potuto mettere a punto i dettagli finali del catalogo. “Dopo un anno di prove, siamo riusciti ad ottenere quello che desideravamo, dallo spessore al supporto in alluminio, fino alla ricerca del collante perfetto. Ogni decisione presa mi dice che abbiamo fatto il passo giusto, quest’anno avremmo dovuto presentare la collezione al Salone di Milano, ma non ci scoraggiamo, saremo ancora più pronti per il prossimo anno”. Un’azienda piccola che in modo coraggioso si affida alle mani esperte (anche se giovani) di progettisti che hanno portato in azienda un nuovo modo di lavorare. “E’ una linfa positiva per tutti noi – spiega ancora la Del Savio – ed è anche la prima volta che collaboriamo con dei designer. La novità di queste tre diverse collezioni sta nella rivisitazione del pavimento alla palladiana, che prima montavamo in cantiere, sul posto, mentre ora il prodotto è stato trasformato in pannelli leggeri, di 18 mm di spessore, che possono essere agilmente spediti e installati senza la nostra presenza. Prima lo reputavamo impossibile”.

Focus strategico sulla comunicazione
“Cerchiamo di essere il più industriali possibile, anche se inevitabilmente ogni lastra è diversa dall’altra e l’ambito artigianale resta sempre parte della nostra realtà”. Esordisce così Alberto Bevilacqua, CEO di Lithos Design. Quando, circa 10 anni fa, hanno iniziato a lavorare per identificarsi sul mercato, hanno puntato tutto sul prodotto, tralasciando però la comunicazione. Negli ultimi tempi hanno voluto trasmettere l’aspetto più emozionale del catalogo, ponendo l’accento sulla brand identity. “Abbiamo sentito la necessità di andare oltre i rivestimenti – spiega – Insieme a Raffaello Gaiotto abbiamo elaborato una collezione di arredi dove il materiale lapideo resta protagonista. E’ stato un passo importante, abbiamo lavorato a fianco del designer e dell’art director, figura che prima era assente in azienda: le decisioni e le strategie di prodotto vengono condivise da quattro figure, ovvero io e mio fratello (Claudio Bevilacqua, n.d.r.), il nostro designer e l’art director. Unire le nostre competenze ha portato ottimi risultati e riscontri immediati con i clienti”. Una strategia messa a punto in epoca ‘pre-Covid’, che ora sta prendendo sempre più forma. “E’ stimolante vedere come, nonostante il momento difficile, si possa dialogare con i partner in modo nuovo, rafforzando i rapporti commerciali”. Il mondo del contract non è ‘affar loro’, perchè il prodotto è tecnico ma allo stesso tempo artigianale, e l’azienda si occupa di una piccola nicchia di mercato. “La figura dell’architetto è un supporto fondamentale – commenta – perché conoscendo le potenzialità del marmo, sa proporre qualcosa di diverso che esula dalle proposte presenti a catalogo”. Azienda piccola, ma in ottima salute. Nonostante lo stop produttivo di un paio di mesi, le previsioni di inizio anno sono state rispettate: i due milioni di euro di fatturato del 2019 sono confermati anche per il 2020. “Forse ci sarà una lieve flessione legata alla progettualità tipica del nostro prodotto – confessa – Dico sempre che siamo seminatori, e che i risultati si possono vedere solo dopo qualche tempo. Il dato che mi fa essere ottimista è un +15/20% di progetti aperti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”.

Evoluzione e tradizione insieme
Si definiscono (e sono) i sarti del marmo. Morseletto è una realtà vicentina, le cui redini sono ora nelle mani di Deborah e Barbara Morseletto. Ci confessano che la situazione attuale è sospesa, e va affrontata nel modo giusto, senza prendere decisioni affrettate e senza fare troppe previsioni. “E’ un momento molto difficile, soprattuto per questa dimensione di incertezza che dobbiamo affrontare quotidianamente. Non possiamo prendere decisioni in modo autonomo, liberamente. Il momento va affrontato nell’unico modo possibile, ovvero con prudenza”. I settori che vedono l’azienda coinvolta spaziano dal residenziale al retail, passando per il navale. “Lavoriamo in diversi ambiti e settori, ormai da molti anni in Italia e soprattutto all’estero”. Nonostante il legame con la tradizione, il cambiamento all’interno dell’azienda è continuo e necessario, per poter rendere artiginalità e tecnologia due aspetti complementari e sinergici all’interno del prodotto. “Quel che facciamo parla di tecnologia e sviluppo continuo legato all’innovazione – commentano le sorelle Morseletto – ma per esser realizzato necessita della mano esperta delle nostre maestranze”. Altro tassello fondamentale all’interno del processo evolutivo dell’azienda è il rapporto con i designer, iniziato da un nome altisonante come quello di Carlo Scarpa. “Grazie a più di un secolo di vita (il laboratorio è infatti stato fondato da nostro nonno all’inizio del ‘900), abbiamo la fortuna di aver servito molti tra i migliori architetti e designer che da sempre sono alla ricerca di soluzioni poco standardizzate. Quello che noi siamo in grado di fare – e qui torna il tema della sartorialità – è di diventare il braccio esecutivo, parte di una stessa filosofia di pensiero e di progetto”. Lo scorso anno, per la prima edizione di EDIT Napoli, Morseletto ha inaugurato una collezione firmata dai giovani dello studio BCXSY. Questo ottobre il progetto prosegue, e l’azienda mette in mostra dei pezzi ideati da Aline Asmar d’Amman, architetto e designer libanese. Parlando di tendenze del settore, ribadiscono con fermezza la ricchezza del materiale che identifica la loro azienda: “tra noi diciamo sempre che ‘la pietra è per sempre’; crediamo che sul mercato si stia finalmente capendo l’importanza dei materiali ‘naturali’, di come si possano interpretare in forme e combinazioni sempre nuove e attuali. Abbiamo avuto l’onore di realizzare in occasione della Biennale di Venezia 2018 la cappella dell’architetto Eduardo Souto de Mura, che rappresenta un omaggio a forme primordiali reinterpretate dalla sua genialità. Andremo avanti con collaborazioni di questo calibro e progettando nostre collezioni di prodotto”.

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