
Tra le questioni più urgenti per chi produce poltrone e divani c’è sicuramente il modo di rendere sostenibili processi e materiali. Le aziende italiane affrontano la sfida che le porterà oltre la pandemia.
C’è un prima e un dopo, ormai, per qualsiasi valutazione socio-economica: nel 2019, prima della pandemia, il settore degli imbottiti registrava 2.311 imprese italiane che occupavano oltre 14.000 addetti (Rapporto FederlegnoArredo). Di queste, il 30% era rappresentato da società di capitale che occupavano il 71% degli addetti e generavano la quasi totalità (95%) del fatturato.
Al momento attuale le valutazioni sul 2020 non possono che dare conto di una fase provvisoria in un momento critico non ancora concluso. I preconsuntivi 2020 elaborati dal Centro Studi di FederlegnoArredo evidenziano nel settore imbottiti una diminuzione del fatturato del 9,5% (da 3.09 miliardi alla produzione nel 2019 a 2.79 miliardi nel 2020), in linea con l’intero sistema arredo. Il calo in Italia (-9%) è stato inferiore all’export (-9,8%), che però è in recupero rispetto al primo semestre. Il conto di aziende e addetti avrà senso solo al termine di questa fase, che sta apportando tanti cambiamenti, benché non tutti negativi. Sino ad allora conviene ragionare sugli orizzonti strategici, sulle innovazioni e sul polso dei mercati da parte delle aziende, partendo dalle più strutturate e storiche per arrivare a quelle più innovative ed originali, di dimensioni piccole o medie. Ne abbiamo parlato con Nicola Coropulis, ceo di Poltrona Frau, Damir Eskerica, direttore generale di Moroso, Amelia Pegorin, fondatrice e ceo di Saba Italia, e Valentina Bigiarini, responsabile marketing e comunicazione di Adrenalina.
Componibilità anche per i grandi classici
Nel primo trimestre 2021 in Poltrona Frau, che nel 2022 celebrerà i 110 anni, il business del residenziale ha dato ottimi segnali. L’imbottito, in particolare quello in pelle, è il core business, intorno a cui ruotano le soluzioni di arredo in catalogo. “Il 2020 si è chiuso in linea con l’andamento del settore, ma con performance differenziata tra residenziale, più dinamico, e contract,” sottolinea Nicola Coropulis, ceo di Poltrona Frau (gruppo Lifestyle Design), “rallentato dal fatto che le principali commesse sono per luoghi pubblici: teatri, aurditorium, aeroporti.” Con la Cina come primo mercato, il 2021 sta dando buoni segnali per un’azienda che occupa 700 persone con circa 200 milioni di fatturato nei settori residenziale, contract e interiors in motion (la fabbrica che serve gli interni delle auto più prestigiose). Coropulis rileva la prevalenza della componibilità: “È una tendenza generalizzata, attraverso le geografie, prova che il mondo ha raggiunto una certa uniformità del gusto. In quest’ottica siamo intervenuti anche su un divano come il Chester che, pur mantenendo numeri molto interessanti nella versione classica, è stato ripensato in modalità componibile. Stiamo ragionando anche sull’introduzione di meccanismi: non è una richiesta forte, ma è un’area che va esplorata”. Se è vero che l’80% dei prodotti di Poltrona Frau è in pelle, l’azienda ha intercettato la tendenza tessuto per i rivestimenti: “I nostri tessuti sono realizzati con fibre naturali”, aggiunge Coropulis, “e il percorso con Loro Piana è il punto di arrivo”. Tra le novità 2021, infatti, c’è una selezione di tessuti Loro Piana in cachemire e lana. Sul fronte della sostenibilità Coropulis tiene a ribadire che “Poltrona Frau è sostenibile da 110 anni, per la durabilità dei suoi prodotti e per la qualità dei materiali. La tecnologia è stata inserita in azienda per aumentare la scalabilità industriale e valorizzare l’artigianalità.” Sono allo studio avanzamenti, a partire dalle pelli, che abbiano il minor impatto possibile, sino alla pelle a impatto zero. C’è poi il tema pregnante delle imbottiture: “una buona parte è in poliuretano o derivati, su cui c’è grande impegno a trovare alternative riciclate e riciclabili. Anche perché l’approvvigionamento del poliuretano sta diventando un serio problema”, conclude.
Un giusto equilibrio tra fisico e digitale
Damir Eskerica, direttore generale di Moroso dal 2019, nell’analisi della situazione attuale parte da un punto fermo: “È sempre il mercato che guida la produzione. Ci chiediamo: cosa ci manca in questo momento? Essere vicini gli uni agli altri. Il divano è il posto dove c’è maggior comunicazione, anche da un punto di vista sensoriale. In Moroso abbiamo sempre privilegiato forme generose e colori. Le persone sono al centro dei nostri progetti.” Moroso ha chiuso il 2020 con poco meno di 25 milioni di fatturato consolidato, suddiviso equamente tra residenziale e contract, e sviluppato per l’80% all’estero, in 74 Paesi. Inevitabile affrontare il tema della sostenibilità, su cui Eskerica si pone una domanda dirimente: “È un valore di vita o uno strumento di marketing? Stiamo lavorando su alcuni progetti, tra cui una collezione con Patricia Urquiola, in cui cerchiamo di aumentare, non senza difficoltà, le materie sostenibili all’interno del prodotto. Siamo impegnati a selezionare fornitori virtuosi, che garantiscono qualità sostenibile sulla filiera: il legno certificato FSC, colle a base d’acqua, vernici a basse emissioni, rivestimento tessile naturale. Il cambiamento avviene solo se il mercato è pronto a recepirlo, se la società è disponibile ad accoglierlo.” Se è il mercato a guidare, allora, come rendere sostenibili i vari progetti modificando anche le aspettative del mercato? “In merito alla comunicazione, credo in un discorso organico e in strategie multicanale. Ad aprile 2020 abbiamo effettuato il lancio di una collezione di sedute contract, Taba di Alfredo Häberli, in modalità digitale, ed è stato un grandissimo successo. I vantaggi del digitale di raggiungere persone in tutto il mondo sono innegabili, ma va trovato un equilibrio con la modalità fisica.”
Se un divano rende la vita più bella (e comoda)
Amelia Pegorin, fondatrice, amministratore delegato e anima di Saba Italia, è positiva rispetto alla situazione attuale. L’azienda del padovano (parte di Italian Design Brand dal 2018) ha registrato ordinativi incoraggianti nel primo trimestre: già 6.3 milioni rispetto a un 2020 chiuso con 17 milioni di fatturato. Ordini che arrivano per il 48% dall’Italia, il resto dall’export in 60 Paesi. Dei 54 addetti, il 60% sono donne, quattro su cinque ai vertici dell’azienda. Il prossimo agosto sarà pronto un nuovo capannone, che raddoppia gli spazi della produzione. La filiera produttiva è praticamente a chilometro zero, con la rivisitazione dei processi lavorativi per ottimizzare i consumi, per l’80% sostenibili, lavorando quasi solamente con materiali naturali. Tutti segnali di una visione aziendale che ha saputo anticipare i tempi. “Nonostante questa crisi profonda, non riesco ad essere pessimista”, conferma Amelia Pegorin, “è come se ci fosse una canzone mondiale che parla di un nuovo umanesimo, delle relazioni centrate sull’uomo, anziché sul brand o sull’oggetto. Questo è un treno da prendere al volo, per ripensare in modo più sincero il modo di interpretare il lavoro e il rapporto con il mercato. Per me è sempre stato così. Mi chiedo: perché immettere un progetto sul mercato? Perché ci rende migliori e più felici.” E questo come si traduce nelle forme dei divani? “Il senso è che siano liberi, flessibili, arrendevoli ai bisogni tramite gesti facili. I progetti che hanno accompagnato Saba sono tuttora testimoni di questo modo di interrogare la forma e la materia. Può un divano fisso diventare componibile? Può accomodare persone di altezze diverse? Può essere configurabile nel tempo senza doverlo cambiare? Il prodotto diventa una risposta.” Come il divano My Taos del 1999, ancora presente nel catalogo, che è al quarto posto nelle vendite. O come il divano Pixel di Sergio Bicego, sempre riconfigurabile. “Facciamo poche cose, sempre pensate a favore di qualcuno”, conclude Pegorin.
Il colore come segno distintivo
Già dal nome Adrenalina rivela la sua identità: il brand, parte del gruppo Domingo Salotti, nasce nel 1999 per dare una scarica di colore e creatività al mondo degli imbottiti. “Si respirava noia in questo settore”, racconta Valentina Bigiarini, responsabile marketing e communicazione, “la scintilla scattò dall’incontro tra Filippo Antonelli, direttore generale, e l’architetto Simone Micheli. I primi dieci anni furono di rottura esasperata, poi si è scelta una direzione più moderata”. Impresa familiare, situata nelle Marche, la Domingo Salotti ha lo stabilimento sotto al Castello di Gradara, al confine con la Romagna: oltre ad Adrenalina, brand per imbottiti di design (definito dall’azienda ‘la collezione di alta moda’), con il marchio Domingo il gruppo produce linee moderne, classiche e luxury, per un fatturato complessivo di 4.6 milioni, derivato dall’export per il 60%, e con 30 persone impiegate. “Oggi in Adrenalina preferiamo non esagerare con le forme,” continua Bigiarini, “ma avere quel dettaglio che si ricollega al marchio, come nella nuova collezione Swing del duo italiano Debonademeo, in cui la struttura in tubolare metallico è portata a vista e colorata, così come i tessuti di rivestimento. Il colore è espressione: quale luce vogliamo dare alla nostra casa?” Sulla sostenibilità il gruppo lavora da dieci anni: partiranno presto progetti importanti di nuovi studi sul poliuretano. “Abbiamo già valutato materiali considerati green, ma non si possono mettere in scala a livello industriale, oltre al fatto che on garantisce l’ignifugo per il contract. Stiamo collaborando con ricercatori per arrivare a un’imbottitura più sostenibile”, assicura Valentina Bigiarini, “e già lavoriamo sulla scomponibilità del prodotti a fine vita.”
di Antonella Galli
