Le esportazioni cinesi di mobili stanno subendo un significativo riposizionamento geografico, con l’Europa che ha superato gli Stati Uniti come principale mercato di destinazione. Guardando i numeri, secondo dati Furnilytics, nel 2025 hanno evidenziato un calo del 30,8% delle importazioni statunitensi dalla Cina, mentre quelle dell’UE sono aumentate del 13,3%.
Diversi importanti mercati europei hanno registrato incrementi a doppia cifra, tra cui Germania (+14%), Spagna (+15,2%) e Paesi Bassi (+10,1%). Le importazioni sono aumentate anche nel Regno Unito (+9%), in Francia (+7,4%) e in Italia (+8,3%). Mercati del mobile che, secondo lo studio, non stanno registrando una crescita significativa, il che suggerisce che gli aumenti siano determinati più da cambiamenti nelle fonti di approvvigionamento che da una maggiore domanda dei consumatori. Se le dinamiche attuali dovessero continuare, i mercati europei dovrebbero aspettarsi un afflusso sostenuto di mobili cinesi, con un conseguente aumento della pressione competitiva lungo tutta la catena del valore della vendita al dettaglio e della produzione.
Le esportazioni totali di mobili della Cina hanno raggiunto il picco di 74,9 miliardi di dollari nel 2021, per poi scendere a 69,8 miliardi nel 2024 e a 66,9 miliardi nel 2025, con un calo del 4,3% su base annua.
Storicamente, gli Stati Uniti sono stati la principale destinazione delle esportazioni cinesi, con una media di circa 1,6 miliardi di dollari di importazioni mensili rispetto a 1 miliardo di dollari dell’Europa. Mentre negli ultimi mesi, le esportazioni verso gli Stati Uniti sono diminuite drasticamente scendendo al di sotto di 1 miliardo di dollari al mese, mentre quelle verso l’Europa sono rimaste più stabili, attestandosi intorno ai 1,2 miliardi di dollari al mese. Di conseguenza, l’UE ha superato gli Stati Uniti come principale destinazione delle spedizioni di mobili cinesi.
I numeri confermano che il commercio mondiale di mobili è entrato in una fase di transizione a seguito dell’eccezionale domanda registrata durante gli anni della pandemia, con i cambiamenti nelle politiche commerciali e gli adeguamenti nell’approvvigionamento che stanno ridefinendo i flussi.
