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“Collezionisti al salto di livello”

“Collezionisti al salto di livello”

by Redazione
27 Febbraio 2018

Parla Nina Yashar, fondatrice della galleria milanese nilufar, uno degli indirizzi di riferimento per la produzione storica e contemporanea del design.

Scoprire. Attraversare. Creare. Questo il manifesto della Galleria Nilufar, punto d’eccellenza per chi cerca un riferimento nella produzione storica e contemporanea del design. Aperta da Nina Yashar nel 1989, la galleria si muove tra tappeti antichi e complementi contemporanei, design scandinavo e arredi vintage, produzioni dei grandi maestri del design italiano e progetti di giovani designer emergenti. Yashar, con eleganza e intelligenza, ha saputo tracciare negli anni un gusto poetico e visionario, lontano dai limiti dettati dal tempo, dallo stile e dai confini geografici.

Qual è la situazione attuale del collezionismo di design contemporaneo?
Ha cominciato a fare capolino quando DesignMiami/Basel (la fiera semestrale di design che affianca l’appuntamento d’arte contemporanea Art Basel negli Usa e in Svizzera, ndr) ha creato la sezione dedicata. L’operazione e l’intento erano molto chiari e molto studiati: mettere a disposizione una nuova conoscenza ai collezionisti di opere disposti a spendere cifre importanti per l’arte, ma che spesso avevano in casa pezzi di mobilio piuttosto modesti. C’era una disparità incredibile tra ciò che sceglievano dal mondo dell’arte e gli oggetti con i quali vivevano nella loro quotidianità. L’intento da subito è stato quello di educare al design i collezionisti d’arte aprendo la cellula del design. Quindi direi che il vero collezionismo del design contemporaneo è nato lì, circa una decina d’anni fa. L’interesse delle case d’asta e delle gallerie ha fatto sì che questo fenomeno si espandesse e che il mondo del design da collezione incontrasse l’interesse di un pubblico sempre più ampio. C’è ancora tanto da fare ma fin qui è stato fatto un ottimo lavoro. Una cosa molto interessante è che alcune gallerie d’arte stanno cominciando a fare incursioni nel nostro mondo: questo vuol dire che il panorama sta cambiando.

Nilufar Depot, secondo spazio espositivo di Yashar distribuito su tre piani per circa 3mila pezzi di design storico e contemporaneo

Effettivamente, i numeri delle fiere e alcune delle ultime aste confermano un vero e proprio crescendo…
Le ultime aste di design hanno avuto un grande successo. Penso ad esempio a Phillips, una delle prime case d’asta che dall’arte hanno aperto al design da collezione. Finalmente ci sono risposte anche dallo scenario italiano, per esempio dalla casa d’asta Il Ponte. Spesso le persone preferiscono acquistare un oggetto o un arredo da collezione di grande valore, perché sono consapevoli che non saranno soggetti a svalutazione.

Questo incide anche sul suo modo di lavorare?
Questa inversione di tendenza mi sta portando a mettere in discussione alcuni aspetti della mia ricerca. Da circa due anni infatti prediligo pochissimi pezzi ma di alto livello. Penso che l’abilità di un mercante sia acquisire pezzi importanti, mantenendo un livello alto e rispondendo allo stesso tempo alle esigenze della propria clientela. È un equilibrio che bisogna essere in grado di mantenere nel tempo.

 

Come definisce il valore di un pezzo?
Cerco ogni anno di presentare proposte sempre di più alto livello, di più alto collezionismo. Ad esempio l’anno scorso ne ho presentata una dello studio di architetti Bbpr a Basilea, l’eccellenza e il massimo dell’intellettualità, anche perché avevano prodotto pochissimo. Così come Lina Bo Bardi, che ha realizzato mobili solo dal ’48 al ’51 ed è stata apprezzata solo dopo la sua morte. Anche nel mondo del design ci sono le tendenze e i clienti si sentono più sicuri a investire in pezzi dei maestri. La scena del design contemporaneo è una scommessa impegnativa, ma stimolante, vi è molta omologazione ed è difficile trovare la vera personalità, l’originalità, ma è un impegno entusiasmante a cui non mi sono mai sottratta.

Qual è lo scenario che vede oggi? Milano è ancora la base?
Penso ci sia un momento di contrazione, che sia necessario fare ordine. Quando c’è stato il vero boom, si era sommersi dai progetti e non era possibile fare la giusta selezione. È giusto che oggi ci sia un po’ di scetticismo. È stupido fermarsi, non cercare, non capire altro rispetto a quello che si sta facendo. È giusto avere il coraggio di spiazzare se stessi. Il successo è legato al talento, ma anche al duro lavoro. Non vorrei apparire troppo patriottica o auto-celebrativa, ma penso che Milano a livello mondiale sia il punto di partenza fondamentale perché al momento, più che in passato, sta vivendo una rinascita incredibile, sociale, culturale, popolare.

di Costanza Rinaldi

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