Smiljan Radić Clarke ha ottenuto il Pritzker Architecture Prize 2026, considerato internazionalmente come il più alto riconoscimento nel mondo dell’architettura. Nato a Santiago (Cile), Radić Clarke vive e lavora nella sua città natale, dove opera a capo dello studio omonimo, da lui fondato nel 1995. Sviluppata in più di tre decenni, la sua attività abbraccia istituzioni culturali, spazi civici, edifici commerciali, residenze private e installazioni in Albania, Austria, Cile, Croazia, Francia, Italia, Spagna, Svizzera e Regno Unito. “L’architettura – ha dichiarato Radić – esiste tra forme grandi, massicce e durature – strutture che resistono al sole per secoli, in attesa della nostra visita – e costruzioni più piccole e fragili -fugaci come la vita di una mosca, spesso senza un destino chiaro sotto una luce convenzionale. In questa tensione tra tempi disparati, ci sforziamo di creare esperienze che portano una presenza emotiva, incoraggiando le persone a fermarsi e a riconsiderare un mondo che spesso le trascura con indifferenza”.
“In ogni lavoro – ha commentato il presidente di giuria Alejandro Aravena – riesce a rispondere con originalità radicale, rendendo l’ovvio non evidente. Torna alle basi più irriducibili dell’architettura, esplorando al contempo limiti che non sono ancora stati toccati. Sviluppato in un contesto di circostanze implacabili, ai margini del mondo, con una pratica che conta solo su pochi collaboratori, è capace di portarci al nucleo più profondo dell’ambiente costruito e della condizione umana”.
“Esprimere le qualità del suo lavoro architettonico con le parole – si legge ulteriormente nelle dichiarazioni della giuria – è intrinsecamente difficile, poiché nei suoi progetti lavora con dimensioni dell’esperienza che sono immediatamente percepibili ma sfuggono alla verbalizzazione – come la percezione del tempo stesso: immediatamente riconoscibile, ma concettualmente sfuggente. I suoi edifici non sono concepiti semplicemente come artefatti visivi; piuttosto, richiedono una presenza incarnata”.
