Sul palco durante il 12° Pambianco Interni Design Summit – intitolato “Design, industria e geopolitica: come stanno cambiando mercati, filiere e strategie di crescita nell’arredo” e andato in scena il 24 giugno a Milano, presso Palazzo Mezzanotte -, Paola Navone, architetto, designer e fondatrice di Otto Studio, ha raccontato dell’importanza del fattore creativo per chi lavora con e per il design. Un elemento che da sempre è stato centrale nel suo lavoro di progettista a 360 gradi: ha avuto infatti un approccio multidisciplinare nel corso di tutta la carriera, collaborando con un variegato portfolio di clienti italiani e internazionali e occupandosi di progetti di arredo d’interni come di product design; dalla scala dell’architettura a quella del dettaglio stilistico di un prodotto ‘di consumo’.
“Il mio approccio progettuale – ha spiegato – è innanzitutto strettamente legato anche al mondo dell’artigianato. In primo luogo perché nel corso della mia carriera ho sempre sviluppato e fatto mia una passione per i luoghi dove si producono le cose. E anche i primi luoghi di lavoro che ho conosciuto erano sostanzialmente artigianali. Successivamente però mi sono appassionata anche all’industria, avendo pure avuto la fortuna di vivere vent’anni a cavallo tra Milano e Hong Kong. E proprio nel sud-est asiatico ho lavorato tanto con aziende, anche molto grandi, che però utilizzavano dei sistemi produttivi artigianali”.
Da questo connubio tra artigianalità e standardizzazione si è quindi sviluppato il metodo creativo di Paola Navone. “L’esperienza in un modo così ‘distante’ dal nostro mi ha fatto capire quanto sia importante che in ogni prodotto di design la traccia della mano dell’uomo sia presente. Partendo dal presupposto che la produzione, nel caso delle aziende grandi ma sempre artigianali, portasse alla creazione di migliaia di pezzi che pur essendo standardizzati, alla fine erano leggermente diversi ognuno dall’altro. Si trovava sempre in ogni articolo qualche piccolo ‘errorino’ che però diventava l’elemento fondamentale per fare si che ogni prodotto fosse un pezzo unico. Allora ho cercato anche di portare anche all’industria questo processo creativo: quello di inventare dei piccoli incidenti di percorso, di tipo se vogliamo appunto artigianale, per ottenere prodotti di design di alto livello ma non esattamente tutti uguali, pur essendo realizzati in numeri grandi come quelli appunto dell’industria”.