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Mercato piastrella italiana, nel 2023 calo del 20%

Ceramica italiana, per il 2025 vendite a 386 mln di metri quadrati (+2%)

by Paola Gervasio
17 Dicembre 2025

L’industria italiana delle piastrelle di ceramica chiude il 2025 con un lieve incremento dei volumi di vendita e della produzione. La domanda di ceramica ha registrato andamenti diversificati sui mercati esteri e sostanziale stabilità sul mercato domestico. La competitività futura dell’industria ceramica italiana dipenderà da decisioni fondamentali in sede europea quali la revisione del sistema ETS sulle emissioni di CO2, quelle sul BREF Ceramico relativo alle migliori tecniche disponibili e dalle iniziative rispetto alle infrastrutture viarie. Sono queste alcune delle evidenze emerse da Confindustria Ceramica.

Il preconsuntivo 2025 elaborato da Prometeia evidenzia per l’industria italiana delle piastrelle di ceramica un moderato incremento, con volumi di vendite intorno ai 386 milioni di metri quadrati (+2% rispetto al 2024), derivanti da esportazioni per oltre 300 milioni di metri quadrati (+2,4%) e vendite sul mercato domestico intorno agli 85 milioni di metri quadrati (+0,8%). A fronte di recuperi contenuti sui principali mercati europei, incrementano in modo più marcato le vendite in Europa Orientale e Medio Oriente. Il dato di preconsuntivo della produzione è stimato in recupero del +5%.
“L’agenda di questo 2025 ha visto tre appuntamenti di grande rilevanza e significato. Ad inizio maggio al Teatro Carani abbiamo realizzato, assieme all’Università di Modena e Reggio Emilia, il convegno “L’industria ceramica italiana: il problema dell’energia”, un’occasione importante per portare all’attenzione del pubblico e del territorio il tema centrale dell’impatto crescente dei costi energetici e del sistema ETS. A metà novembre, nel Tavolo Settoriale Industria Ceramica, convocato dal Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Vincenzo Colla, Confindustria Ceramica e le Organizzazioni Sindacali hanno condiviso l’obiettivo di evitare perdite di competitività ed occupazione di qualità nei territori. Ad inizio dicembre, durante la partecipazione ai Ceramic Days di Bruxelles, si sono avuti incontri con il Commissario Raffaele Fitto e con altri rappresentanti di primo piano delle Istituzioni europee, una missione fatta assieme al Presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale e Aurelio Regina, delegato all’Energia di Confindustria. È stata portata nel cuore dell’Europa (spesso distratta e ideologica) la chiara rappresentazione delle peculiarità del comparto – energivoro, hard to abate, forte esportatore sui mercati mondiali”, ha sottolineato Augusto Ciarrocchi, presidente di Confindustria Ceramica. “Negli ultimi dieci anni l’industria ceramica ha investito oltre 4,3 miliardi nella transizione energetica, ma il sistema EU-ETS sta imponendo costi enormi a un settore che contribuisce solo allo 0,9% delle emissioni europee in ETS. Tra il 2021 ed il 2025 il settore ha speso 130 milioni di euro ogni anno, destinati ad aumentare a 180 milioni nel prossimo quinquennio per poi, dal 2031, superare i 225 milioni l’anno, riducendo margini e investimenti e aumentando il rischio di delocalizzazione, mentre il mercato europeo dovrà affrontare una concorrenza sempre più pressante. Senza interventi urgenti e mirati, l’industria ceramica rischia la sopravvivenza di fronte a una concorrenza internazionale spesso priva di regole ambientali, sociali e salariali, e talvolta sostenuta da pratiche di dumping o aiuti di Stato. In questo contesto, se non è possibile sospendere l’ETS in vista del suo ridisegno, diventa urgente adottare interventi mirati per il settore. In particolare chiediamo di adottare misure in gran parte già previste dalla normativa vigente: inserire la ceramica nel CBAM, ma riformandolo per garantire protezione dal carbon leakage e rimborso agli esportatori; rinviare la riduzione delle quote gratuite ETS, finché non ci saranno alternative tecnologiche; estendere le compensazioni per i costi indiretti anche all’energia autoprodotta; semplificare l’ETS per le PMI con soglie di opt-out più ampie; e correggere il meccanismo dei “Worst Performers” per evitare classificazioni distorte che penalizzano ingiustamente gli impianti a ciclo completo”.

Passi avanti positivi invece sono stati registrati nei lavori di revisione del BREF (il documento europeo che definirà le Migliori Tecniche Disponibili che poi dovranno confluire all’interno delle autorizzazioni ambientali delle imprese). Nella bozza pubblicata a novembre dalla stessa Commissione Ue ci sono dei progressi positivi, frutto anche del lavoro svolto assieme al Ministero dell’Ambiente ed alla Regione Emilia-Romagna: diversi limiti emissivi sono stati riportati ad una ragionevolezza tecnica, alcuni parametri di prestazioni sono stati corretti e si sta finalmente adottando un approccio integrato alla riduzione delle emissioni. A febbraio è programmato il meeting finale a Siviglia, ma la vera sfida sarà nella fase applicativa per la quale contiamo di avere un dialogo corretto e costruttivo con la Regione Emilia-Romagna, in modo da poter semplificare gli adempimenti ripetitivi garantendo il livello elevato di protezione ambientale che già è attuato.

 

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