L’intelligenza artificiale sta rapidamente cambiando il panorama del design, entrando nei processi progettuali in modo sempre più significativo. Ma quanto è rilevante oggi il suo impatto sul settore? A livello globale, l’AI sta alimentando un mercato che si prevede crescerà fino a 4,8 trilioni di dollari entro il 2033, con conseguenti richieste crescenti di competenze specifiche. Tuttavia, sebbene l’adozione dell’AI nel design sia ormai una realtà, la sua applicazione resta ancora da esplorare in modo più approfondito. In Italia, il 35,9% degli operatori del design fa uso dell’AI, come evidenziato nel report “Design Economy 2025”, ma c’è ancora molto da scoprire riguardo alla sua reale incidenza nel processo creativo.
Mentre i percorsi formativi cercano di rispondere a questa evoluzione tecnologica, c’è una crescente domanda di competenze in grado di integrare l’AI nel design in modo consapevole e responsabile. Se da un lato l’AI è utilizzata principalmente in fase di ricerca, ideazione e analisi, dall’altro emergono nuovi ruoli, come l’AI Product Designer e l’AI Ethical Designer, che combinano creatività e tecnologia. Ne parliamo con Erica Moreti, specialista in innovazione, design e tecnologia, docente e course leader di SPD – Scuola Politecnica di Design.

In che misura oggi l’AI entra nei processi progettuali? Quanto è rilevante il suo impatto e il suo utilizzo per il settore? È difficile quantificare in modo preciso la misura esatta di quanto l’AI è utilizzata e/o applicata nel design oggi, soprattutto in Italia. Il report “Design Economy 2025” parla della crescita dei corsi di design in Italia, e dell’utilizzo ampio e trasversale dell’AI per il 35,9% degli operatori del design sul territorio italiano. Tuttavia, resta ancora da investigare precisamente in cosa e come è utilizzata l’AI, e con quale incidenza e padronanza viene applicata nel processo di progettazione. L’AI rappresenta un mercato valutato in 4,8 bilioni di dollari entro il 2033, il che vuol dire che gli investimenti in questa tecnologia genereranno sempre più richieste di competenze associate all’intelligenza artificiale e avranno un impatto su tutte le industrie e discipline, e con loro anche il design. Guardando al più ampio quadro mondiale, il “2025 AI Index Report” prodotto da HAI Stanford dà un’idea dello status dell’AI nelle diverse industry, mentre “The state of AI: How organizations are rewiring to capture value” di McKinsey esplora il suo utilizzo all’interno delle aziende. Nel design, secondo ADSK News dal 2023 la padronanza dell’intelligenza artificiale non è più facoltativa per i ruoli di progettazione e produzione, e nel 2025 (fino ad aprile) le menzioni dell’AI negli annunci di lavoro negli Stati Uniti sono aumentate del 56,1%. Credo che al momento l’impatto sia principalmente di natura “tecnica” e nel tempo sarà sempre più rilevante, ma tale impatto porta con sé delle riflessioni etiche che devono necessariamente esistere alla base di questo discorso.
Quali nuovi percorsi formativi stanno nascendo per rispondere alle esigenze di un design sempre più integrato con l’AI? Esistono a oggi centinaia di corsi professionalizzanti e moduli all’interno dei percorsi universitari dedicati alle nuove tecnologie, per gran parte orientati all’apprendimento di nuovi strumenti. Spesso si focalizzano in modo generico sul funzionamento e sull’applicazione delle nuove tecnologie, tralasciando la loro associazione al processo di progettazione, al pensiero critico ed etico, alla creatività, e non insegnando dunque la consapevolezza dello strumento come abilitatore e supporto alla creazione. La tecnologia è ancora trattata come regola e soluzione, e non come abilitatore di nuove possibilità (come nel caso del design). Uno dei gap principali nell’insegnamento del design è la mancanza sia di conoscenza di come funzionano le diverse tipologie e sistemi di AI, sia di mitigazione del rischio di delega allo strumento senza linee guida etiche. Se inseriamo altre tecnologie in questo discorso, l’offerta formativa si riduce ancora di più: si possono contare sulle dita di una mano i corsi che insegnano ai designer come inserire le tecnologie emergenti nei processi di progettazione.
In che modo l’AI viene integrata nell’ambito del design (nel mondo del lavoro e nei
percorsi formativi)? L’AI inizia a essere integrata nei processi interni – ad esempio nelle risorse umane o nell’automatizzazione dei processi – ma bisogna considerare anche il limite della tecnologia stessa e il suo stato di maturità. Se guardiamo al design non dal punto di vista strategico o organizzativo, bensì dal punto di vista creativo, secondo il report del 2025 “State of AI Design” i team di design si rivolgono all’intelligenza artificiale maggiormente nelle fasi iniziali del flusso di lavoro (per ricerca, ideazione e strategia). L’84% la utilizza occasionalmente o regolarmente durante l’esplorazione, mentre il 68% nella fase di creazione e il 39% durante la delivery. Viene comunemente utilizzata in attività quali ricerca e analisi, nell’ideazione e nella riduzione dei task cognitivi ripetitivi, e ultimamente anche nei test di esperienze o di idee utilizzando audience sintetiche (pubblici simulati che imitano utenti reali). Nei processi formativi spesso la si tratta come modulo separato e in modo cauto, anziché come una tecnologia che permea tutte le discipline – probabilmente ciò avviene per lo stato di maturità e la mancanza di visione sulla sua potenziale evoluzione. Il rischio è di vederla solamente come una delle diverse tecnologie esistenti, che probabilmente continuerà a esistere o addirittura ci rallenterà (come con la bolla del metaverso), ma che rimane comunque solo uno strumento di cui decidere le singole applicazioni e sperimentazioni.
Quali sono le competenze più richieste oggi (e domani) da brand e aziende del settore? La padronanza dell’AI è una competenza sempre più richiesta nel design. Come indicato in precedenza, secondo ADSK le menzioni dell’intelligenza artificiale negli annunci di lavoro di design sono aumentate vertiginosamente: +114,8% nel 2023, +120,6% nel 2024 e +56,1% da inizio anno nel 2025. Gli sbocchi “tradizionali” del design continueranno a esistere, ma saranno affiancati e integrati da competenze tecnologiche di natura diversa. Se parliamo specificamente del design associato al digitale, figure come il Creative Technologist continuano a essere richieste da qualche anno, mentre iniziano a emergere anche ruoli ibridi come AI UX Researcher, Prompt Designer, AI Ethical Designer, AI Product Designer. In altri ambiti tecnologici vediamo figure come MR Designer, Immersive Designer, Computational Designer e tanti altri, in base alla disciplina di partenza o di specializzazione scelta. In SPD cerchiamo di preparare gli studenti per questo nuovo scenario, rendendoli figure ibride che possano parlare la lingua delle nuove tecnologie e progettare con consapevolezza, creatività e responsabilità.
