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Oice: “Nel 2024 produzione a 4,4 miliardi (+11,3%)”

Oice: “Nel 2024 produzione a 4,4 miliardi (+11,3%)”

by Maria Elena Molteni
17 Luglio 2025

Crescita sì, ma con segnali di decelerazione. È questo lo scenario tracciato dalla 41esima Rilevazione Oice/CEr sull’andamento economico delle società di ingegneria e architettura associate a Oice, associazione aderente a Confindustria

Nel 2024, il valore della produzione ha toccato i 4,4 miliardi di euro, in aumento dell’11,3% rispetto al 2023. Un risultato positivo, ma che evidenzia un ritmo più contenuto rispetto al +25% registrato l’anno precedente. Le previsioni per il 2025 parlano di un’ulteriore espansione a circa 4,8 miliardi di euro (+9,1%), segnalando però un’ulteriore normalizzazione della crescita.

Sul fronte occupazionale, gli addetti hanno raggiunto quota 34.700 nel 2024 (+12,6%) e si stima un ulteriore incremento del 6,9% nel 2025 fino a 37.000 unità. Aumentano anche le quote di giovani (34,5% under 35) e donne (35,3%), ma permane la difficoltà nel reperire risorse: oltre il 76% delle imprese lamenta carenze di personale qualificato, con punte dell’80% tra le aziende di media dimensione.

La rilevazione evidenzia che il 74,6% del fatturato 2024 è stato generato sul mercato domestico, mentre il 25,4% proviene dall’estero. Per il 2025 è previsto un lieve arretramento del mercato interno al 74,1%, mentre il mercato internazionale dovrebbe crescere fino al 26% del totale, con un balzo atteso dell’11,5%, a fronte di un +8,3% stimato per il mercato italiano.

Il PNRR ha rappresentato un importante volano: nel triennio 2023-2025, la quota di produzione collegata al Piano è salita dal 20,6% al 24,1% nel 2024, per poi stabilizzarsi al 22,5% nel 2025. Il 74% delle imprese dichiara che i contratti legati al PNRR rappresentano almeno un quarto del proprio fatturato.

Aumenta la presenza femminile, che nel 2025 si attesterà al 36% degli addetti, con punte del 36,2% nelle grandi imprese. Restano però stabili le quote femminili nei consigli d’amministrazione (23,5%). Cresce anche la sensibilità ai temi ESG, soprattutto tra le medie e grandi imprese, mentre nelle piccole solo il 28,6% dichiara familiarità con i concetti di sostenibilità ambientale e governance.

Il settore continua a crescere, ma il ritmo si è attenuato, ha commentato il presidente di Oice, Giorgio Lupoi. “I dati di quest’anno – ha detto – mostrano come il nostro settore nel 2024 abbia vissuto un altro anno di espansione anche se le percentuali di crescita sono, rispetto allo scorso anno in lieve riduzione tranne che per l’estero. La riduzione della domanda pubblica, evidentissima nel 2024 e confermata nella sostanza anche in questi primi sei mesi del ’25 riporta il mercato domestico sui livelli del 2019/2020”. Il report dà quindi atto di una “fase di espansione del mercato estero, attesa nel 2025, che va incentivata e promossa come Oice sta facendo con sempre maggiore impegno. Permangono le difficoltà nel reperimento delle risorse tecniche e professionali e le stime di crescita occupazionale tendono a diminuire. Sul mercato domestico è necessario che sia assicurata continuità di spesa pubblica invertendo il ciclo attuale, con programmi di investimento su settori cruciali: non solo quello infrastrutturale, ma anche sulla prevenzione del rischio idrogeologico, oltre che nel campo della rigenerazione urbana. Una soluzione, ragionando con le Università e con il ministero dell’istruzione, va individuata per arginare le difficoltà nel reperimento di ingegneri e architetti”.

Per il direttore della Ricerca, Stefano Fantacone, del Centro Europa Ricerche, “la Rilevazione di quest’anno si inserisce in un momento di vera e propria rottura del quadro delle relazioni internazionali. La sterzata protezionistica impressa dalla seconda Amministrazione Trump non rappresenta di per sé una novità, essendo già da tempo presenti negli Stati Uniti posizioni favorevoli a una restrizione degli scambi, ma le modalità con cui vanno mutando le politiche commerciali della principale economia del mondo costituiscono senza dubbio un fattore di sorpresa. le spinte recessive sono divenute prevalenti su quelle espansive ed è necessario prepararsi a un periodo di estrema volatilità e di profonda ricomposizione dei rapporti di scambio internazionali, con un ciclo economico che potrebbe flettere su un punto di minimo nel corso del 2026”.

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