Giorgetti svela i nuovi progetti tra heritage e visione

Giorgetti porta alla Milano Design Week la propria visione: l’heritage non è un elemento da conservare, ma una materia viva da trasformare. È su questo equilibrio tra memoria e visione che il brand costruisce una nuova collezione, sintesi di 128 anni di storia e di una continua tensione verso l’evoluzione. La collezione 2026 nasce infatti da una riflessione sulla propria identità, intesa come sistema di valori capace di rinnovarsi senza perdere riconoscibilità. Ne deriva una proposta eterogenea per forme e funzioni, ma attraversata da un linguaggio comune fatto di richiami, dettagli e codici estetici che dialogano con il passato del marchio.

Il progetto prende forma attraverso una rete di collaborazioni consolidate e nuovi contributi. Prosegue il dialogo con HBA – Hirsch Bedner Associates, mentre Carlo Colombo è chiamato a reinterpretare un’icona del catalogo nel progetto Tribute to Icons, lavorando sul DNA del brand con uno sguardo contemporaneo. Accanto a queste, si inserisce Outin.Design, nuova firma che reinterpreta rituali antichi attraverso materiali e soluzioni evolute.

Giorgetti, Collezione 2026

Continua inoltre la partnership con Maserati, che si sviluppa nel secondo capitolo della Giorgetti Maserati Edition, un progetto congiunto che traduce valori condivisi come attenzione al dettaglio e qualità dell’esperienza estetica. Parallelamente, la collezione Atmosphere si amplia con nuovi oggetti e accessori, contribuendo a definire un sistema abitativo sempre più completo.

Il racconto della collezione si estende oltre il prodotto e coinvolge anche il contesto in cui viene presentata. A fare da scenario sono due architetture di Dante Bini: Villa Antonioni e una struttura del Mushroom Field, luoghi accomunati da una visione radicale dell’abitare in cui forma, natura e vita si integrano. Questi spazi vengono restituiti alla contemporaneità attraverso un processo di ricostruzione digitale che utilizza l’intelligenza artificiale come strumento di memoria, non di reinterpretazione.

Editoriali di David Pambianco