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FederlegnoArredo: “Il 96% della filiera adotta materiali sostenibili”

Claudio Feltrin, Presidente di FederlegnoArredo

Legno-arredo, l’export cala del 5,2% nel primo trimestre

by Redazione
9 Luglio 2026

Continua a soffrire l’export della filiera legno-arredo italiana, che con 4,4 miliardi di euro di valore chiude il primo trimestre del 2026 con una flessione del 5,2%. A marzo, secondo i dati dell’export elaborati dal Centro Studi di FederlegnoArredo su dati Istat, il calo si attesta al 3%, in un contesto internazionale segnato dalla debolezza della domanda e da tensioni geopolitiche. A pesare maggiormente sul risultato sono gli Stati Uniti, che registrano una contrazione del 15,4% e si confermano il mercato con la perdita più significativa in valore assoluto. Restano in territorio negativo anche Germania (-6,9%) e Francia (-3,4%), primi partner europei della filiera. Tra i pochi segnali positivi si distinguono Spagna (+1,3%), Svizzera (+3,3%), Paesi Bassi (+3%) ma la crescita interessa prevalentemente mercati di dimensioni più contenute e non riesce a compensare la frenata dei principali sbocchi commerciali.

“La forte frenata degli Stati Uniti, insieme alle difficoltà di Germania e Francia, sottrae slancio ai nostri principali mercati di riferimento. A questo si aggiunge – ha dichiarato Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo – l’impatto del conflitto in Medio Oriente, area strategica che, nel primo trimestre, segna una contrazione dell’export del 23,4%. I primi segnali di recupero registrati ad aprile nei Paesi OPEC sono abbastanza incoraggianti, ma il quadro resta ancora fragile e incerto. In Medio Oriente, l’impatto del conflitto in Iran si è manifestato infatti con particolare intensità nel mese di marzo, quando le esportazioni verso l’area sono crollate addirittura del 48,8%. Pesantissime le flessioni registrate negli Emirati Arabi Uniti (-78,5%) e in Arabia Saudita (-57,3%). Tuttavia, vogliamo intravedere qualche segnale di graduale ripresa: per il comparto del mobile, infatti, l’export verso i Paesi OPEC passa dal -66% di marzo al -27% di aprile, indicando un progressivo riavvio degli scambi dopo la fase di blocco iniziale”.

Al contempo, emerge il fenomeno delle importazioni di mobili dalla Cina, cresciute del 19,6% nel solo mese di aprile. “Nel cumulato dell’anno – spiega Feltrin – il dato rimane ancora negativo (-6,6%), ma esclusivamente per effetto dei picchi raggiunti nel 2025. L’aumento dei prodotti in ingresso, mentre l’export dei nostri prodotti rallenta, rappresenta un elemento di particolare attenzione per la competitività dell’industria nazionale e per gli equilibri del mercato interno. Vanno pertanto garantite condizioni di concorrenza equilibrate ed è indispensabile continuare a investire sull’internazionalizzazione per facilitare l’apertura di nuovi sbocchi commerciali. Continuiamo pertanto a chiedere all’Europa che metta in campo tutte le misure indispensabili per la difesa del mercato interno, effettuando severi controlli sulle merci in entrata. Il rispetto delle regole che l’Europa impone alle nostre aziende, deve valere anche per chi produce fuori dai confini europei. Non farlo significa consentire una concorrenza sleale”.

Anche il mobile, secondo i dati di FederlegnoArredo, continua a risentire della debolezza internazionale. Nel primo trimestre il fatturato dell’industria ha registrato un calo del 3,5%, determinato soprattutto dalla flessione delle esportazioni (-7,5%). Le importazioni rimangono negative nel cumulato gennaio-marzo (-6%), ma mostrano un progressivo recupero mese dopo mese fino ad accelerare ad aprile con un +11,2%, dato che va letto alla luce degli elevatissimi livelli registrati, in particolare dalla Cina, che nel solo mese di aprile crescono del 19,6%.

Più stabile la situazione dell’industria del legno che chiude il trimestre con un fatturato sostanzialmente invariato (+0,2%). La dinamica dei prezzi alla produzione (+3,7% nel periodo gennaio-aprile) compensa in parte la contrazione dei volumi produttivi (-5,6%), in un contesto caratterizzato da forti tensioni sulle materie prime, in particolare sui segati, che registrano incrementi di prezzo superiori al 9%.

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