Il piano “Novecentopiùcento” e lo spazio permanente dedicato a Gio Ponti segnano una nuova fase per il sistema culturale milanese, sempre più aperto al dialogo tra architettura, cittadinanza e funzioni ibride.
Milano sta vivendo una trasformazione che sta ridefinendo il rapporto tra architettura, cultura e spazio pubblico. Da città storicamente legata alla conservazione del proprio patrimonio, il capoluogo lombardo si sta progressivamente affermando come piattaforma internazionale della cultura contemporanea, dove il museo smette di essere un luogo chiuso e separato dalla vita urbana per diventare parte integrante della città. È in questo scenario che prende forma il concetto di “museo espanso”, una visione che trova una delle sue espressioni più rilevanti nel progetto “Novecentopiùcento”, l’ampliamento del Museo del Novecento destinato a modificare in modo significativo il rapporto tra istituzione culturale e tessuto urbano.
“Milano sta vivendo una fase molto interessante della propria evoluzione culturale e urbana. Oggi il museo non è più pensato come un luogo chiuso, separato dalla città e frequentato solo da un pubblico specialistico”, spiega l’architetto Sonia Calzoni, alla guida del team vincitore del concorso internazionale. “Il concetto di ‘museo espanso’ nasce proprio da questa trasformazione: il museo diventa uno spazio permeabile, connesso alla vita urbana, capace di dialogare con le piazze, con il paesaggio architettonico e con le persone che attraversano la città ogni giorno. In una città come Milano questo significa ripensare il rapporto tra cultura e spazio pubblico. I nuovi musei – o gli ampliamenti dei musei storici – non sono soltanto contenitori di opere, ma dispositivi urbani che generano relazioni, percorsi, occasioni di incontro e nuovi modi di vivere il centro urbano”.
Dopo un lungo contenzioso amministrativo, il progetto entra ora nella fase operativa grazie al via libera del Consiglio di Stato del 19 marzo 2026. L’avvio dei lavori è segnato dall’installazione delle impalcature sul Secondo Arengario, con le prime attività previste da metà maggio e inizio giugno. Il progetto, selezionato nel 2021 e approvato nel 2024, prevede un investimento superiore ai 27 milioni di euro, di cui 21 milioni riconosciuti come operazioni strategiche a livello europeo. L’inaugurazione è prevista entro la fine del 2028. L’intervento aggiungerà oltre mille metri quadrati di nuovi spazi espositivi, portando la superficie complessiva del museo a circa 6.800 metri quadrati. Il cuore architettonico del progetto sarà la nuova connessione tra i due edifici dell’Arengario, storicamente separati, attraverso una passerella pedonale in vetro sospesa a 20 metri sopra Piazza Duomo e sviluppata per una lunghezza di 18 metri. “L’ampliamento del Museo del Novecento nasce dall’idea di rafforzare il rapporto tra il museo e la città, non soltanto attraverso nuovi spazi espositivi, ma costruendo un luogo più aperto, accessibile e vissuto”, continua Calzoni. “Il progetto sviluppa un sistema di connessioni e percorsi che amplia l’esperienza del visitatore e valorizza il dialogo tra arte, architettura e spazio pubblico nel cuore di Milano”.
Il piano interpreta in modo concreto una tendenza che negli ultimi anni ha ridefinito il ruolo delle istituzioni culturali. Non a caso, il 24 agosto 2022, durante l’Assemblea Generale Straordinaria di ICOM a Praga, è stata approvata una nuova definizione internazionale di museo, descritto come “un’istituzione permanente senza scopo di lucro e al servizio della società”, aperta, accessibile e inclusiva, capace di promuovere partecipazione, sostenibilità e condivisione delle conoscenze. “Questa tendenza contemporanea all’apertura delle istituzioni alla città è quanto in modo contemporaneo il Museo del Novecento si prefigge di perseguire anche dal punto di vista sociale e simbolico”, sottolinea l’architetto.
Accanto agli spazi espositivi, il progetto prevede l’inserimento di funzioni aperte alla città come caffetteria, bookshop, auditorium e aree dedicate a eventi temporanei. “Funzioni che non sono semplicemente complementari al museo, ma che contribuiscono a renderlo uno spazio realmente urbano, frequentabile e permeabile anche al di fuori della visita espositiva”. L’obiettivo è quello di creare un’infrastruttura culturale capace di generare relazioni e occasioni di incontro. “L’idea è quella di costruire un luogo vivo durante tutto l’arco della giornata, capace di accogliere cittadini, studenti, visitatori e attività culturali diverse, favorendo occasioni di incontro e partecipazione. È proprio in questa apertura verso la città che il concetto di museo contemporaneo trova oggi una delle sue espressioni più significative”.
All’interno di questa stessa strategia urbana si inserisce anche un altro progetto destinato a rafforzare il ruolo di Milano come capitale della cultura del progetto: il nuovo museo permanente dedicato a Gio Ponti, che sorgerà all’interno dell’ADI Design Museum entro la fine del 2026. Il progetto punta a reinterpretare in chiave contemporanea l’eredità di una delle figure più influenti del Novecento italiano. Il nuovo spazio, ricavato attraverso un soppalco di circa 700 metri quadrati, ospiterà opere, documenti, modelli e progetti dell’architetto milanese, dal Grattacielo Pirelli alla Superleggera di Cassina, fino all’esperienza editoriale di Domus e alle collaborazioni con il sistema industriale italiano. Più che un semplice spazio espositivo, il museo sarà pensato come un centro di ricerca, divulgazione e confronto sulla cultura del progetto, con attività didattiche, archivi digitali e programmazioni temporanee. Per Calzoni, questi interventi fanno parte di una trasformazione più ampia che sta ridefinendo il volto urbano della città.
“Milano è una città straordinariamente vivace, in continua trasformazione, capace nel tempo di reinterpretare la propria identità senza perdere il legame con la sua storia”, osserva. “In questo processo la cultura ha avuto un ruolo centrale, diventando non solo un elemento simbolico ma anche un motore di rigenerazione urbana e di qualità dello spazio pubblico”. L’architetto cita l’evoluzione dell’ADI Design Museum, i progetti culturali legati a Fondazione Prada, così come le trasformazioni urbane di CityLife e Porta Nuova, dove architettura, spazio pubblico e funzioni culturali contribuiscono alla nascita di nuove centralità urbane. “In questa direzione si inserisce anche il progetto del padiglione City Oval, con la riqualificazione di una grande arena di circa 4mila metri quadrati trasformata in una sorta di piazza coperta contemporanea: uno spazio aperto, flessibile e accessibile alla cittadinanza, destinato a ospitare eventi culturali, attività pubbliche e occasioni di incontro”. Secondo Calzoni, è proprio questa capacità di integrare memoria storica, innovazione e qualità urbana a definire oggi l’identità della città.
