Player nel settore dell’illuminazione di design di nicchia, Matlight Milano ha celebrato nel 2024 il suo decimo anniversario. La fusione di tecnologia avanzata con l’utilizzo di materiali lapidei di alta qualità consente al brand di realizzare pezzi unici o in edizioni limitate, rivolti principalmente a clienti privati e progetti contract selezionati. Con una crescita costante del fatturato, che nel 2025 si attesta intorno al milione di euro, Matlight ha consolidato la sua presenza internazionale, con l’export che incide per il 90% sul fatturato, diviso tra America (50%) e mercati europei. Oggi l’azienda punta ad affermarsi sempre di più come un brand di collectible design capace di aprirsi a nuovi mercati, in particolare a Oriente. Ce lo ha raccontato Matteo Terragni, founder e CEO di Matlight.
Avete festeggiato i vostri primi dieci anni di attività. Ma da dove nasce l’idea alla base del brand Matlight?
L’azienda nasce dal desiderio di tornare alle basi del design, puntando sulla concretezza e sulla materialità. L’interesse iniziale era l’illuminazione, vista come l’elemento più “magico” del design, capace di combinare estetica e funzionalità. L’idea era creare qualcosa di originale, non comune nel mercato, sperimentando abbinamenti inusuali tra materiali come il marmo e la luce. La personalizzazione è stata fin dall’inizio un elemento centrale: il cliente può scegliere il tipo di marmo e la finitura, rendendo ogni lampada unica.
La produzione è interamente made in Italy?
Sì, la maggior parte della produzione è concentrata intorno a Milano, che garantisce vicinanza agli artigiani e controllo sulla qualità. Alcuni materiali provengono da altre regioni italiane: marmo dalla Valpolicella, alabastro da Volterra e i paralumi dalla Toscana. L’artigianalità italiana consente di ottenere pezzi di precisione e durevoli, combinando lavorazioni tradizionali e tecnologie avanzate. Questo modello consente di realizzare prodotti esclusivi, difficilmente replicabili industrialmente, che mantengono alto il valore percepito.

Lavorate più per il residenziale o per il contract?
Matlight si concentra prevalentemente sul mercato residenziale e privato, con pezzi artigianali e altamente personalizzabili. Alcuni progetti contract sono stati realizzati, come lampade per hotel in Svizzera, Austria, Francia e Marocco. Tuttavia, la produzione in serie è limitata dalla complessità artigianale e dalla delicatezza dei materiali, che richiedono una gestione accurata per mantenere qualità e unicità. L’azienda collabora inoltre con architetti e interior designer per inserire pezzi iconici in grandi progetti – tra i quali di recente anche alcuni yacht – sempre in quantità gestibili per poter garantire una lavorazione artigianale al 100 per cento.
Vi collocate quindi nella nicchia del collectible design?
Sì, e ci stiamo spingendo oltre: oggi realizziamo anche pezzi unici e serie limitate di lampade e tavolini, che si collocano a metà tra design e arte. L’obiettivo è proporre oggetti che abbiano un forte valore estetico e distintivo, destinati a collezionisti, interior designer e progetti speciali, creando un dialogo tra funzionalità e pura espressività artistica.
A quanto ammonta il vostro fatturato?
Negli ultimi dieci anni, Matlight ha registrato una crescita annua costante del 15-20%, raggiungendo circa un milione nel 2025. Questo sviluppo riflette sia la crescita della domanda internazionale sia la capacità di posizionare il brand nel segmento del lusso artigianale e personalizzato, con un’attenzione particolare alla qualità e all’estetica dei prodotti.

Quanto pesa l’export sul vostro business?
Oggi l’export rappresenta circa il 90% del fatturato. I mercati principali sono gli Stati Uniti, che coprono circa la metà delle vendite, e l’Europa, con quote significative in Inghilterra, Francia e Emirati Arabi. L’Italia rappresenta una porzione più contenuta, tra il 10 e il 15% del giro d’affari totale. L’espansione internazionale è strategica, poiché consente di diversificare i rischi e consolidare la presenza del brand in mercati premium e attenti alla qualità dei materiali e alla personalizzazione dei prodotti.
Il 50% delle vostre esportazioni sono verso gli USA. Oggi i dazi sono un tema centrale e destano preoccupazione agli addetti del settore, quali opportunità ci sono a Oriente?
Abbiamo ricevuto richieste da diverse parti del mondo, dall’Ucraina a Hong Kong fino al Giappone. Alcuni progetti concreti includono lampade per boutique di lusso di importanti retailer di moda, per i quali abbiamo realizzato pochi pezzi per ciascuno spazio commerciale. Per quanto riguarda gli Emirati Arabi, stiamo valutando opportunità, ma il mercato locale ha una forte inclinazione verso progetti contract su larga scala, meno compatibili con la nostra produzione artigianale e su misura. L’approccio rimane quindi più selettivo, privilegiando pezzi iconici destinati a spazi esclusivi piuttosto che produzioni di massa.
Quali altre novità vi attendono?
Matlight – in collaborazione con l’azienda di vernici e decorazioni Pictalab – si è occupato di ridare luce, possiamo usare proprio questa espressione – ricostruendo in modo completamente fedele con alabastro e ottone l’illuminazione originale e i fregi decorativi della biglietteria partendo dai disegni e del progetto di Piero Portaluppi – all’atrio del Civico Planetario Ulrico Hoepli di Milano. L’inaugurazione di questo prestigioso progetto è prevista per il prossimo 29 ottobre.
