Sul palco durante il 12° Pambianco Interni Design Summit – intitolato “Design, industria e geopolitica: come stanno cambiando mercati, filiere e strategie di crescita nell’arredo” e andato in scena il 24 giugno a Milano -, Flavio Manzoni, Chief Design Officer di Ferrari, ha raccontato come disegnare un’automobile sia creare un mix di arte e di scienza. “Secondo me – ha detto – il design è cultura del progetto; e quindi quando si affronta il disegno di una nuova Ferrari è fondamentale comprenderne anche le ragioni tecniche, ovvero le caratteristiche che poi andranno a caratterizzare il prodotto da un punto di vista ingegneristico. È una sintesi importante e difficile da fare, perché vuol dire riuscire a materializzare l’essenza del progetto, nella definizione della forma”.
Nel mercato attuale poi la questione si complica perché bisogna declinare questa operazione di sintesi parlando anche alle nuove generazioni, sempre più giovani, di clienti che si affacciano al mercato Ferrari. “Le operazioni che abbiamo fatto in questi anni – ha aggiunto il designer -, a partire dal 2010 con la nascita del Centro Stile Ferrari, sono sempre state volte a creare oggetti all’avanguardia, molto innovativi, in grado quindi di creare un ponte tra quella che è la storia di Ferrari e il futuro dell’automobile. E sottolineo che dal 2010 ad oggi parliamo di oltre 70 progetti, tra auto di serie e vetture da pista. Ma questo modus operandi ci ha permesso di conquistare categorie di clienti sempre nuove, sempre diverse e, per l’appunto, di affascinare in particolare i giovani. Tanto che oggi l’età media della nostra clientela è scesa considerevolmente, proprio in virtù di questa continua innovazione, di questo spirito creativo che infondiamo in ogni nuovo progetto”.
Senza dimenticare che la Ferrari lavora seguendo determinati criteri, ‘storici’, che ne definiscono anche la ricerca e lo sviluppo. “Il processo di sviluppo di una Ferrari è lungo – ha specificato Manzoni -, può andare infatti dai tre ai cinque anni: di conseguenza tutte le caratteristiche di ogni progetto vengono discusse più volte all’interno del team del Centro Stile. Ma quello che noi riteniamo fondamentale è proprio questa sinergia: ovvero il fatto di pensare all’oggetto come un qualcosa di olistico, che investe tutte le aree della Ferrari e quindi riteniamo che possa portare a un circolo virtuoso nel progettare. Anche per questo il brand Ferrari negli ultimi quindici anni ha allargato moltissimo il suo raggio di azione, passando dai parchi tematici alla moda e, più di recente, anche alla vela”.
Guardando avanti, ha concluso il progettista, il Dna di questa azienda resterà sicuramente quello di innovare. “I prossimi progetti saranno in linea con quello che abbiamo costruito in questi anni ma, allo stesso tempo, sempre pensati verso il futuro. Come italiani non ci dobbiamo mai dimenticare che questo è il massaggio che ci hanno trasmesso i maestri del design: io stesso sono cresciuto ammirando i capolavori dei grandi, da Castiglioni a Bellini e a tanti altri. E la loro visione è stata sempre verso il futuro, verso l’innovazione, verso l’idea di aprire nuove strade. E questo continua ad essere un obiettivo importante, anche se le condizioni di contorno sono più complicate di quelle di una volta, poiché siamo in un mondo che viaggia veloce”.