Nel 2025, il settore dell’arredobagno ha dimostrato una tenuta notevole, con un fatturato alla produzione che ha toccato i 4,3 miliardi di euro, registrando una crescita del +1,5% rispetto all’anno precedente. “Questo risultato testimonia una buona capacità di adattamento del comparto, soprattutto considerando le sfide globali e le incertezze economiche che hanno segnato gli ultimi anni”. A fare il punto della situazione con Pambianco Design è Elia Vismara, presidente di Assobagno, l’associazione che rappresenta le aziende produttrici di arredobagno all’interno di FederlegnoArredo. La crescita del 2,2% sul mercato domestico è una conferma della stabilità, anche se non si tratta di un incremento significativo.
“Il mercato italiano ha tenuto, con una crescita contenuta ma positiva. Il comparto delle distribuzioni sta vivendo una fase di sofferenza, ma la spinta arriva sopratutto da progetti in campo residenziale e alberghiero, che stanno compensando il calo delle vendite nei canali tradizionali, come l’impiantistica idrotermosanitaria”, afferma il presidente di Assobagno.
Mercato estero, un equilibrio tra stabilità e incognite
Sul fronte delle esportazioni, la crescita si mantiene modesta (+0,5%), sfiorando i 1,7 miliardi di euro. Questo dato si inserisce in un quadro internazionale complesso, con mercati che offrono potenzialità diverse a seconda del prodotto e del contesto locale. “Non è facile parlare di un mercato unico dell’arredobagno a livello globale. Per esempio, le cabine doccia non riescono ad entrare nel mercato americano, nonostante il potenziale enorme”, spiega Vismara. Nonostante ciò, i principali mercati di sbocco per le esportazioni rimangono la Germania e la Francia, come attestano i dati del Centro Studi FederlegnoArredo, con la Germania che ha visto una crescita significativa (+4%) dopo un 2024 molto negativo. Tuttavia, la Francia, pur rimanendo un mercato fondamentale, sta affrontando difficoltà legate alla percezione del potere d’acquisto da parte dei consumatori, che influisce sulla domanda di prodotti di fascia medio-alta tipici della produzione made in Italy.
Un altro tema caldo è quello dei dazi, che negli ultimi anni hanno avuto un impatto significativo sui mercati di esportazione, in particolare su quello americano. Queste misure protezionistiche hanno modificato gli equilibri commerciali internazionali e creato un clima di forte instabilità per molti settori produttivi. “Pur non avendo inciso gravemente sulle quantità complessive esportate, i dazi hanno però avuto un effetto paralizzante sotto altri aspetti: hanno rallentato o addirittura congelato molte iniziative di espansione, scoraggiato nuovi investimenti e, soprattutto, hanno generato un senso diffuso di incertezza sul lungo termine,” sottolinea Vismara. Le imprese italiane, che da tempo avevano iniziato a guardare con interesse al mercato statunitense grazie al suo alto potenziale di crescita e alla domanda per prodotti di qualità, si sono trovate improvvisamente a dover ricalibrare strategie e obiettivi. “La costante incertezza riguardo a quanto il dazio potrebbe aumentare o modificarsi ha progressivamente raffreddato l’entusiasmo degli operatori economici,” continua Vismara. In altre parole, anche in assenza di un calo netto delle esportazioni, la prospettiva di futuri rincari o cambiamenti normativi ha spinto molte imprese a rimandare piani di sviluppo o a cercare mercati alternativi. Un ulteriore rischio emergente è rappresentato dalla crescente competizione dei produttori asiatici. Dopo aver incontrato ostacoli nell’accesso al mercato statunitense, molti di essi potrebbero decidere di concentrare la loro attenzione sull’Europa, offrendo prodotti a prezzi molto più bassi.
Una simile dinamica rischia di esercitare una forte pressione sui produttori italiani, specialmente nei settori dove la differenziazione qualitativa non basta da sola a compensare i costi più elevati. In questo scenario, le aziende italiane si troveranno di fronte alla duplice sfida di mantenere la propria competitività internazionale e, al tempo stesso, di continuare a valorizzare ciò che le distingue: innovazione, design e qualità.
Nuovi orizzonti da valutare
Guardando al futuro, Vismara identifica alcuni mercati promettenti, pur consapevole delle sfide globali. “Il mercato mediorientale, in particolare Dubai e Arabia Saudita, sembrava molto interessante fino a poche settimane fa, ma oggi ci sono molte incognite legate alla situazione geopolitica. Anche il Sud America, in particolare Brasile e Argentina, presenta potenzialità, ma le barriere culturali e le normative locali sono un ostacolo”, commenta il presidente di Assobagno. Per quanto riguarda l’estremo oriente, la situazione appare meno favorevole. “La Cina, in particolare, è in sospeso, e paesi come Giappone e Corea presentano barriere culturali e normative che complicano l’ingresso”.
Il settore contract, un’opportunità da sfruttare
Un altro segmento che sta acquisendo importanza è quello del contract: l’area bagno sta infatti sempre di più guadagnando centralità nelle stanze degli hotel, soprattutto nelle suite, dove – secondo analisi di mercato – la permanenza in bagno supera quella nella zona salotto. “Il mercato del contract sta evolvendo, e il bagno sta diventando una zona aspirazionale dove le aziende possono sperimentare e offrire soluzioni di alta gamma. Sarà interessante vedere come il settore si adatterà a questo trend anche all’interno del Salone del Mobile che quest’anno pone appunto molta attenzione alle dinamiche di questa fetta di mercato”. Nonostante le sfide, l’industria dell’arredobagno italiana continua a essere leader mondiale nel segmento della qualità medio-alta. “Il nostro punto di forza è la capacità di innovare, di proporre design esclusivi e finiture di qualità. Siamo convinti che il nostro settore continuerà a emergere, soprattutto in eventi come il Salone del Mobile, dove l’innovazione e la qualità saranno sempre al centro”, conclude Vismara.
