Proprietario di Kartell, presidente del Salone del Mobile. Claudio Luti è impegnato prevalentemente (“Ma non solo”, ha precisato l’imprenditore durante il quarto summit di Pambianco dedicato al design e organizzato con Interni Magazine e Federlegno Arredo) su questi due fronti, tra la realtà simbolo della progettualità made in Italy fondata nel 1949 e rilevata trent’anni fa da Luti, già braccio destro di Gianni Versace (di cui fu per dieci anni amministratore delegato), e la fiera leader mondiale del design.
Intervistato da Nicola Porro, Luti ha evidenziato la forza del Salone del Mobile. “Sono molto orgoglioso – ha affermato – perché in Italia abbiamo l’evento di design più importante al mondo. Una settimana insostituibile e difficilmente copiabile, in quanto frutto di 57 anni di lavoro svolto per portare innovazione e qualità al Salone. Nasce da noi perché le aziende italiane si prendono il rischio dell’innovazione, inseguendo la creatività, e lo fanno in maniera diversa rispetto al resto del mondo. Ed è per questo che il mondo ama lavorare con le aziende italiane”.
Il Salone è a Milano e non c’è volontà di esportare la formula di Milano. Luti ha ricordato come la scelta di organizzare gli eventi a Mosca e Shanghai sia stata maturata a partire da un punto fermo: “I prodotti nuovi non vengono presentati all’estero, le novità si portano solo a Milano”. Ha inoltre sottolineato i risultati raccolti da queste due manifestazioni estere e in particolare da Shanghai dove, oggi l’Italia ha superato la Germania ed è il primo esportatore di arredo in Cina.
Quanto a Kartell, oggi l’azienda di Luti supera i 100 milioni di ricavi e ha una marginalità molto elevata (31% di ebitda/fatturato), con una percentuale di export del 76 percento. Ed è una delle due, tra le 28 realtà del panel considerato nella ricerca di Pambianco Strategie di Impresa, a disporre di una propria piattaforma e-commerce. “I nostri prodotti sono iconici – ha affermato Luti – e pertanto riusciamo a venderli e a rappresentarli su internet con più facilità. E poi realizziamo sempre novità, con conseguente attenzione da parte del mercato”.
Alla domanda di Nicola Porro sulla possibilità che le holding francesi del lusso possano un giorno arrivare ad acquisire brand italiani del design, Luti ha esposto una convinzione contraria. “Nella moda è diverso, l’art direction dei marchi si può rifondare con molta più semplicità rispetto a quanto accade nel design. Gucci ha rivoluzionato prodotti, negozi, comunicazione cambiando poche persone e ottenendo tassi di crescita del 50% annuo e questo caso dimostra come nella moda sia possibile manipolare la creatività più facilità che non nell’arredo e nel design. E poi c’è la distribuzione, dove i cambiamenti avvengono in maniera difficoltosa e lenta”.
