Chiudono con una flessione del 5,5% le esportazioni del settore lapideo italiano nel primo semestre del 2025 attestandosi a 1,46 miliardi di euro. “Per un ritorno alla crescita di entrambe le componenti della nostra filiera riteniamo che occorrerà attendere il secondo trimestre 2026”, ha sottolineato Flavio Marabelli, presidente onorario di Confindustria Marmomacchine.
Nel dettaglio, secondo i dati del Centro Studi di Confindustria Marmomacchine, i dati semestrali rilevano una sostanziale tenuta (-2,4%) per le vendite all’estero di pietre naturali – che si mantengono sui livelli record del 2024, facendo segnare il nuovo massimo storico del valore medio per tonnellata -, e un sensibile calo delle esportazioni di macchine e attrezzature d’estrazione e lavorazione (-12,3%).
I numeri della filiera tecno-marmifera italiana tornano in occasione della conferenza stampa di presentazione dell’edizione 2025 di Marmomac, fiera di riferimento a livello internazionale per l’industria lapidea in programma a Veronafiere dal 23 al 26 settembre. In Italia il settore conta 3.200 Aziende e 34.000 addetti, un fatturato nel 2024 di 4,5 miliardi di euro, una forte propensione all’export – 3,1 miliardi, pari al 70,8% della produzione – e un saldo commerciale annuo attivo di oltre 2,7 miliardi.
Passando all’analisi della composizione delle esportazioni, i dati relativi alla prima metà del 2025 hanno confermato il piccolo “rimbalzo” negativo delle vendite di pietre naturali già emerso nella rilevazione trimestrale e in parte atteso dopo i livelli record raggiunti lo scorso anno. Nel periodo gennaio-giugno l’export di marmi, travertini, graniti e pietre naturali in genere – comprendendo sia i grezzi che i lavorati – è infatti diminuito in valore del 2,4% su base annua, attestandosi a un miliardo di euro. Nel 2024 il fatturato estero dell’industria lapidea italiana aveva fatto registrare una crescita del 5,8% rispetto all’anno precedente, toccando il massimo storico di 2,17 miliardi. Tra le note positive del primo semestre 2025, si segnala che il prezzo medio dei materiali italiani venduti all’estero si è mantenuto sopra la soglia record dei 1.000 euro/tonn. (a 1.010,2 euro/tonn. per la precisione), raggiungendo i 1.617,1 euro/tonn. per i lavorati (anche qui nuovo massimo storico).
Il leggero calo registrato nella prima parte del 2025 è stato determinato da una flessione delle vendite di materiali lavorati e semilavorati (-3,8% rispetto a gennaio-giugno 2024), scese a 814,1 milioni, un valore pari a poco meno dell’80% del valore totale del fatturato estero dell’industria lapidea italiana. La classifica dei mercati di destinazione è guidata sempre dagli Stati Uniti, verso i quali abbiamo esportato manufatti per un valore di 275,5 milioni (in crescita del 9,4%, dopo l’ottimo +14% del 2024), mentre fanno registrare una contrazione generalizzata le vendite verso i nostri principali clienti europei: Germania (2° buyer con 60,6 mln, -4,3%), Francia (3° con 54,1 milioni, -13,5%) e Svizzera (4° con 44,7 milioni, -4,1%).
In flessione anche l’export verso i due grandi mercati dell’area del Golfo, Emirati Arabi Uniti (5° con 30,2 milioni, -6,3%) e Arabia Saudita (6° con 29,5 milioni, -38,6%). Completano la top ten, nell’ordine, Regno Unito (27,2 milioni, -14,3%), Austria (20,3 milioni, -1,2%), Australia (19,4 milioni, – 6,2%) e Paesi Bassi (16,6 milioni, +23,5%). Sempre in riferimento al primo semestre del 2025, si sono invece mantenute sugli ottimi valori dell’anno precedente le esportazioni dei materiali grezzi (+2,8%), attestatesi a 227,1 milioni, con la Cina che si è conferma al primo posto tra i buyer dei blocchi estratti in Italia con 110,8 milioni di import (+4,6%) e una quota vicina al 50%, seguita dal’India con 23,5 milioni (+9,5%).
Relativamente al segmento delle tecnologie per l’estrazione e la lavorazione dei materiali lapidei – di cui l’Italia è leader di mercato insieme alla Cina, con una quota per entrambe vicina al 30% -, prosegue anche nella prima parte del 2025 il trend negativo del nostro export. Nei primi sei mesi dell’anno le vendite all’estero di macchine, impianti, attrezzature e utensili per l’industria lapidea – che rappresentando oltre il 70% del fatturato totale del comparto – hanno fatto registrare una diminuzione del 12,3% rispetto allo stesso periodo del 2024, passando da 483,9 a 424,2 mln di euro. Questo calo segue la flessione a doppia cifra dello scorso anno (-13,6%), dopo che nel triennio post-pandemia l’export del settore italiano dei costruttori di macchine per il marmo aveva fatto registrare una crescita media annua superiore al 7%. Le cause principali di questa sensibile contrazione vanno individuate nel rallentamento dell’interscambio lapideo mondiale nell’ultimo biennio e nella conseguente frenata degli investimenti tecnologici in alcuni importanti mercati di riferimento (quelli nordamericani e del Medio Oriente in particolare), oltre che nella crescente concorrenza da parte dei nostri competitor.
Passando all’analisi delle destinazioni del nostro export, si conferma anche per il primo semestre di quest’anno la decisa contrazione degli ordini dagli Stati Uniti – da sempre principale acquirente di tecnologie Made in Italy per la lavorazione dei materiali lapidei -, il cui import, pari a 53,5 milioni, è calato del 16,4% su base annua. In leggera diminuzione anche le vendite verso la Turchia (-4,5%, secondo buyer con 34,4 milioni), mentre segnali incoraggianti arrivano dall’andamento di quelle verso Spagna – che grazie a un +36,9% sale al 3° posto nel ranking dei mercati di riferimento settoriali con 33,2 milioni – e Germania (+31,2%, a 27,3 milioni). Si segnalano infine in forte calo le esportazioni verso Francia (-19,5%, 22,4 mln), Canada (- 31,5%, 20 milioni) e Regno Unito (-19,5%, 18,5 milioni), a cui fanno da contraltare la buona tenuta delle importazioni dalla Polonia (+6,2%, 19,5 milioni) e la robusta ripresa di due importanti mercati come India (+113,1%, 16,3 milioni) e Portogallo (+60,1%, 16 milioni).
«Alle luce delle incertezze legate agli sviluppi della situazione macroeconomica e geopolitica – in particolare i conflitti in Ucraina e Medio Oriente e i dazi USA con le loro ripercussioni a livello internazionale-, è complicato fare previsioni sull’andamento della domanda nei prossimi mesi”, ha aggiunto Flavio Marabelli. “Molto dipenderà anche dalla capacità delle nostre Imprese di resistere all’attuale clima di incertezza e di contrastare la crescente concorrenza internazionale – sottolinea Marabelli. Le previsioni del nostro Centro Studi Associativo e le indicazioni provenienti dalle aziende indicano per la seconda parte dell’anno una sostanziale tenuta per le vendite all’estero di materiali, mentre rimangono negative le aspettative per l’export di tecnologie. Per un ritorno alla crescita di entrambe le componenti della nostra filiera riteniamo che occorrerà attendere il secondo trimestre 2026″.
L’appuntamneto con il settore è ora in agenda il 22 settembre a Verona in occasione di Marmomac, dove esporranno circa 1400 aziende del settore tecno-lapideo, per un fatturato aggregato di 10 miliardi di euro, con più di due terzi degli espositori (66%) provenienti dall’estero.
