Sì è chiusa con un bilancio positivo la 35esima edizione di Coverings, la più importante fiera oltreoceano per l’industria ceramica italiana, a Orlando, in Florida. Un appuntamento particolarmente atteso per le prospettive relative agli Stati Uniti, terzo mercato di sbocco per importanza per il mercato della ceramica italiano che dipende per oltre l’80% dalle esportazioni.
Il Made in Italy presente a Coverings è stata rappresentato da oltre 80 marchi, nel cuore del Padiglione Italiano organizzato da Confindustria Ceramica, co-proprietaria del salone americano assieme ad Ascer (le ceramiche spagnole), TNCA (Tile Council of North America), NTCA (i contractors amerciani), CTDA (l’associazione dei distributori oltreoceano).
Mentre negli stand l’attenzione era concentrata sulle novità e sull’innovazione del design targato Made in Italy, nei corridoi i manager delle aziende ceramiche e gli importatori statunitensi hanno discusso intensamente su cosa potrebbe accadere a giugno, quando il presidente degli Stati Uniti dovrà decidere se fare marcia indietro o confermare l’imposizione del dazio del 10% sulla ceramica.
Un banco di prova importante in un mercato americano che, nonostante la contrazione del 2024 (-5,1% i consumi e -3,5% le importazioni di ceramica), sta mostrando segnali di ripresa nei primi mesi del 2025, con un +15,9% di esportazioni italiane in volume e +11,9% in dollari Usa, secondo l’U.S. Department of Commerce. Un mercato che, nonostante le difficoltà, continua a riconoscere e premiare l’eccellenza del Made in Italy: nel 2024 la produzione italiana ha confermato la leadership per valore delle importazioni sul mercato Usa con oltre 700 milioni di dollari pari al 29,2% dell’import totale, e un prezzo medio di quasi 25 dollari al mq.
“La guerra commerciale non paga nessuno”, ha sottolineato Armando Cafiero, direttore di Confindustria Ceramica. “Continueremo a farci sentire in tutti i modi dall’Europa con i colleghi spagnoli, ma sono sicuro che anche i colleghi americani faranno un lavoro analogo sulla loro amministrazione, perché i dazi fanno male all’economia in generale”.
I produttori di piastrelle italiani – 125 stabilimenti e oltre 18mila addetti concentrati per l’85% nel distretto di Sassuolo, con una produzione 2024 di 370 milioni di mq e circa 6 miliardi di euro di vendite – non possono infatti rischiare di perdere il mercato statunitense dove detengono una leadership importante e che si fonda su qualità, design e sostenibilità, come ribadisce tra l’altro la nuova campagna “I choose responsibility” lanciata da Ceramics of Italy.
“A giugno scadrà la sospensione annunciata da Trump e, se non sarà trovato un accordo tra Washington e Bruxelles, entrerà in vigore il dazio aggiuntivo trasversale di un ulteriore 10% anche sulle ceramiche italiane, che si andrebbe a sommare all’8,5% cui siamo abituati da sempre e al 10% imposto a inizio aprile”, ha aggiunto Vittorio Borelli, vicepresidente di Confindustria Ceramica e amministratore delegato di Fincibec.
Intanto il clima di incertezza sta spingendo molti operatori a fare scorte, gonfiando le importazioni dei primi mesi, come confermano i dati non solo italiani ma anche dei ceramisti spagnoli, con il timore che seguirà un rimbalzo negativo nei trimestri successivi.
Accanto alla questione dazi, a caratterizzare questa edizione è stata anche la forte attenzione alla sostenibilità ambientale, con numerose aziende italiane che hanno presentato prodotti certificati a basso impatto di Co2 e materiali pensati per ridurre il consumo energetico negli edifici. Una tendenza che risponde alle crescenti richieste dei grandi studi di architettura americani, sempre più orientati verso soluzioni ecosostenibili nei progetti edilizi.
