Consolidare la patrimonializzazione delle aziende, favorire il ricambio generazionale e manageriale, attrarre investimenti e partnership industriali, aumentare la resilienza del sistema produttivo e rendere il Friuli Venezia Giulia più competitivo in Europa. Sono questi gli obiettivi al centro del nuovo modello di politica industriale presentato dal Cluster Legno Arredo Casa FVG, il consorzio regionale che promuove lo sviluppo del comparto legno-arredo e sistema casa in Friuli Venezia Giulia, nella sede di Confindustria Udine, frutto del confronto con Confindustria, Friulia e Regione FVG.
Il messaggio lanciato dal presidente del Cluster, Edi Snaidero, è netto: l’aggregazione tra imprese, un tempo opzione facoltativa, è oggi una necessità per affrontare la concorrenza internazionale, Cina in testa.
Il quadro che giustifica l’urgenza è tracciato da dati che parlano chiaro. Tra il 2022 e il 2024 il mercato europeo del mobile ha perso il 5,8% di fatturato e oltre 61 mila posti di lavoro (fonte EFIC/FederlegnoArredo). Nel primo trimestre 2026 l’export italiano del settore segna un calo del 7,42%, con il Friuli Venezia Giulia a -6,41% (Istat). Pesano soprattutto i mercati esteri: Stati Uniti -24%, Spagna -9%, Francia e Germania -3%.
Sul fronte opposto avanza la Cina, che nel 2025 è diventata il primo fornitore di mobili della Germania con 3,15 miliardi di euro di importazioni (+9,3%). Non è più solo una questione di prezzo: Pechino compete ormai su design, qualità, automazione e velocità produttiva.
Per il Friuli Venezia Giulia la posta in gioco è alta: il comparto legno-arredo conta 2.169 imprese (per lo più PMI), pari al 20% del tessuto manifatturiero regionale, con 17.533 addetti — il secondo settore industriale della regione per fatturato, export e occupazione.
“Non è più tempo di parole, servono fatti”, ha dichiarato il presidente del Cluster, Edi Snaidero. “In Europa il settore ha perso dal 2022 al 2025 circa 100 mila addetti: sono numeri preoccupanti. Si sommano poi l’aumento dei costi energetici, le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, i dazi americani, il rallentamento del mercato immobiliare europeo e nordamericano, con la domanda di arredamento strettamente collegata al settore delle costruzioni. Il sistema Europa, nel suo complesso, è in crisi. Non riguarda solo noi, basta guardare il comparto automotive: importiamo sempre di più. Il costo del lavoro non è più il fattore determinante, in Cina hanno robotizzato, digitalizzato, centralizzato e verticalizzato la produzione. Hanno forza e potenza e ora, con i dazi americani, spingono ancora di più verso l’Europa, che importa circa 20 miliardi di euro di mobili di cui circa il 68% dalla Cina. Ecco perché la competizione, oggi, non si gioca più tra singole imprese, ma tra sistemi industriali. Il vantaggio competitivo del Made in Italy resta intatto: qualità, design, specializzazione. Ma la capacità di fare sistema deve diventare il prossimo fattore competitivo. Con umiltà dobbiamo essere capaci, mantenendo la nostra identità, di imparare da chi ha saputo organizzarsi meglio”.
Il Cluster propone una piattaforma regionale permanente per accompagnare le imprese nei percorsi di crescita e aggregazione, basata su quattro pilastri: strumenti di autovalutazione e accompagnamento specialistico, supporto ai piani industriali, strumenti finanziari dedicati e una governance condivisa tra imprese, Friulia (con il supporto del Cluster) e la regia della Regione. Nel meccanismo, il Cluster avrà il ruolo di facilitatore nell’individuare le aziende pronte al percorso, mentre Friulia coordinerà competenze industriali, organizzative e finanziarie per favorire aggregazioni stabili.
Al tavolo, tra gli altri, Paolo Fantoni, presidente di Fantoni SpA, leader mondiale nella produzione di pannelli MDF e truciolare) e Alessandro Calligaris, presidente di Calligaris, storica azienda di Manzano nel design dell’arredo. Alessandro Fantoni, capogruppo Legno Arredo di Confindustria Udine, ha quantificato l’effetto delle politiche protezionistiche Usa: +20% di export cinese verso l’Europa. Ha inoltre sottolineato lo squilibrio sul fronte ambientale — l’Europa ha tagliato le emissioni di 900 milioni di tonnellate di CO₂ negli ultimi dieci anni, mentre la Cina le ha aumentate di quasi 2 miliardi costruendo nuove centrali a carbone — un divario che rischia di trasformare la decarbonizzazione europea in deindustrializzazione.
Marco Signori, direttore generale di Friulia, la finanziaria regionale del Friuli Venezia Giulia, costituita nel 1967 con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo economico del territorio, ha ricordato che le leve tradizionali di crescita (penetrazione dei mercati, sviluppo prodotti e mercati, diversificazione) restano valide ma richiedono oggi governance più solide, competenze manageriali e sistemi di reporting robusti. Friulia, ha detto, è pronta a sostenere finanziariamente i processi di aggregazione.
Concorde anche l’assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, che ha ricordato come il 95% delle aziende del territorio sia medio-piccolo, e ha indicato tra gli strumenti a disposizione l’Agenda FVG Manifattura 2030, le reti d’impresa e l’internazionalizzazione.
