Con la riapertura delle aziende e degli uffici, le regole di distanziamento sociale stanno portando a nuove partizioni tra gli spazi di lavoro, che ricordano i divisori rivestiti di tessuto degli anni 80.
Tra le misure di sicurezza per garantire la distanza minima tra i lavoratori molte realtà stanno valutando, infatti, di introdurre divisori in cartone o plastica per suddividere gli open space e trasmettere anche un senso di sicurezza maggiore a chi vi lavorerà.
La sfida sarà favorire la collaborazione tra lavoratori presenti in ufficio nonostante le nuove barriere architettoniche.
I cubicoli fecero la loro apparizione per la prima volta negli uffici statunitensi negli anni 60 come modo per incoraggiare la personalizzazione, il movimento e le interazioni significative tra gli impiegati. Robert Propst, designer di Herman Miller, ebbe l’idea di uno spazio modulare, a basso costo e pieno di cubicoli come antidoto alle file di scrivanie che erano comuni all’epoca.
Nel corso dei decenni successivi, tuttavia, il cubicolo è stato associato alla vita da ufficio irreggimentata, monotona e spersonalizzata. È caduto in disgrazia all’inizio di questo secolo, quando le start-up della Silicon Valley hanno abbracciato uffici aperti per incoraggiare la collaborazione e le aziende altrove hanno imitato l’idea.
