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Big del design italiano: fatturati e redditività ’19

Big del design italiano: fatturati e redditività ’19

by Giulia Mauri
25 Settembre 2020

Il 2019 è stato un anno positivo per i big dell’arredo. Lo stato dell’arte del settore dell’arredamento, dei comparti della cucina e dell’illuminazione made in Italy, è stato fotografato nell’ultimo studio condotto da Pambianco Strategie di Impresa che ha analizzato i fatturati 2019 delle 20 principali aziende italiane di design per valore, delle cinque migliori performer per Ebitda e delle top 5 per crescita. Dall’analisi è emerso che, dal punto di vista del fatturato, l’incremento medio nel 2019 è stato del 6%. Pochi i segni negativi, numerosi invece i dati in crescita, anche a doppia cifra. Il top performer per fatturato è Design Holding, che sale del 4,2% raggiungendo i 564 milioni. Il risultato appare l’esito delle diverse strategie messe a punto dai gruppi di arredamento, dai grandi poli che proseguono nella loro politica di aggregazione dei marchi di fascia alta e di manifattura artigianale alla ricerca di un incremento dimensionale, una strategia vincente soprattutto guardando alle potenzialità del mercato del contract, a chi punta verso l’estero con, soprattutto, il mercato statunitense nel mirino. Tutti, invece, sono accomunati da una rinnovata attenzione verso il digitale sia per la comunicazione del brand sia per l’e-commerce.

POLI E M&A SPINGONO I BIG

Nella classifica delle top 20 dell’arredo italiano, sul podio in prima e terza posizione si collocano i poli del lusso Design Holding e Lifestyle Design. La prima è la società nella quale sono confluiti gli asset di Investindustrial B&B Italia, Flos e Louis Poulsen, e che comprende anche i brand Maxalto, Arclinea e Azucena.

Lifestyle Design, è la denominazione dell’ex Poltrona Frau Group, realtà a cui fanno capo Poltrona Frau, Cassina, Cappellini, Ceccotti, Janus et Cie, Luminaire, DZine e Karakter, e l’ultima entrata, nel 2020, Luxury Living Group. Dal 2014 Lifestyle Design è controllata dal gruppo americano Haworth. Oggi il gruppo ha un turnover di 447 milioni di euro, in crescita rispetto ai 436 del 2018. Secondo Gabriele Del Torchio, presidente e CEO di Design Holding, per diventare competitivi a livello internazionale e crescere è essenziale creare sinergie: “sono l’elemento chiave del futuro di Design Holding, che è giovane. Ha poco più di un anno. Siamo nati nel 2018 e il primo momento di esposizione è stato il Salone del Mobile del 2019, dove ci siamo presentati per fare conoscere più il marchio che non i prodotti”. “Noi – sottolinea – stiamo lavorando proprio nella logica delle sinergie industriali infragruppo – come ad esempio Arclinea e B&B Italia e Flos e Louis Poulsen e, soprattutto, in un’ottica futura, guardando alle sinergie che la digitalizzazione rende possibili. Abbiamo un progetto – prosegue Del Torchio – per avere una piattaforma comune di e-commerce, elemento fondamentale perché mette a sistema tutti gli aspetti di logistica e integrazione che solo un gruppo di una certa dimensione può sostenere. Se non altro per gli investimenti che sono necessari. Credo molto nella digitalizzazione nella logica dell’omnichannel”. In questa ottica “continuiamo a perseguire logiche di nuove acquisizioni. Ci sono un po’ di dossier allo studio. Vogliamo acquisire solo aziende che condividono il nostro dna, al di là della dimensione, del valore o della redditività”.

Anche Lifestyle Design, evidenzia il CEO Dario Rinero, cerca “aziende che abbiano un potenziale intrinseco, al di là di quello che si può ottenere da sinergie ed efficienza. Se trovi una azienda che ha un suo potenziale, puoi aiutarla a esprimere il massimo”.

Nella ricerca di opportunità future Design Holding guarda all’Italia, all’Europa e oltre: “abbiamo deciso di aprire in Scandinavia uno Scandihub, per affiancare a Louis Poulsen le altre società del gruppo, per diventare una società riconosciuta per la sua presenza internazionale”, annuncia Del Torchio. L’azionista di Lifestyle Design, invece, “è americano e questo incide, inevitabilmente” sottolinea Rinero. “Siamo più orientati verso l’estero perché il nostro primo paese per consumi è rappresentato dagli Stati Uniti, il secondo è la Cina”. Certamente “non possiamo dimenticare che l’83% dei prodotti alto di gamma del furniture è italiano, così come le aziende di eccellenza. Fatalmente, è più facile trovare qualcosa di interessante in Italia piuttosto che in Germania. Però nel retail non è così, è più interessante in altri paesi. E il nostro progetto di retail multimarca è partito dagli Stati Uniti”. Certo, non manca di notare Rinero, “guardiamo con attenzione all’Italia, e con altrettanta attenzione fuori dall’Italia. Ci sono paesi che per il design italiano sono ancora completamente inesplorati, ad esempio il Brasile, che pure in questo momento versa in una situazione difficile, ma resta un mercato dalla grandissima potenzialità. Sono molti i mercati ancora sottotraccia che potrebbero diventare molto interessanti”. Per il futuro, Design Holding continua a guardare alla Borsa come opzione possibile, mentre per Lifestyle Design l’obiettivo è “costruire un corpo con due polmoni: uno rappresentato dall’ufficio, l’altro sempre più da Lifestyle Design”.

OBIETTIVO ESTERO

Al secondo posto sul podio spicca la performance di Poltronesofà a 477 milioni di euro, in crescita rispetto ai 381 milioni dell’anno precedente. L’azienda punta a crescere all’estero dove nel 2019 ha realizzato vendite per 133 milioni, in crescita sugli 87 milioni del 2018. Tra i mercati principali figurano Francia, Svizzera e Belgio dove è prevista l’apertura di nuovi punti vendita: in Francia passerà dai 78 store di fine 2020 a 150 entro il 2024, in Svizzera da 4 a 15-20 e in Belgio da 6 a 20-25. Al quarto posto della classifica Natuzzi con 386,9 milioni in calo del 9,7% sul 2018, seguita dal gruppo Molteni, a cui fanno capo i marchi Molteni&C | Dada, UniFor e Citterio e che si occupa della produzione e distribuzione delle cucine Armani/Dada, con 365 milioni di fatturato +9,2% di incremento. Con l’obiettivo di espandere la propria rete di vendita nel mercato statunitense, Molteni&C ha deciso di aderire alla piattaforma 1stDibs, player chiave nel mercato statunitense per le vendite online, offrendo una selezione dei pezzi iconici della Heritage Collection. In aggiunta a questa prima iniziativa di vendite online si prospetta a metà novembre 2020 il lancio dell’e-commerce su un unico mercato, sempre gli Stati Uniti, “di per sé più digitale e con un’audience più propensa da sempre all’acquisto online – spiega Giulia Molteni, head of marketing and communication di Molteni Group-. Il prossimo passo sarà l’impostazione di una strategia omnicanale, a supporto del retail. Abbiamo stimato di suddividere il servizio in due grandi divisioni: da una parte ci sarà l’e-commerce vero e proprio, in pronta consegna, e poi ci sarà un servizio made to order per garantire la sartorialità che contraddistingue tutte le aziende del nostro gruppo, ossia la capacità di adattare il prodotto alle richieste della clientela più esigente”. Il virtuale, tuttavia, non compromette la vicinanza all’utente. E Molteni&C | Dada lo dimostra con il servizio di consulenza digitale di interior design Molteni@Home. Una piattaforma online per favorire la connessione tra punti vendita e utenti finali.

LEADER PER CRESCITA

Guardando le classifica per crescita al primo posto si trova il polo dell’arredamento Idb – Italian Design Brands con 150 milioni di fatturato nel 2019, in crescita del 44% rispetto al 2018 e con un Ebitda del 16,3%. Ad oggi ha aggregato sette aziende in tre aree strategiche d’affari: nel campo dell’arredamento Meridiani, Saba Italia e Gervasoni; nel campo dell’illuminazione Davide Groppi e Flexalighting; nel contract chiavi in mano, dedicati soprattutto ai negozi di luxury fashion, Modar e Cenacchi International. Idb si rivela attiva sul fronte digitale con cinque progetti non solo di e-commerce, che si concretizzeranno tra il 2020 e il 2021. Idb, spiega il managing director Giorgio Gobbi, “intende proseguire con le acquisizioni e pensa ancora alla quotazione in Borsa, prevista per metà 2021, posticipata però almeno di un anno”.
Nella classifica per redditività invece si colloca al primo posto con un risultato invidiabile Pedrali con un Ebitda del 32,4% su 99 milioni di fatturato.

(1) L’articolo è stato modificato alle 23.30 del 25 settembre per un dato di IDB da noi riportato erroneamente.

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