Durante il 12° Pambianco Interni Design Summit – intitolato “Design, industria e geopolitica: come stanno cambiando mercati, filiere e strategie di crescita nell’arredo” e andato in scena il 24 giugno a Milano – Walter Ruffinoni, direttore generale di Poli.Design, ha affrontato una questione centrale del mondo del lavoro che verrà. Anche e soprattutto in relazione a un settore complesso, innovativo e in costante evoluzione come quello dell’arredo. Ovvero quella definita come ‘lifelong learning’: “Il mondo che stiamo vivendo – ha spiegato – sta cambiando in maniera rapidissima e molto profonda. E quello che emerge dalle riflessioni di Poli.Design è che la scuola non è più in grado di fornire, al termine di ogni percorso di apprendimento, un bagaglio di competenze che sia sufficiente per l’esperienza professionale. Mentre le generazioni del Novecento ottenevano dalla scuola una struttura di nozioni sufficiente a garantire lo sviluppo di tutto il percorso professionale, oggi se siamo fortunati riesce a garantire competenze professionali per appena cinque anni; e in molti casi addirittura tre”.
Secondo le analisi presentate sul palco dal manager che oggi guida il centro per la formazione post laurea che è parte integrante del Sistema Design del Politecnico di Milano – e che fornisce dai master ai corsi executive alle esperienze tailor-made per le aziende -, ‘i lavoratori di oggi e di domani sono ‘condannati’ a rimanere studenti a vita. E le aziende di conseguenza sono destinate a diventare sempre più un’estensione del sistema scolastico: dovranno infatti affrontare un processo di upskill continuo dei loro dipendenti, di aggiornamento delle competenze e di ammodernamento sempre più ampio delle capacità. “Una struttura come Poli.Design sta già vivendo questa transizione scolastica, dovendo inventarsi, per una formazione ‘continua’, nuovi format che vadano a sostituire quelli storicamente classici che però non sono più validi. In questa direzione quindi, la formazione diventa sempre più integrata nel mondo del lavoro e basata su esperienze di progetto: deve essere flessibile e ibrida, in presenza e in remoto in base a quali necessità devono essere gestite e affrontate”.
Nel futuro delle aziende del design allora, questo aspetto di formazione lifelong non sarà più un optional ma diventerà invece un fattore critico di successo, per tenere adeguati a livello di competenze i propri dipendenti, cercando nel contempo di non perdere il treno dell’evoluzione tecnologica. “Da tutto ciò – ha concluso Ruffinoni – esce anche un nuovo modello di leadership aziendale che porta in dote quelle che sono le competenze tipiche proprio del mondo del design. Quelle cioè di dare senso, di unire i puntini, di orchestrare diversi attori, di co-progettare le soluzioni. Ecco perché, per il presente e il futuro, ci vediamo come Poli.Design centrali in questa trasformazione: sia sull’aspetto della formazione continua che sulla capacità di creare le basi affinché il design diventi una competenza strategicamente fondamentale per i ‘leader’ aziendali del futuro. Allora ci poniamo l’obiettivo di aiutare le aziende proprio a trasformare il design nella competenza chiave per il futuro: capace di far leggere il presente e insieme di far progettare questo futuro così complesso”.