Potrebbero entrare in vigore a metà marzo i nuovi e pesantissimi dazi sulle ceramiche importate dalla Cina, che sarebbero triplicati rispetto agli attuali fino a raggiungere il 91%. Sul piede di guerra si è messa subito la lunga filiera italiana, (trasformatori, importatori, distributori) che da anni fa affidamento su quei prodotti di largo consumo e basso costo. Ecco perché allora, un nutrito gruppo di società italiane, francesi, tedesche e austriache ha sottoscritto un appello urgente al Maroš Šefčovič Commissario Europeo per il commercio e la sicurezza economica, per evitare questa eventualità che sarebbe in grado, dicono i firmatari, di mettere in ginocchio il settore.
“La Commissione Europea – spiega Antonio Tognana, storico imprenditore del settore e CEO di Geminiano Cozzi 1765, che ha sottoscritto l’appello insieme a brand italiani come Ovs, Upim, Thun e Kasanova oltre a aziende internazionali come Ecf, Asa, Maeser e Sandra Rich – ha votato per accrescere i dazi doganali, ovvero il dazio normale più il dazio anti-dumping, per le ceramiche e porcellane da tavola cinesi, portandoli a un livello totale ed unico del 91% su tutti i prodotti importati; valori che, ai fini dell’imponibilità, debbono incorporare anche i costi di trasporto fino ai confini dell’Unione”. Attualmente invece questi dazi, che erano stati appena riconfermati l’8 ottobre scorso per un ulteriore quinquennio, sono attestati al 23,4% per le ceramiche e al 29,9% per le porcellane.
“In questo modo – aggiunge Tognana – non si tutela nemmeno il consumatore europeo: la Cina ha infatti nel comparto una tradizione millenaria, materie prime migliori e costi di produzione inferiori. Non c’è concorrenza possibile. Basti pensare che il fabbisogno del consumo europeo è da decenni dipendente per oltre il 58% dalle importazioni dalla Cina, cui si aggiungono un 14% di importazioni da altri Paesi extra-UE, e solo un 28% circa di produzione domestica europea. Quest’ultima copre principalmente, e non potrebbe fare altro, le fasce e segmenti medio-alti e alti del mercato”. Non solo: sottolineano le aziende firmataria dell’appello che, secondo i dati di Confindustria Ceramica, gli addetti nella produzione nazionale non superano le 650 unità e sono rimasti stabili negli ultimi dodici anni, da quando furono introdotti nel 2012 i dazi anti-dumping.
