Superfici e resine che imitano il calcestruzzo, materiale da sempre legato all’immaginario industriale e urbano, sono il nuovo must decorativo per gli spazi pubblici e privati. Grazie a una versatilità mai vista in precedenza.
Cinquanta sfumature di grigio, o fors’anche qualcosa di più. È la sfida della nuova estetica del cemento: materiale che nella percezione comune appare ben poco amico dell’ambiente ma che, nelle ultime declinazioni su lastra ceramica o in miscele e resine a basso impatto, diventa un’opzione decorativa e funzionale che spalanca scenari inediti. La rinnovata passione per il calcestruzzo, in architettura e nel design d’interni, strizza l’occhio in primis alle caratteristiche di resistenza, economicità e facilità di manutenzione connaturate al béton brut amato in passato da maestri del calibro di Le Corbusier e Tadao Ando, e più di recente da John Pawson e OMA. Ma è soprattutto il Dna cromatico tipico del cemento ad aver catturato da ultimo l’interesse dei progettisti: il grigio, infatti, “è un colore di confine capace di definire scenari neutri che conferiscono una forte personalità agli ambienti, ed è anche una tinta di raccordo, un ‘gancio’ neutro per valorizzare altre tonalità”, spiega Marina Nelli, docente universitaria e color consultant dei brand più prestigiosi nei settori moda e design e autrice del saggio La grammatica del colore (Gribaudo). Non solo: la moderna parola grigio, che discende dal proto-germanico grisja, un nero mischiato al bianco usato in origine per identificare capigliature e penne di volatili, è imparentata col termine tedesco greis, ‘anziano’, e dunque “in una società che invecchia come quella attuale, il grigio del cemento usato come leitmotiv nei contesti abitativi potrebbe anche rispecchiare l’aspirazione contemporanea alla longevità”.
Una palette contemporanea che evoca le nuance metropolitane
L’attuale produzione di calcestruzzo green destinato all’edilizia già prevede l’impiego di materiali riciclati per ridurre il consumo di risorse, e l’aggiunta di additivi fotocatalitici che assorbono l’inquinamento atmosferico; esistono anche cementi drenanti, che favoriscono il deflusso dell’acqua piovana, e bio cementi auto rigeneranti arricchiti con batteri che ne aumentano la durabilità e assorbono CO2. Ma per innestare un tocco di cemento negli interior, la scelta vincente è quella della ceramica effetto concrete, dalle lastre XXL ai piccoli formati, che si presta al duplice utilizzo su pavimentazioni e pareti: nel caso della collezione in gres porcellanato Avista di Iris Ceramica, disponibile in varie gamme di grigio, dal greige all’antracite, l’energia materica del béton brut si sposa a un’indole industrial chic che, grazie alla posa praticamente priva di fughe, garantisce uniformità alle superfici; Caesar, con la serie Civic, esplora invece l’universo del cemento con tre diverse cifre espressive e stilistiche – dall’effetto nuvolato e sfumato di Cross, alle venature dinamiche di Vein, fino alle scaglie stile graniglia di Chips – mentre la linea Core Shade di Fiandre arpeggia fra le cromie di pietra e calcestruzzo con differenti tagli – inclusi gli extra large (fino a 175×75 cm) – in finitura semi lucidata, che esalta la tattilità del materiale e ne amplifica la capacità di dialogare con la luce.
Forza e leggerezza unite in un unico materiale all’avanguardia
L’innovazione tecnologica ormai consente di produrre superfici sempre più sottili ma non per questo meno resistenti, moltiplicando così le possibilità di applicazione delle lastre ceramiche nel campo dell’arredamento: la dimostra la collezione Skin di Florim, una “pelle” di gres porcellanato spessa solo 3 millimetri che esiste in dodici nuance (inclusa la tavolozza del grigio cemento, nelle varianti Cement White, Ivory, Light Gray e Dark Gray), ed è adatta a realizzare pannellature e rivestimenti, con non pochi vantaggi in termini di leggerezza e facilità di posa. E non è tutto: fra gli innumerevoli plus del cemento – quello “vero” così come le sue declinazioni ceramiche – c’è da sempre anche quello di poter essere utilizzato sia negli interni che outdoor, creando contesti caratterizzati da una rassicurante coerenza materica e cromatica: lo dimostra la collezione Con.Crea di Ariostea in gres porcellanato, che si presta ad arredare patii e giardini, bordi di piscine, facciate e camminamenti, e nella versione Ultra, con formati da 300×150 o 300×100 cm e 6 millimetri di spessore, assicura un’estrema flessibilità di progetto anche su vaste superfici.
Resine cementizie e miscele brevettate dove il grigio si sposa con il colore
Quando si parla di ‘cemento’, tecnicamente si fa riferimento al cemento idraulico, una polvere ottenuta dalla cottura ad alte temperature di un mix di calcare e argilla con successiva aggiunta di gesso e che, miscelata all’acqua, si trasforma in un impasto capace di legare fra loro vari materiali. Nel tempo, la materia-base si è evoluta e ha dato vita a composti all’avanguardia per tenuta e prestazioni, fra i quali spiccano i‘cementi creativi’ a basso spessore applicabili su pavimenti e pareti praticamente in tutti gli ambienti, inclusi spazi umidi come bagni, spa e piscine, e aree a elevato calpestio come negozi, ristoranti, hotel e palestre. Isoplam, per esempio, ha messo a punto il cemento resina Microverlay e il pavimento effetto nuvolato a basso spessore Skyconcrete, che consentono di creare superfici continue prive di fughe o giunti scegliendo tra finiture lucide, opache e materiche di vari colori, spaziando da una mano vellutata a effetti raw. Ma nelle sperimentazioni più ardite il vecchio calcestruzzo diventa anche materia creativa 3D e s’imparenta con il colore: lavorando con Cimento – un prodotto brevettato made in Italy composto per oltre il 90% da aggregati minerali mescolati a un legante cementizio – Patricia Urquiola, designer e creative director del brand veneto, ha realizzato una ricca galleria di tavoli, sedute, console, librerie, specchi e vasi di chiara ispirazione brutalista. A dimostrazione che le vie del cemento sono davvero infinite.
