La città di Bergamo ha approvato il progetto esecutivo della nuova piazza Tiraboschi. L’intervento urbanistico mira a trasformare l’area in un nuovo polo attrattivo, riconnettendo il centro cittadino con i parchi limitrofi e il sistema delle caserme Montelungo e Colleoni. Il progetto – che avrà un costo complessivo di 2 milioni di euro, prevede l’inizio dei lavori per il tardo autunno 2025 e il completamento entro la fine del 2026 – che comprende la realizzazione di spazi pubblici verdi, pedonali, carrabili e parcheggi, vedrà la sua conclusione nel 2026, in concomitanza con l’apertura della nuova GAMeC, destinata a diventare un punto di riferimento culturale per la città.
La nuova GAMeC nascerà dalla trasformazione dell’ex palazzetto dello sport di Via Pitentino, un edificio a forma ellittica realizzato negli anni ’60. Il progetto di retrofit architettonico, firmato dallo studio C+S Architects, ha scelto di preservare la struttura originale dell’edificio, demolendo solo le gradinate e mantenendo intatta la fascia dei pilastri che ne caratterizzano la forma. L’idea alla base della trasformazione è quella di mantenere il dialogo tra passato e futuro, con un intervento che integri la tradizione locale con le esigenze contemporanee di un museo d’arte.

“La GAMeC – ha dichiarato Carlo Cappai, socio fondatore di C+S Architects – si inserisce come una lanterna luminosa, un polo attrattore che rinvigorisce la città, innestando nuove energie urbane grazie a un progetto che unisce passato e innovazione”. Il nuovo edificio si sviluppa sopra la piazza, una piattaforma rialzata pavimentata in pietra bianca di Apricena, che si raccorda con le strade circostanti e il parcheggio adiacente. La scelta della pietra, in continuità con la tradizione bergamasca, si estende anche alle rampe e alle sedute, creando un sistema armonioso tra la piazza e il museo.
Un aspetto innovativo del progetto riguarda la sua apertura verso la città. Il museo, concepito come uno spazio fluido, mira a coinvolgere non solo gli appassionati d’arte, ma anche diversi gruppi sociali, compresi i più giovani, che potranno fruire della hall del museo anche al di fuori delle ore di apertura. “Desideriamo – ha aggiunto Maria Alessandra Segantini, cofondatrice dello studio C+S che il museo esca dai suoi confini fisici per diventare un luogo di incontro per la comunità, un ambiente dove diverse generazioni possono convergere e interagire”.
