Azienda fondata nel 1925 in Brianza, Porro ha saputo mantenere viva una filosofia d’arredo che fonde artigianalità e tecnologia. Nonostante le sfide del 2024 legate alle difficoltà del mercato globale, l’azienda continua a puntare su investimenti strategici e sulla sostenibilità. Porro – che a breve prenderà parte al London Design Festival – sta infatti rafforzando la sua presenza globale attraverso nuove aperture, tra cui quelle previste a Kuala Lumpur e New York entro la fine dell’anno, e continua a espandersi nel Sudest asiatico. Ne abbiamo parlato con Maria Porro, head of marketing & communitation dell’azienda di famiglia (nonché presidente del Salone del Mobile di Milano).

Tra poco Porro prenderà parte al London Design Festival, quali novità ci attendono?
Durante il London Design Festival presenteremo il frutto della collaborazione con la designer giapponese Nao Tamura. Si tratta della consolle Origata, ispirata ai tradizionali kimono, e che sarà presentata nel nostro showroom di King Cross. Inoltre, il 18 settembre, all’ICI (Istituto Italiano di Cultura di Londra, ndr) assieme all’architetto Mario Cucinella discuterò di innovazione e sostenibilità nell’architettura.
In quali mercati esteri siete presenti e a quanto ammontano le esportazioni?
La nostra quota di export si attesta oltre il 70% e i nostri mercati esteri di riferimento, oltre agli stati europei, sono principalmente Stati Uniti, Canada e Cina. In particolare in quest’ultimo Paese abbiamo una presenza radicata grazie alla rete di monobrand che abbiamo creato negli anni. In questa fase è purtroppo un mercato che sta soffrendo, ma come azienda stiamo lavorando a fianco dei nostri partner per definire le strategie migliori. Il mercato nordamericano si sta invece rivelando un mercato più stabile e più in crescita. Anche l’Europa rimane uno dei nostri mercati principali e – nonostante il periodo di criticità che sta attraversando la Germania – vale circa un terzo del nostro fatturato. Inoltre un altro mercato in cui stiamo proseguendo la nostra espansione è il Sud-Est asiatico.

Come si sta orientando attualmente la vostra strategia aziendale? Sono in programma nuovi opening?
Siamo un’azienda fortemente orientata al retail e la nostra espansione continua a livello globale attraverso nuove aperture di monomarca. Dopo le recenti aperture di Seul e Bangalore, abbiamo aperto i monobrand di Ningbo in Cina, Tripoli in Libia e Seul in Corea ed entro la fine di quest’anno sono in programma ulteriori opening. Infatti, le prossime due aperture sono il 18 settembre a Kuala Lumpur e il 26 sempre di questo mese a New York sulla 31esima Strada all’angolo con Madison Avenue. Anche se l’inaugurazione ufficiale di quest’ultimo è prevista per il 13 novembre.
Come è andata la chiusura del 2023 e quali sono le previsioni per il futuro?
Lo scorso anno ci siamo attestati su un fatturato di circa 27 milioni di euro, in linea con i ricavi del 2022. Se teniamo conto che nel 2019 avevamo un fatturato di 21 milioni, la progressione è positiva. Il 2024 non è un anno semplice: crisi cinese, elezioni americane e il mercato tedesco hanno un peso rilevante sul settore. La nostra risposta come azienda è quella di investire ulteriormente sui monomarca ed essere sempre disponibili a supportare i nostri partner locali. E devo dire che da parte di questi ultimi e dei rivenditori è stata sempre dimostrata una grande fiducia nella nostra azienda.

Ha accennato al tema della sostenibilità, quanto è importante per Porro?
La sostenibilità è un tema che ci sta particolarmente a cuore come azienda. Ritengo che il futuro del design sia strettamente legato ai valori di progettualità, competenza e che si debba sempre tenere presente la sostenibilità sociale. Penso infatti che la sostenibilità ambientale sia inoltre inscindibile da quest’ultima. Infatti, da decenni ci siamo impegnati a migliorare la qualità del lavoro all’interno delle nostre unità produttive, prestando attenzione alla luce naturale e al verde circostante. Abbiamo investito molto nell’installazione di pannelli solari e oggi produciamo direttamente circa il 60% del nostro fabbisogno di energia elettrica. Inoltre, dal 2018 non abbiamo più il magazzino dei semilavorati e ci siamo impegnati in maniera notevole per ridurre gli scarti della lavorazione.
