In piena estate, ItalianCreationGroup ha messo a segno un’operazione complessa e impegnativa: l’accordo con Nice e Lauro Buoro per rilanciare insieme il marchio storico dell’illuminazione milanese. L’AD Stefano Core illustra il piano elaborato per integrare il brand secondo logiche di gruppo, senza stravolgerne il dna.
A Stefano Core piacciono le sfide. L’ex manager Telecom, sedotto dal design e diventato amministratore delegato di ItalianCreationGroup (società fondata con Giovanni Perissinotto, ex CEO di Generali, che ne è presidente), sta per affrontare la più ambiziosa: rilanciare il marchio storico dell’illuminazione milanese e italiana, quella FontanaArte nata nel 1932 da una felice intuizione di Gio Ponti e Luigi Fontana, acquisita da Icg ad agosto con un accordo che prevede il coinvolgimento di Lauro Buoro, presidente di Nice Group ovvero della parte venditrice. Più che di un’acquisizione, dobbiamo parlare di un ingresso a maggioranza con l’obiettivo di alimentare la crescita del brand, in Italia e all’estero, attraverso investimenti condivisi.
Con quest’operazione, ritiene di aver concluso la fase dedicata alle acquisizioni?
L’ingresso nel gruppo di FontanaArte chiude una prima fase della strategia di Icg, quella di creare un portafoglio prodotti sufficientemente ampio per coprire tutti gli ambiti della casa e una rete distributiva internazionale solida e capillare. La fase due sarà quella di consolidare i brand del gruppo e la loro internazionalizzazione. Nell’immediato la strategia non prevede altre acquisizioni ma, piuttosto, un rafforzamento dei marchi attuali e della loro distribuzione.

Quali problematiche comporterà l’acquisizione di FontanaArte e come intendete affrontarle?
Le principali sfide che vedo sono di natura culturale/organizzativa e distributiva. La prima riguarda la necessità di integrare FontanaArte nella cultura e nella organizzazione Icg ma senza alterare il dna dell’azienda, rispettando le specificità e massimizzando i punti di forza di entrambe le entità.
E quella distributiva?
Riguarda innanzitutto la rassicurazione alla rete di vendita che da questa integrazione non potranno che esserci benefici per entrambe le parti. Ma sarà soprattutto necessario iniziare a presentarsi al mercato distributivo, in particolare estero, come un gruppo completo. Affronteremo un percorso lungo, che richiede anche in parte l’allineamento del posizionamento di ciascun brand.
Programmi di investimento?
Sul fronte retail, la distribuzione sarà articolata su tre poli: Americhe, con base a New York; l’area Italia-Europa-Medio Oriente, con base a Milano; e l’Asia, con base a Singapore ancora da costituire. Inoltre prevediamo l’apertura di cinque showroom di gruppo, di cui tre dovrebbero vedere la luce entro il 2017: Milano, Londra e New York. L’altra direttrice è il contract, per la quale adesso abbiamo un portafoglio di offerta ampio e altamente qualificato. Infine, investiremo sul canale on line, sul quale finora abbiamo fatto poco in quanto ci mancava la massa critica.
Si aspetta reazioni da parte di eventuali competitor?
A livello sistemico credo che il nostro lavoro possa avere solo risvolti positivi per tutto il settore, in quanto favoriamo la dinamicità e l’internazionalizzazione. Noi siamo italiani, sosteniamo il made in Italy e amiamo il territorio in cui operano le aziende. Se non ci fosse stata Italian Creation Group ce ne sarebbe stata un altra… magari straniera.
di Andrea Guolo
