Continua lo sviluppo di Barovier & Toso. Dal cambio di proprietà del 2015 – con l’ingresso di Oikia, holding che fa capo a Rinaldo Invernizzi – la plurisecolare vetreria di Murano (VE) ha intrapreso un percorso di riaffermazione della brand identity e di rilancio internazionale, focalizzandosi principalmente su Europa, Stati Uniti e Medio Oriente. L’azienda – che ha recentemente visto l’introduzione della figura del CEO e la nomina di Luca Nichetto in qualità di art director – ha puntato sul rafforzamento del modello produttivo make to order, orientato al progetto e alla customizzazione, e ha intrapreso collaborazioni sempre più strette con studi di architettura e clienti internazionali di alto profilo. Il 2023 ha visto risultati particolarmente positivi, con un fatturato a 19,2 milioni di euro, segnando un incremento del 19% rispetto al 2022 e confermando la solidità del posizionamento. Guardando al futuro, la crescita sarà sostenuta da un piano prodotto strutturato – che vedrà il debutto di nuove collezioni al Salone del Mobile 2026 -, da un rafforzamento delle attività di marketing e comunicazione, dall’inserimento di nuove figure commerciali e dallo sviluppo di partnership nei mercati strategici. Di tutto questo abbiamo parlato con il CEO Andrea Signoroni.
Da quasi due anni ricopre il ruolo di primo CEO del marchio, quali novità ha portato l’introduzione del sua figura a livello sia organizzativo sia strategico? E quali sono gli obiettivi a breve termine dell’azienda?
La mia nomina a CEO, avvenuta nel luglio 2024, ha rappresentato un passaggio coerente con il percorso di evoluzione che Barovier & Toso ha intrapreso da diversi anni. L’azienda, forte di oltre 730 anni di storia, aveva la necessità di dotarsi di una struttura manageriale più definita, senza perdere il legame con il proprio heritage. Il primo intervento ha riguardato la riorganizzazione interna, con una ridefinizione di ruoli e il rafforzamento della squadra attraverso l’ingresso di figure con competenze specifiche, provenienti da contesti aziendali più strutturati. Questo ha permesso di rendere più chiari i processi decisionali e di favorire una maggiore integrazione tra produzione, prodotto, commerciale e marketing. Sul piano strategico, nel breve-medio termine l’obiettivo è consolidare il posizionamento del brand nel segmento dell’illuminazione artistica di alta gamma, rafforzando inoltre la presenza internazionale. Parallelamente, è stato avviato un percorso di rinnovamento dell’offerta e dell’identità del marchio, attraverso nuove collezioni e collaborazioni con designer di respiro internazionale.

A quanto ammonta la quota di export? E quali sono i vostri principali mercati esteri e su quali pensate di puntare di più?
L’export rappresenta circa il 75–80% del fatturato complessivo. I principali mercati sono l’Europa, gli Stati Uniti e il Medio Oriente. Negli USA siamo presenti con una filiale commerciale da circa tre anni, mentre negli altri mercati l’azienda opera attraverso partner locali, fondamentali per presidiare in modo efficace il canale del trade, dagli studi di architettura all’hospitality di alto livello. L’obiettivo è rafforzare ulteriormente la presenza diretta nei mercati strategici, replicando il modello statunitense anche in aree come l’Asia e il Medio Oriente.
L’heritage in un brand come Barovier & Toso è qualcosa di estremamente rilevante ma al tempo stesso complesso, come si riesce a conciliare innovazione e tradizione? E soprattutto come si traduce tutto ciò in una logica di mercato?
All’interno dell’azienda è molto forte la consapevolezza che un heritage di oltre sette secoli rappresenti prima di tutto una responsabilità. Questo patrimonio guida il lavoro quotidiano, sia nelle attività delle maestranze muranesi sia nello sviluppo di nuove collezioni. L’innovazione nasce da una selezione attenta dei designer, scelti per la loro capacità di comprendere e rispettare la storia e le competenze tecniche che ci caratterizzano. Il dialogo tra tradizione e contemporaneità si traduce in prodotti che mantengono una forte identità artigianale, ma risultano coerenti con le esigenze estetiche e funzionali del mercato internazionale. L’heritage non è quindi un elemento da cristallizzare, ma una base culturale su cui costruire un linguaggio attuale e riconoscibile.
E che ruolo ha assunto in tutto questo la vostra Fondazione?
La Fondazione svolge un ruolo centrale come custode della memoria storica dell’azienda. L’archivio, che conta circa 45mila documenti tra disegni, schizzi, fotografie e materiali storici, rappresenta una risorsa fondamentale non solo per la conservazione, ma anche per il dialogo con i designer contemporanei. Attraverso la Fondazione, la storia dell’azienda diventa uno strumento attivo di progettazione, facilitando un processo di innovazione consapevole e coerente con le origini del marchio.

Luca Nichetto è il vostro direttore artistico da meno di un anno, quale impronta darà al brand? Quando ci sarà il lancio della nuova collezione?
La nomina di Luca Nichetto ha rappresentato una scelta strategica: la sua profonda conoscenza di Murano, delle tecniche di lavorazione del vetro e della cultura artigianale locale gli consente di operare con grande consapevolezza sul patrimonio dell’azienda, valorizzandolo in chiave contemporanea. Con Nichetto è stato avviato un piano di sviluppo prodotto a medio termine, che coinvolge dieci designer internazionali e copre un arco temporale di circa tre anni. Il progetto mira a rileggere il patrimonio artistico di Barovier & Toso attraverso collezioni più attuali, facilmente inseribili in contesti di interior design contemporanei, senza rinunciare alla complessità tecnica e alla qualità esecutiva. Il primo capitolo di questo nuovo corso sarà presentato al Salone del Mobile 2026, che segnerà l’inizio di una nuova fase per il brand. In quell’occasione verrà lanciata una prima collezione di lampadari ispirata a un prototipo – il lampadario profilo di Nichetto – presentato a Venezia nell’ambito dell’evento “Murano illumina il mondo”, affiancata dal ritorno a una proposta strutturata di oggettistica artistica – in particolare vasi – in continuità con la storia del marchio.
Per quanto riguarda la produzione, com’è organizzata e dov’è localizzata?
La produzione – che possiamo definire 100% made in Italy – è concentrata principalmente a Murano, elemento che rappresenta uno dei principali valori distintivi del marchio. Barovier & Toso continua a operare grazie al lavoro delle maestranze locali, mantenendo internamente le competenze chiave legate alla lavorazione del vetro artistico. Per esigenze specifiche, l’azienda si avvale di partner selezionati, anch’essi radicati nel territorio muranese, garantendo così continuità qualitativa e identitaria.

