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All’ADI Design Museum va in scena la rivoluzione del movimento Alchimia

Alessandro Mendini, Poltrona Proust -Collezione Bauhaus 1978 Foto: Carlo Lavatori / Archivio Alessandro Mendini

All’ADI Design Museum va in scena la rivoluzione del movimento Alchimia

by Redazione
10 Novembre 2025

Un viaggio attraverso uno dei movimenti più innovativi del design italiano. Dall’11 novembre 2025 al 22 gennaio 2026, l’ADI Design Museum di Milano ospita Alchimia. La rivoluzione del design italiano, la prima retrospettiva dedicata al movimento fondato nel 1976 da Alessandro e Adriana Guerriero e attivo fino al 1992. Dopo la tappa inaugurale al Bröhan-Museum di Berlino (aprile–settembre 2025), curata da François Burkhardt e Tobias Hoffmann, la mostra approda nella città dove tutto ebbe origine, in una versione ampliata e ripensata. L’allestimento, firmato dallo stesso Alessandro Guerriero, è concepito come un dispositivo poetico e visionario: “un’avventura culturale e artistica capace di trasformare l’ambiente in cui gli uomini vivono per renderlo appassionato, emotivo e concreto come i desideri che ciascuno coltiva dentro di sé”.

Il pubblico sarà invitato a salire su un “tappetozattera” – metafora dell’immaginazione e dell’attraversamento – per immergersi nello spirito utopico e sperimentale che rese Alchimia una delle esperienze più radicali e influenti del design italiano. Nato in un periodo di profondi mutamenti sociali e culturali, Alchimia fu un laboratorio interdisciplinare dove design, architettura, arti visive, moda, musica e performance si intrecciavano in una visione sognante e provocatoria del progetto. Tra i protagonisti, oltre ai fondatori, figurano Alessandro Mendini, Ettore Sottsass, Andrea Branzi, Michele De Lucchi e molti altri, accomunati dal desiderio di superare il funzionalismo dominante per restituire al design una dimensione simbolica e comunicativa.

“Alchimia fu un movimento di contro-design che restituì al progetto la capacità di essere linguaggio, racconto e interpretazione del mondo”, afferma François Burkhardt, già direttore del Centre de Création Industrielle del Centre Pompidou e della rivista Domus. In contrasto con l’estetica razionale e industriale del Bauhaus e del modernismo, Alchimia scelse la via dell’ironia e della poetica. Con la teoria del design banale, il gruppo rivalutava forme e linguaggi della quotidianità, opponendosi all’omologazione estetica e rivendicando la libertà creativa come gesto critico.

“Il movimento,” ricorda Luciano Galimberti, presidente ADI, “sosteneva che non ci fosse più nulla da inventare, ma fosse invece fondamentale riscattare vecchie formule, allontanandosi dal concetto di modulo, serie, standard. Con un atteggiamento anticonvenzionale, cercava nella poetica dell’imprevisto, nella decorazione e nell’ornamento, un’ipotesi provocatoria di cosmesi dell’esistente, trasformando gli oggetti della quotidianità in elementi totemici a supporto di una vita cerimoniale e ludica”.

La mostra milanese restituisce così il senso di una stagione irripetibile, in cui il design italiano si fece racconto, utopia e visione: una rivoluzione estetica e poetica che continua ancora oggi a ispirare chi immagina il futuro del progetto.

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