Il settore delle gallerie d’arte sta attraversando una fase di fermento. E in particolare a Milano quest’anno si contano numerose aperture di realtà italiane e internazionali di rilievo. Tra i fattori che hanno favorito il mercato tricolore dell’arte va individuata la normativa – l’articolo 8 del DL Omnibus, approvato lo scorso 20 giugno dal Consiglio dei Ministri – per la quale l’Iva è scesa dal 22 al 5% per il commercio di oggetti d’arte, d’antiquariato e per i beni da collezione, posizionando l’Italia sostanzialmente in linea con il resto dei Paesi europei. Ma non solo. In un contesto macroeconomico dominato dall’incertezza, l’arte si riconferma un importante bene rifugio, non solo per le imprese ma anche per i privati che guardano alle opere d’arte come un investimento a lungo termine, nonché come elementi di pregio in grado di integrarsi in contesti di design di lusso.
Milano accoglie così nuovi spazi dedicati all’arte contemporanea, con l’apertura di gallerie e spazi espositivi che contribuiscono a rafforzare il panorama culturale della città. Tra i nuovi opening, Scaramouche, il progetto del gallerista Daniele Ugolini, ha aperto a fine 2024. Dopo l’esperienza a New York, Ugolini è tornato in Italia con uno spazio situato in via Vezza d’Oglio 14, nel distretto vicino a via Orobia, tra ICA Milano e Fondazione Prada. Nel 2025, Limbo, fondata da Anni Wu, ex responsabile del dipartimento di arte moderna e contemporanea di Sotheby’s a Milano, ha aperto in via Rosolino Pilo 14, proponendo ricerche ultra-contemporanee su temi come ecologia, tecnologia e post-umanesimo. Un altro importante sviluppo riguarda Mazzoleni, galleria storica con sedi a Torino e Londra, che inaugura nel cuore del Quadrilatero della Moda, in via Senato 20. Anche Thaddaeus Ropac ha espanso la sua rete internazionale aprendo un nuovo spazio e confermando l’impegno a rafforzare la sua presenza nel contesto globale. Infine, 29 Arts in Progress ha inaugurato un nuovo spazio in via Santa Margherita 11, con la mostra “Eternal Elegance” di Gian Paolo Barbieri, in un progetto che segna l’ingresso della galleria in una città sempre più protagonista della scena artistica internazionale.
Tornando all’aliquota agevolata, secondo un recente rapporto di Nomisma, il mercato italiano dell’arte ha sofferto a causa di un sistema fiscale gravato dall’Iva più elevata a livello comunitario, subendo la competizione di altre realtà europee, quali Francia e Germania, in cui dal 1 gennaio 2025 è stato introdotto un regime Iva agevolato per il settore – con aliquote fissate rispettivamente al 5,5 e al 7% – permesso dalla normativa europea entrata in vigore con la direttiva 542/2022 che intende mettere ordine nella disparità dei trattamenti fiscali delle compravendite di oggetti d’arte e antiquariato. Sempre secondo Nomisma, l’abbassamento dell’Iva potrebbe determinare una crescita del fatturato del comparto fino a 1,5 miliardi di euro nell’arco di tre anni, con un impatto economico complessivo stimato in 4,2 miliardi di euro. Al contrario, mantenendo l’aliquota al 22%, il settore rischiava di perdere fino al 28% del fatturato, con punte del -50% per le piccole gallerie e potenziali ripercussioni per tutti i professionisti coinvolti: antiquari, galleristi, case d’asta, collezionisti, restauratori, trasportatori specializzati, artigiani, assicuratori e artisti.
Eppure, l’Iva al 5% resta un tema controverso. “L’aliquota al 5% – dichiara Amedeo Demitry, general manager della galleria d’arte 6499, che ha inoltre inaugurato questo settembre un nuovo spazio espositivo sempre a Milano, in via del Torchio 1 – si applica esclusivamente alle opere d’arte acquistate da soggetti Iva, cioè quando l’acquisto avviene da un artista che è soggetto a Iva, con l’aliquota agevolata applicata sia sull’acquisto che sulla vendita dell’opera. Tuttavia, il 95% delle opere da noi trattate proviene da collezioni private o da artisti che non hanno una configurazione fiscale da soggetti Iva. In questi casi, si applica l’Iva a margine, che resta al 22 per cento. Sarebbe stato auspicabile applicare l’aliquota del 5% su tutte le transazioni, ma la normativa attuale risulta essere una misura limitata, che offre un’apparente agevolazione senza incidere significativamente sulle transazioni”.
“Penso che questa rinnovata domanda di arte – spiega Demitry – sia anche legata da un lato a fattori sociologici, in quanto in un contesto globale così difficile si sente il bisogno di circondarsi di bellezza, e dall’altro alla volontà di puntare su beni rifugio. Inoltre, molte aziende sono disposte a sponsorizzare eventi d’arte non tanto dalla possibilità di recuperare fiscalmente i soldi spesi, poiché questo è possibile con qualsiasi tipo di sponsorizzazione, quanto piuttosto per prestigio”.
