Negli ambienti outdoor e indoor dedicati alla collettività, la luce diventa lo strumento privilegiato per migliorare la vivibilità, ridurre gli sprechi e garantire la sicurezza. Grazie alle migliori tecnologie di ultima generazione.
Da ‘non luoghi’ di transito o di aggregazione temporanea, dopo la pandemia gli spazi pubblici si sono trasformati in ecosistemi multiformi e sempre più partecipati. Negli ambienti a fruizione collettiva – categoria alla quale appartengono contesti anche molto diversi, dall’autostrada al museo, dalla metropolitana allo stadio – la luce oggi rappresenta una “materia” progettuale che scandisce ritmi e tempi di permanenza, favorisce benessere, produttività, socialità, e assume addirittura i connotati di bene collettivo che ciascuno può tutelare: per esempio, la nuova app Illumina Roma ideata da Acea (Azienda Comunale Energia e Ambiente) già permette a cittadini e turisti di segnalare in tempo reale la necessità di manutenzione sui punti luce della capitale.
Gli impianti sono sempre più ‘intelligenti’, durevoli e riciclabili
“Il tema dell’illuminazione pubblica va affrontato ponendo sempre al centro dei progetti la persona e l’effetto che la luce genera nei suoi confronti a seconda del contesto”, spiega Cristiano Venturini, CEO di iGuzzini, gruppo internazionale leader nel settore dell’illuminazione per l’architettura e tutti gli spazi dell’abitare, che ha chiuso il 2024 con un fatturato di 220 mln di euro (+1,1 sul 2023), un EBIT di 24,2 mln (11% net sales), Ebitda di 33,2 mln (15,1% net sales) e un utile di 17,9 mln (8,1% net sales). “A livello di percezione, comfort visivo e benessere generale, c’è infatti una profonda differenza fra una luce che abbaglia e una che accompagna, fra una luce invasiva e una gentile o accessoria, così come è importante modulare l’impatto luce naturale-luce artificiale, per esempio quando si tratta di transitare da un ambiente interno illuminato a uno esterno buio, o viceversa.” Alcuni esempi di quanto racconta il CEO di iGuzzini sono l’Al Fay Park di Abu Dhabi, la metropolitana di Doha o l’ultima linea dell’underground di Londra – la Elizabethan Line – illuminati dall’azienda di Recanati. Invece di eccedere con la quantità di luce, dunque, “è molto più utile una progettazione illuminotecnica professionale che consenta la visione ottimale senza creare disturbo, e ciò è possibile grazie ad apparecchi tecnologicamente avanzati, abbinabili a sensori per gestire quantità e qualità della luce in base alle diverse situazioni, dal livello di luce naturale alla presenza di persone”. L’industria dell’illuminazione incide sull’ambiente per il 10% e, di questa percentuale, la differenza la fa il consumo energetico: “A ridurlo in maniera significativa, oltre alla tecnologia LED e a ottiche progettate per efficientare intensità di luce e consumo, contribuiscono i sistemi intelligenti di sensoristica, capaci di modulare la quantità e la qualità della luce in base alla situazione: grazie a queste soluzioni, possiamo ottenere un risparmio energetico fino a circa l’80-85% rispetto ai format con sorgenti alogene, e un ritorno dell’investimento in circa 2-3 anni”. Quanto all’hardware, “puntiamo sullo sviluppo di corpi illuminanti durevoli, resistenti (anche agli atti vandalici) e modulari, nel senso che in caso di guasto o di aggiornamenti si sostituisce solo la parte necessaria, in modo da prolungare la vita dell’impianto. Utilizziamo in prevalenza materiali riciclati, come alluminio e plastiche PMMA (polimetilmetacrilato, ndr), facilmente disassemblabili e a loro volta riciclabili per il 94%”.
Luci sartoriali per le smart city a misura d’uomo (e di natura)
Dopo decenni in cui la luce pubblica è stata considerata al pari di un elemento di contorno, i PRIC (i Piani Regolatori dell’Illuminazione Comunale, ndr) “hanno riportato al centro dei progetti la gestione e la pianificazione del patrimonio illuminotecnico, integrandolo con quello architettonico e urbanistico”, osserva Dario Bettiol, direttore marketing del branch italiano di Zumtobel Group (48,61 mln di euro di fatturato nel 2024), la multinazionale austriaca che, con un turnover di 1,127 mld (2024), è fra i più importanti player internazionali nel settore dell’illuminazione tecnica. In aggiunta, “il Pnrr ha snellito i tempi per gli appalti, ha accorciato la filiera e ha definito nuovi target specifici fondati sull’efficienza energetica e la sostenibilità. Ora, nell’adozione di un masterplan di illuminazione pubblica, non pesa tanto la leva del prezzo quanto la capacità del progetto di riqualificare gli spazi urbani: è un cambio di rotta culturale che sposta l’attenzione sulla luce come elemento narrativo da implementare in maniera sartoriale in base alle specificità dei luoghi, trasformandola in una sorta di fil rouge capace di valorizzare, oltre all’estetica urbana, le dinamiche di aggregazione sociale”. Lo dimostrano progetti come quelli realizzati per la piazza e la cattedrale di Cerignola o il lungomare di Diamante e il ponte di Calatrava a Cosenza o, ancora, la riscrittura illuminotecnica del Molo Trapezoidale di Palermo o di Plaza de España a Madrid, dove la luce segna percorsi e ammorbidisce le zone di transizione, ma una buona luce è indispensabile anche per proteggere l’ecosistema notturno nelle zone verdi nel cuore delle città ma anche in periferia o nelle aree protette. Sistemi gestibili da remoto come quelli di Thorn Lighting, brand del gruppo Zumtobel, “sono già dotati di LED ad alta efficienza e di sensori di presenza che attivano le luci solo quando necessario”, aggiunge Andrea Mapelli, head of outdoor business di Zumtobel Group Italia. “Inoltre, la tecnologia NightTune abbassa l’impatto dell’illuminazione artificiale sulla vita della fauna notturna e riduce il consumo energetico. Con non pochi benefici anche per l’uomo”.
Sport lighting ed entertainment: illuminare gli spazi del divertimento
Attiva nel settore della luce pubblica da oltre 60 anni, AEC Illuminazione di Subbiano, in provincia di Arezzo – 70,17 milioni di euro di fatturato (2023) e un utile di 12,19 mln – vanta fra i suoi numerosi progetti l’illuminazione di Milano in occasione di EXPO e quelle di Firenze, Torino e Verona, cui si aggiungono realizzazioni per la rete stradale in Norvegia e per lo spazio urbano a Oslo, Helsinki, Copenaghen, Auckland e Dubai. “I fondi Pnrr hanno rappresentato un’opportunità per l’accelerazione della transizione energetica nell’illuminazione pubblica, e hanno consentito di implementare in tempi brevi tecnologie all’avanguardia, di promuovere la digitalizzazione dei sistemi di illuminazione e di favorire un modello di smart city più efficiente”, dice Lorenzo Cini, vicepresidente e sales director di AEC Illuminazione. “Grazie a sensori, algoritmi predittivi e piattaforme di gestione centralizzate, è infatti già possibile regolare l’intensità luminosa, evitando consumi superflui e mitigando l’impatto ambientale. La diagnostica avanzata permette inoltre di programmare interventi di manutenzione, riducendo i costi operativi e prolungando la vita degli apparecchi”. Da ultimo AEC Illuminazione è entrata nel mondo delle arene: per illuminare gli stadi, da quelli amatoriali a quelli UEFA/FIFA, l’azienda toscana ha progettato ALO, un proiettore che rischiara gli impianti sportivi in maniera dinamica e scenografica, adattando la luce ai parametri richiesti per le trasmissioni televisive e alle esigenze dell’entertainment. E, fra l’altro, con un minor numero di unità illuminanti e la possibilità di riutilizzare le infrastrutture esistenti.
L’AI migliora la fedeltà cromatica e adatta la luce a traffico e meteo
Un’efficace illuminazione pubblica “dipende in larga misura dalla resa cromatica, e cioè dalla capacità di una sorgente di restituire fedelmente i colori”, precisa Alberto Giovanni Gerli, ingegnere innovatore nell’AI e nelle smart city e CEO di Tourbillon Tech srl. “Il CRI tradizionale (Ra), e cioè l’Indice di Resa Cromatica, era basato sulla media di 8 colori pastello desaturati e poteva essere esteso fino a 14 colori. Sono parametri inadatti a catturare la complessità delle sorgenti LED, e questo fa sì che, al buio, il paesaggio appaia di tonalità molto spente e i cartelli stradali risultino poco leggibili. Dopo oltre 50 anni, la CIE (Commission Internationale de l’Éclairage, ndr) raccomanda di sostituire il CRI con il nuovo Rf (General Color Fidelity Index), che usa uno spazio colore più ampio – il CIELAB 1976 – e 99 campioni di colore: un apparecchio di illuminazione stradale con alto Rf garantirà dunque una maggiore fedeltà rispetto ai colori reali, migliorando la visione di segnaletica, passanti ed eventuali ostacoli lungo la strada”. Già oggi l’ANAS richiede che nelle gallerie stradali vengano posizionate luci con elevata resa cromatica, ma in futuro i programmi di gestione dell’illuminazione pubblica basati sull’IA potranno garantire servizi che si adattano a input ambientali come suoni, movimento e meteo: “Tramite gli apparati di telecontrollo si può ridurre del 30% l’intensità dell’illuminazione nelle ore centrali della notte, mentre grazie l’AI generativa e al machine learning, eventualmente combinati con il digital twin, si riuscirà – per esempio – a modulare la temperatura e l’intensità della sorgente luminosa in base al transito delle persone. Si entra così nel mondo della cosiddetta illuminazione ‘adattiva’, che si modifica ogni volta che mutano le condizioni esterne, e si distingue in Traffic Adaptive Illumination (TAI), che cambia in base al traffico, e Full Adaptive Illumination (FAI), che rileva qualunque tipo di cambiamento incluse le situazioni meteo, per cui se di notte la strada si copre di neve e diventa più chiara, le luci stradali si abbasseranno di conseguenza”. L’altro fronte su cui si sta lavorando riguarda l’inquinamento luminoso: “Di solito si ritiene che la luce calda, a 3000 Kelvin, sia la più gradevole, ma all’esterno sarebbe consigliabile adottare fonti luminose intorno ai 4000 Kelvin, simili alla luce della luna, che non altera i bioritmi naturali”, conclude l’esperto.
