Il 2025 è stato un anno ‘sull’ottovolante’ per il design italiano, come mostra l’analisi Pambianco dei fatturati. Ma si è chiuso in positivo e ora si guarda allo sblocco delle problematiche internazionali.
Contro le aspettative della maggior parte degli analisti, la filiera legno-arredo italiana ha chiuso il 2025 – annus horribilis con guerra in Ucraina, crisi del Golfo e dazi Usa tutti insieme – in positivo. Il settore nel suo complesso infatti ha registrato una crescita, anno su anno, del +1,3% pari a un fatturato complessivo attestato a 52,2 miliardi di euro, secondo quanto riportano i preconsuntivi del Centro Studi FederlegnoArredo. Dati sostenuti più dal mercato interno, che ha segnato un turnover di 33 miliardi di euro (+2%), mentre l’export si è mantenuto stabile (+0,4%), attestandosi a un giro d’affari di 19,3 miliardi di euro, pari al 37% del totale. Guardando proprio alle esportazioni, si sono visti segnali di debolezza in alcuni mercati strategici come Francia e Usa, mentre qualche miglioramento arriva dalla Germania. Un trend confermato anche dal recentissimo report di Deloitte ‘Forniture market monitor 2025’, secondo il quale il mercato italiano dell’arredo è appunto tornato a crescere lo scorso anno (+1%) dopo un 2024 in flessione del -2%. E anche questo studio sottolinea l’importanza dell’export che è cresciuto dal 2019 in media del +3,6% ogni anno. “Adesso è ancora più necessario rafforzare la presenza internazionale delle imprese, accompagnandole con decisione anche verso nuovi mercati ad alto potenziale”, sottolinea il presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin. Anche perché, dopo i buoni risultati del 2025, l’anno in corso è ripartito con il freno a mano tirato: i dati sull’export di gennaio, secondo dati del Centro Studi su fonte Istat, vedono le esportazioni a circa 700 milioni di euro, in calo del -13%. La causa è una flessione diffusa sia nei mercati europei (-9%) sia in quelli extra Ue (-17%), con una contrazione significativa verso gli Usa (-28,5%). L’ultima rilevazione, di marzo 2026, pur mantenendo numeri negativi, torna a migliorare. “I dati del primo trimestre – aggiunge Feltrin – sono però ancora prematuri da interpretare: potrebbe trattarsi di un fisiologico rallentamento rispetto al gennaio 2025 caratterizzato dalla fase di accaparramento pre dazi, oppure una comprensibile battuta d’arresto in attesa della direzione che il conflitto in Medio Oriente prenderà”. Proprio in questa ottica, tra le opportunità di mercato emergenti che segnala il Centro Studi c’è ad esempio l’Australia, essendo fuori dalle tre principali problematiche internazionali e anche alla luce del recente accordo commerciale di libero scambio siglato con l’Ue che prevede l’eliminazione del 99% dei dazi. Va aggiunto che il Paese ha anche un alto potenziale, avendo livelli elevati di ricchezza media, indicativi di una middle class ampia e con significativa capacità di spesa: è oggi al quinto posto globale per ricchezza media per adulto e al secondo posto globale per ricchezza mediana, seconda solo al Lussemburgo, come spiega il Global Wealth Report 2025 di Ubs. A ciò si aggiunge un’altra intesa commerciale internazionale, ovvero quella ‘di libero scambio’ siglata tra Ue e Mercosur (ovvero Mercado Común del Sur, che riunisce Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay). Secondo una nota dell’Ice, questi Paesi coinvolti rappresentano insieme un prodotto interno lordo di circa 20 trilioni di dollari e oltre 700 milioni di consumatori, pari a circa un decimo della popolazione mondiale.
PIù ROSE CHE SPINE…
Nonostante la situazione attuale, nell’economia del design l’Italia resta il Paese leader in Europa per fatturato. È quanto emerge dal rapporto Design Economy 2026, realizzato da Fondazione Symbola, Deloitte Private, POLI.design e Associazione per il Disegno Industriale. Nel Bel Paese il settore conta 54mila operatori tra imprese, liberi professionisti e autonomi, che hanno generato un valore aggiunto di 4 miliardi di euro. A queste contingenze positive si agganciano i numeri che risultano dall’analisi che Pambianco realizza, mettendo sotto la lente di ingrandimento i bilanci della top ten delle aziende del comparto. Come si vede dalla tabella, sei brand sono in crescita nei risultati anno su anno, due consolidano ripetendo quasi in ugual maniera i turnover precedenti e uno registra un lieve calo. È il gruppo Dexelance che nel 2025 ha registrato ricavi reported pari a 320 milioni di euro, in lieve flessione rispetto al 2024 (-1%). Considerando però nel perimetro di consolidamento anche i risultati di Mohd, azienda acquisita da Dexelance durante il 2025, i ricavi full raggiungono i 373 milioni di euro, con una crescita del +15%. “Le sfide per il futuro restano importanti – ha spiegato a Pambianco Andrea Sasso, CEO di Dexelance – Per il mercato del design high-end mondiale infatti, il 2026 è iniziato sulla falsa riga del 2025, con un retail in contrazione nella maggioranza dei mercati e il mondo dei progetti in crescita, sia sul versante del residenziale di alto livello sia su quello dell’hotellerie. Mentre il contract sui negozi del fashion e del luxury fatica a ritrovare slancio”.
Chi chiude con un piccolo segno positivo è poi WeDo Holding, gruppo attivo in arredo d’alta gamma, interior design e contract: ha registrato un fatturato di 274 milioni di euro, in leggera crescita rispetto ai 271 milioni del 2024, con un Ebitda di 24,7 milioni e un utile netto di 7,3 milioni. La posizione finanziaria netta si attesta a 67,7 milioni mentre il patrimonio netto è di 73,1 milioni. “Si conferma la solidità del gruppo e la capacità di generare valore anche in contesti incerti – ha spiegato Il presidente Andrea Olivi -. Analizzando le singole aree di business, il contract ha registrato risultati in crescita, passando dai 50 milioni di euro del 2024 ai 58 milioni del 2025 e incidendo per il 44% sull’Ebitda. Il comparto home ha generato valore per 143 milioni di euro, in crescita rispetto ai 138 del 2024. In generale, dopo un 2025 di consolidamento guardiamo con fiducia al 2026, grazie a un piano di sviluppo focalizzato: design e arredo si esprimono attraverso soluzioni integrate tra gli ambienti sempre più ibridi e il modello progettuale diventa l’elemento di sintesi. Il piano industriale 2026-2028 comprende investimenti per circa 30 milioni di euro e la previsione è di arrivare a un fatturato di 308 milioni nel 2026, 359 milioni nel 2027 e 412 milioni nel 2028, con incrementi progressivi sia dell’utile, a 22 milioni nel 2028, sia dell’Ebitda”. La strategia resta basata su un modello che affianca a produzione e distribuzione di arredo anche attività a valore aggiunto, incentrate su tecnologie e servizi. “Abbiamo studiato ogni passo del percorso con un approccio anticipatorio, seguendo la velocità del mercato e cercando di anticiparne i trend”. Chiuso il suo 2025 con un dato di fatturato di sostanziale conferma e consolidamento del turnover dell’anno precedente, Colombini Group guarda oltre la situazione internazionale e punta a far crescere il proprio business sia in maniera organica che per linee esterne. “Lavoriamo per creare un vero polo dell’arredamento – ha spiegato il presidente del gruppo sammarinese Emanuel Colombini commentando le recenti notizie sull’acquisizione dello storico brand di cucine Snaidero -. Nel 2026 ci potrebbero essere ulteriori acquisizioni di aziende del settore, ma non solo. Puntiamo molto anche sulla distribuzione e sono previste aperture nell’area Asia Pacifico: tra queste i nuovi store di Taiwan e Giacarta, in Indonesia. In Europa guardiamo in particolare a Francia, Svizzera, Belgio, Grecia e Malta, aree culturalmente più vicine al made in Italy che ci caratterizza. Certo, resta il nodo della situazione in Medio Oriente, area che è importante per il gruppo, poiché vi sviluppiamo un buon volume di affari, soprattutto nel contract. Al momento la prospettiva per il 2026 è abbastanza rassicurante, anche in ragione di un incremento del portafoglio ordini. Ci sono tante incognite, ma resta la fiducia”.
Un’ottima annata è stata poi quella di Poliform, che ha chiuso il 2025 con un fatturato aggregato di 350 milioni, un Ebitda del 15% e una quota di export all’85%. Ma l’azienda guarda ancora avanti, verso ulteriori obiettivi di internazionalizzazione e crescita, come ha spiegato al Corriere della Sera il CEO del gruppo Marco Spinelli. “Penso che la nostra taglia giusta sia attorno al mezzo miliardo di ricavi e che la potremmo raggiungere entro cinque anni. La struttura produttiva è concentrata a Inverigo, con sette stabilimenti nel giro di qualche km suddivisi per linea di prodotto. Gli store nel mondo sono invece 120, di cui 25 solo in Cina, ma per fortuna il mercato Usa non ha subito il contraccolpo dei dazi di Trump a livello di fatturato, anche se hanno inciso a livello di performance”. È stato stabile il 2025 di Flos B&B Italia Group, che quest’anno taglia il traguardo dei primi sessant’anni. Controllato pariteticamente da Carlyle e Investindustrial, il gruppo è guidato dal presidente esecutivo da Piero Gandini, che guarda oltre la situazione complessa attuale. “Abbiamo lavorato duramente negli ultimi dodici mesi e il risultato economico di consolidamento – ha spiegato al Sole 24 Ore – è la base che ci servirà per far crescere ancora i nostri brand. Ma non abbiamo fretta: ora il contesto dei mercati non è per niente facile e non è semplice nemmeno dare una lettura dei numeri, spesso poco coerenti tra loro. Ad esempio l’ambito del contract continua a crescere, anche nell’area del Golfo, dove però è complesso e costoso far arrivare le merci, ma continuiamo a ricevere ordini”.
Secondo un recente rapporto della società di ricerca Csil, ‘Il mercato mondiale dell’arredamento di lusso e alta gamma’, i marchi leader del design focalizzano il loro sviluppo in termini di presenza nel settore retail. Brand come Cassina, Kartell, Molteni e Poltrona Frau combinano una solida distribuzione con un elevato numero di negozi monomarca o spazi dedicati, a testimonianza della loro duplice strategia di portata globale e posizionamento premium. In quest’ottica distributiva, spiegano gli analisti, si osserva una crescente attenzione alla diversificazione geografica, in particolare verso le regioni ad alta crescita. I mercati maturi come l’Europa, pur rimanendo importanti, e rappresentando quasi la metà di tutti i flagship store, offrono limitate opportunità di crescita a breve termine. Al contrario, regioni come India, Paesi del Golfo e Sudest asiatico attirano sempre più attenzione, grazie alla crescita di una base di consumatori benestanti e ai progetti architettonici. Le aziende stanno rispondendo aprendo nuovi showroom, potenziando le reti retail e investendo in partnership locali. Spiega ancora Csil che i marchi italiani in particolare hanno registrato una crescita robusta in India, mentre i fornitori europei rimangono attori chiave nei mercati del Golfo, dove la domanda è stata sostenuta negli ultimi dall’espansione urbana, oltre che dal turismo di lusso, settore attualmente in standby vista la situazione contingente. Il Nord America infine possiede il 15% del totale dei flagship store mondiali del settore, dimostrando una costante importanza per il mercato dell’arredamento di alta gamma.

