È a luci e ombre il bilancio 2025 che ha illustrato Augusto Ciarrocchi, il Presidente di Confindustria Ceramica, riconfermato per ulteriori due anni alla presidenza dell’associazione. “La ceramica italiana sta vivendo una situazione particolarmente difficile e complessa” ha sottolineato ieri in Confindustria Ceramica, alla presenza anche del Direttore Generale Armando Cafiero. “Crescono, per quanto riguarda le superfici ceramiche, produzione (390 milioni di metri quadri, +5,7%) e volumi di vendita (386 milioni di mq, +2,3%) ma sono questi i due numeri in positivo”. Diminuiscono aziende e addetti (rispettivamente 117 e 17676, ovvero -4% e -1,8%), cala il fatturato (poco più di 6 miliardi, -0,4%) e flettono significativamente (-16%) gli investimenti, passati dai 382 milioni del 2024 ai poco più di 320 dell’anno scorso. Il primo trimestre 2026 conferma il trend con volumi di vendita a -0,5%, fatturato in calo del 2%. La preoccupazione diffusa di cui Confindustria Ceramica cresce sopratutto perché a fronte di una riduzione della marginalità calano sia gli investimenti sia la competitività di un settore aflitto dal altissimo al caro-energia e dagli ETS. “Una tassa impropria”, l’ha definita Ciarrocchi, ribadendo come il sistema voluto dall’Europa (e che alle aziende italiane costa decine di milioni di euro l’anno) si sia trasformato da “strumento di decarbonizzazione ad una macchina di distruzione del valore industriale europeo”.
Così, se da una parte è giusto sottolineare la resilienza del settore ceramico, “che tuttavia per difendere i volumi è costretto a sacrificare i prezzi medi”, dall’altra è inevitabile andare a sbattere, quando si parla di ceramica italiana, proprio sugli ETS. E puntare l’obiettivo su luglio, quando la Commissione Europea presenterà la revisione del sistema: “Speriamo in un rinsavimento: con i costi a questi livelli – ha detto Ciarrocchi – diventa impossibile andare avanti, e impossibile investire: parliamo di un meccanismo che, se non modificato, rischia di compromettere in modo irreversibile l’esistenza dell’industria ceramica italiana”. Il ricorso alla cassa integrazione e le ferie anticipate, o magari chiusure prolungate rispetto alla pausa estiva sono le leve che le singole aziende stanno azionando, ma il quadro di insieme non è privo di criticità, acuite tra l’altro da un’incertezza diffusa sui mercati e dall’aggressività della concorrenza straniera: “paesi extra UE – ha detto ancora Ciarrocchi – che ricevono aiuti di Stato e praticano dumping economico, ambientale e sociale”.