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Federlegnoarredo, ad aprile 2026 produzione industriale a -7%

Claudio Feltrin

Federlegnoarredo, ad aprile 2026 produzione industriale a -7%

by Paola Gervasio
10 Giugno 2026

“Le difficoltà sono arrivate al consumatore finale. Ora servono misure per sostenere redditi, fiducia e domanda interna”. A parlare è Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo. I diffusi oggi da Istat sulla produzione industriale di aprile confermano il permanere di una fase particolarmente difficile per la filiera legno-arredo, che assume ancora maggiore rilevanza se confrontati con l’andamento della manifattura nel suo complesso che cresce dell’1,8%, sostenuta soprattutto dai comparti dei mezzi di trasporto e della farmaceutica.

“Ad aprile il comparto del legno registra infatti una flessione dell’8,7%, mentre il settore del mobile segna -7%, collocandosi tra i comparti manifatturieri con le performance più negative. Un arretramento progressivo che – spiega Feltrin – nei primi due mesi dell’anno si attestava invece su percentuali vicine alla stabilità (-0,7 a gennaio e -0,4 a febbraio). Anche nel resto d’Europa i maggiori produttori di mobili stanno risentendo pesantemente della crisi, con la Germania che ad aprile registra un -5,8% e la Polonia -6,3%.

Ma, per la prima volta – prosegue Claudio Feltrin – i dati Istat elaborati dal nostro Centro Studi descriverebbero uno scenario secondo cui la situazione geopolitica e le difficoltà economiche stanno raggiungendo il consumatore finale. Il calo dei beni di consumo, compresi moda, accessori e altri prodotti destinati alle famiglie, lascia intendere che la capacità di spesa si sta progressivamente riducendo. Non a caso i beni di consumo durevoli ad aprile registrano un pesante -10,3%.

Probabilmente, fino ad oggi produttori, distributori e rivenditori sono riusciti ad assorbire parte delle tensioni del mercato, facendo da argine alla debolezza della domanda. Oggi sembra invece che questo argine si stia indebolendo e che le difficoltà siano arrivate direttamente alle famiglie, alle prese con salari che crescono meno del necessario, costi energetici ancora elevati e un generale aumento del costo della vita”.

Per FederlegnoArredo il settore che rappresenta è tradizionalmente uno dei termometri più affidabili della fiducia delle famiglie e degli investimenti domestici. Quando si rinviano acquisti importanti come mobili e interventi per la casa significa che prevale l’incertezza sul futuro. “Per questo – conclude Feltrin – è fondamentale mettere in campo politiche che rafforzino il potere d’acquisto delle famiglie, sostengano i redditi e restituiscano fiducia ai consumatori.

A preoccupare il settore è anche il nuovo aumento dei prezzi della materia prima legnosa, destinato a incidere nei prossimi mesi sui costi dell’energia e di conseguenza della produzione e sui prezzi finali, comprimendo ulteriormente la competitività delle imprese e i margini indispensabili anche per i futuri investimenti.

EXPORT E CINA

Intanto nel primo bimestre 2026 l’export segna un calo del -6,4% a 2,76 miliardi di euro. “I primi mesi dell’anno confermano una situazione di forte difficoltà sui mercati internazionali, mentre sul mercato interno arrivano segnali di stabilità, seppur sintesi di andamenti diversificati”, continua Feltrin.

Da un lato, i mercati europei mostrano segnali di resilienza, con una crescita del +2,8% grazie soprattutto alle performance di Francia (+3,2%), Spagna (+4,9%) Austria (+20,1%) e Paesi Bassi (+12,9%). Dall’altro lato, si evidenzia un forte rallentamento nei mercati extra europei, con un calo complessivo del -17,4%. A pesare sono in particolare gli Stati Uniti (-17,6%), primo mercato extra UE e il drastico ridimensionamento dell’area OPEC (-64,3%), quale conseguenza della guerra in corso.

“In questo scacchiere la Cina fa sentire tutto il suo peso all’interno degli equilibri internazionali, che possiamo sintetizzare nel dato secondo cui, nel primo trimestre dell’anno, l’Italia esporta mobili e prodotti in legno per 70,2 milioni di euro, a fronte di importazioni pari a 266,2 milioni: quasi quattro volte superiori”.

E ancora. Secondo i dati del centro studi FederlegnoArredo, nel 2025 le importazioni di prodotti per l’illuminazione dalla Cina verso l’Unione hanno un raggiunto un valore di 6,7 miliardi di euro e rappresentano l’85% delle importazioni extra-Ue del settore. Un dato in progressivo aumento, sebbene i primi mesi del 2026 rilevino invece un calo, dovuto probabilmente al confronto con livelli particolarmente elevati dello scorso anno: nel periodo gennaio-febbraio si registra un -2,3% per l’Italia e un -10,9% per l’Unione Europea rispetto allo stesso periodo del 2025.

I dati di Assil confermano il trend: secondo uno studio Anie (di cui Assil fa parte), a fine 2024 il valore dei prodotti per l’illuminazione importati in Italia aveva raggiunto quota 1,4 miliardi di euro, con la Cina che incideva per il 45%. Numeri che sono andati aumentando nel 2025.

“Questi numeri raccontano però solo una parte del problema”, spiega Carlo Comandini, presidente di Assil: se si trattasse di una competizione ad armi pari, la concorrenza dei prodotti cinesi dovrebbe spingere le imprese europee a migliorare la qualità o il rapporto qualità-prezzo delle proprie produzioni. Ma non è così. C’è una totale mancanza di reciprocità, perché Bruxelles impone a noi imprese europee, giustamente, una serie di regole di sicurezza e sostenibilità, che non valgono invece per i produttori extra-europei. Mentre quando noi esportiamo fuori dall’Europa, in particolare in Cina, siamo obbligati a certificare i nostri prodotti. L’assenza di controlli e reciprocità danneggia le imprese, ma anche i consumatori, come dimostrato da due recenti ricerche realizzate dall’associazione europea Lighting Europe, che hanno confermato «percentuali di irregolarità fino al 100%, con criticità relative a marcature CE, informazioni mancanti, difetti strutturali e rischi per la sicurezza, mentre il 76% dei 442 prodotti di illuminazione valutati online non ha rispettato i requisiti informativi”

Inoltre, c’è il tema della responsabilità per i prodotti commercializzati online. “Manca in Europa l’obbligo di una rappresentanza legale dei rivenditori extra-Ue, aggiunge Carlo Urbinati, presidente di Assoluce-FederlegnoArredo. Questo significa che, in caso di problemi di funzionamento o di sicurezza, i cittadini non hanno nessuno contro cui rivalersi. Chiediamo dunque il rafforzamento del sistema di vigilanza e controllo, attraverso le dogane e le camere di commercio, e insieme l’introduzione di certificazioni per garantire sicurezza e reciprocità”.

 

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