Il ritorno alla crescita del settore post pandemia è messo a dura prova a causa del conflitto tra Russia e Ucraina. Si valuta un allontanamento dal mercato russo sviluppando sbocchi alternativi.
Dopo la marcata flessione registrata nel 2020 per effetto, in particolare, della diminuzione delle vendite sul mercato interno, nel 2021 il comparto delle cucine è tornato a crescere, secondo i primi dati preconsuntivi del Centro Studi FederlegnoArredo, segnando un +24% sul 2020, recuperando e superando in valore i livelli 2019 (+12,2%) pre-pandemia, beneficiando più di altri delle condizioni positive sul mercato interno. Il contributo delle vendite da parte del mercato italiano è stato, infatti, particolarmente positivo (+29,2% sul 2020) anche rispetto all’ultimo anno pre-Covid (+15,4% sul 2019).
Segno più, ma meno dinamico, per l’export che ha chiuso l’anno mettendo a segno un aumento del 14,9% sul 2020 e del 6,4% sul 2019. Analizzando i singoli mercati, è il Regno Unito a registrare il maggiore incremento con un +39,8% (+4% sul 2019), seguito dalla Francia (+24,2% sul 2020 e +16,7% sul 2019). Poi Svizzera (rispettivamente +19% e +12,2%), Germania (+17,9% e +29,5%) e Stati Uniti (+2,4%, -16,8% sul 2019). Flessione per i mercati russi (-4,8%) e cinesi (-14,8%). Positivo il saldo commerciale anche rispetto al 2019 (+7,2%).
“Il 2021 è stato un anno sostanzialmente positivo che è riuscito a recuperare il gap che si era creato nel 2020 a causa del lockdown sia della produzione che dei negozi – commenta Edi Snaidero, consigliere incaricato del Gruppo Cucine di Assarredo -. Significa che la casa, ma anche la cucina, è tornata centrale per le persone che hanno deciso di investire in questa direzione. Un secondo motivo è legato al fatto che molti investimenti, a seguito della pandemia, sono stati ritardati: come i matrimoni, ad esempio, e il conseguente ingresso in nuove case con l’acquisto di arredamento che comporta. Investimenti che si sono sbloccati già nel 2021, creando una forte richiesta da parte del mercato”.
Queste sono, dunque, le motivazioni del forte rimbalzo registrato nel 2021, che hanno portato con sé anche le prime difficoltà in merito alle materie prime. In particolare, nel comparto cucine le problematiche hanno riguardato le forniture di elettrodomestici, con conseguenze sulla supply chain tradizionale. “Tutte le aziende hanno riscontrato difficoltà nel reperimento di materiali, il che ha portato a significativi aumenti”, chiosa Snaidero. Che aggiunge “La preoccupazione attuale è legata al fatto che la bella fase di ripartenza venga frenata dagli aumenti che coinvolgono un po’ tutto, in primis l’energia da cui partono effetti a cascata sui prodotti utilizzati per produrre le cucine: dai pannelli all’acciaio, dall’alluminio alle plastiche, fino a tutto ciò che ha a che fare con il petrolio”.
L’impatto economico della forte domanda e del rincaro non si è registrato, però, solo sulle materie prime. Anche il settore dei trasporti è rimasto coinvolto, basti pensare al prezzo dei container che è addirittura quintuplicato. Costi che sono poi andati a pesare sul prodotto finale.
NUOVI MERCATI VS GLI EFFETTI DELLA GUERRA
Il conflitto tra Russia e Ucraina oltre a generare preoccupazione in tutti i mercati internazionali, in primis in Europa, sta anche aggravando le problematiche di approvvigionamento delle imprese, spingendo ulteriormente al rialzo i prezzi di materie prime ed energia. Il risultato è un aumentato costo del prodotto finale e una riduzione della competitività di prodotti e aziende italiane. “Da Ucraina, Russia e Bielorussia importiamo circa il 5,3% di tronchi, pannelli e segati che valgono 468.948 metri cubi (dati gen-nov 2021, ndr.) sui circa 9 milioni di metri cubi totali che arrivano in Italia da tutto il mondo – precisa Snaidero -. La Russia vale il 2,5%, l’Ucraina il 2,3% e la Bielorussia lo 0,5%. Il peso della Russia sull’export della filiera legno-arredo è pari a 410 milioni di euro (dati aggiornati a novembre 2021, ndr.) che nel 2019 era di 435, registrando quindi una diminuzione di circa 6 punti percentuali. Il Macrosistema arredamento e illuminazione invece vale circa 340 milioni di euro che erano 361 nel 2019 con una diminuzione registrata anche in questo caso di circa 6 punti percentuali. Nella classifica dell’export del Macrosistema arredamento la Russia è il 9 Paese, dietro a Cina, Spagna e Belgio”. Per quanto riguarda le importazioni la filiera del legno-arredo pesa 136 milioni di euro, registrando un incremento rispetto al 2019 addirittura del 41,2% a dimostrazione, soprattutto, di quanta materia prima l’Italia importi dalla Russia.
In conclusione, sebbene l’anno sia iniziato bene, nonostante l’incremento dei costi delle materie prime, la guerra sta già provocando una frenata sull’afflusso degli ordini. È oggettivo, però, che, al netto di gravi emergenze internazionali, il settore delle cucine sia destinato a proseguire il trend positivo. “Ci sono molti spazi di crescita a livello internazionale. Per quanto già facciamo 900 milioni di esportazioni, ci sono ancora – conclude Snaidero – molti mercati in cui penetrare per ovviare agli scambi commerciali con la Russia che, rappresentando 34 milioni per il settore delle cucine, non è quindi tra quelli di riferimento. Maggiore è, invece, il problema dell’importazione di legname da Russia e Ucraina”.
In questo contesto, la prossima edizione del Salone del Mobile a giugno conferma l’importanza strategica delle fiere in presenza e sarà, secondo Snaidero, “un’occasione per ricercare nuovi clienti e aprirsi al suddetto processo di slittamento verso nuovi mercati, con coraggio imprenditoriale. Sarà un’opportunità per individuare nuove strade”.

