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Andrea Branzi by Toyo Ito: il design come “presente continuo” alla Triennale Milano

Andrea Branzi by Toyo Ito Continuous Present. Installation View. Ph. Andrea Rossetti, Triennale Milano

Andrea Branzi by Toyo Ito: il design come “presente continuo” alla Triennale Milano

by Rossana Cuoccio
23 Marzo 2026

Alla Triennale Milano va in scena una delle mostre più attese della stagione culturale 2026: Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present, aperta al pubblico fino al 4 ottobre. Un progetto espositivo di ampio respiro che consolida il partenariato tra Fondation Cartier pour l’art contemporain e l’istituzione milanese, restituendo uno sguardo inedito su Andrea Branzi, figura chiave del design radicale e della cultura progettuale contemporanea.

A firmare il racconto è Toyo Ito, architetto giapponese premio Pritzker e compagno di lunga data nel dialogo creativo con Branzi. Più che una retrospettiva, la mostra si configura come un ritratto intimo e fluido, costruito per restituire quella dimensione di “presente continuo” che dà il titolo all’esposizione: un tempo sospeso in cui opere e pensiero sfuggono a qualsiasi linearità storica.

Andrea Branzi by Toyo Ito Continuous Present. Installation View. Ph. Andrea Rossetti, Triennale Milano

Il percorso, ideato da Ito insieme a Lorenza Branzi e Nicoletta Morozzi, con la curatela di Nina Bassoli e Michela Alessandrini, si sviluppa come un itinerario biografico che attraversa oltre cinque decenni di ricerca. Dalle sperimentazioni radicali a Firenze con Archizoom Associati – collettivo protagonista della stagione dell’architettura radicale – fino alle esperienze con Studio Alchimia e Memphis, il racconto approda a una visione del design sempre più antropologica, incentrata su fragilità, ibridazione e coesistenza tra sistemi.

Oltre 400 opere – tra installazioni ambientali, modelli, disegni, oggetti, video e materiali d’archivio – costruiscono un paesaggio espositivo concepito da Ito come un “flusso ininterrotto”. Non una sequenza ordinata, ma un sistema di “flussi e vortici” in cui il visitatore è chiamato a muoversi liberamente, cogliendo connessioni impreviste tra discipline e scale progettuali.

Andrea Branzi durante una una lezione al Politecnico di Milano, 2009-2010. Ph. Christian Galli

Cuore teorico della mostra è il progetto No-Stop City (1969-1972), qui reinterpretato attraverso una grande installazione site-specific che ne ribadisce la portata visionaria: una critica radicale alla metropoli moderna e, al tempo stesso, un’intuizione anticipatrice delle dinamiche urbane contemporanee. Attorno a questo nucleo si sviluppa un arcipelago di undici sezioni tematiche che spaziano dalle Metropoli teoriche alle sperimentazioni materiche di Decorattivo, fino alle ricerche paesaggistiche di Superfici attive e agli interni domestici di Case a pianta centrale, dove emerge la celebre serie Animali domestici.

Al centro dello spazio espositivo tornano le installazioni Ellipse e Gazebo, già presentate nel 2008 alla Fondation Cartier nella mostra Open Enclosures: ambienti che incarnano la porosità tra architettura, natura e dispositivo espositivo, anticipando lavori monumentali come Record e Paradiso. Non manca un focus sulla dimensione curatoriale e museografica di Branzi, né sulle sue riflessioni più recenti, come Ospitalità cosmica e Oggetto ibrido, che interrogano il design come pratica di coabitazione tra specie e sistemi.

A sottolineare la centralità della trasmissione del sapere, il percorso include una sezione dedicata a pubblicazioni e interviste video inedite realizzate da Hans Ulrich Obrist, figura di riferimento della curatela internazionale, che dialoga con Branzi lungo il tracciato espositivo.

Ad accompagnare la mostra, un articolato public program tra aprile e ottobre 2026, che si inaugura con la lecture di Toyo Ito il 20 aprile, in occasione della Milano Design Week.

Con Continuous Present, Triennale Milano non propone semplicemente una retrospettiva, ma attiva un dispositivo culturale capace di restituire l’eredità viva di Andrea Branzi: un pensiero progettuale che continua a interrogare il presente, senza mai smettere di trasformarsi.

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